Perché si sta parlando (ancora) dei master di Taylor Swift?

Le tappe principali di una vicenda che in questi mesi ha assunto sfumature più mediatico-sociali che altro, riassunte.
Perché si sta parlando (ancora) dei master di Taylor Swift?

La vendita, da parte della Ithaca Holdings LLC di Scooter Braun dei master dei primi dischi di Taylor Swift, e il nuovo - l'ennesimo - attacco sferrato dalla popstar al manager via social sono solo i capitoli più recenti di una battaglia che va avanti da più di un anno ormai. Da un lato c'è Taylor Swift, 30 anni, tra le popstar più in vista a livello internazionale, oltre 140 milioni di copie vendute tra dischi, singoli ed Ep, 825 milioni di dollari guadagnati tra il 2010 e il 2019 secondo le stime di Forbes. Dall'altro c'è Scooter Braun, 39 anni, imprenditore e manager statunitense già al fianco di Justin Bieber, Ariana Grande, il dj Martin Garrix e Kanye West. Al centro i master - ossia le registrazioni - dei dischi incisi dalla cantante per l'etichetta discografica Big Machine tra il 2006 e il 2017, prima di firmare per la multinazionale Universal, acquistati dallo stesso Braun nell'estate del 2019 con la sua società Ithaca Holding. I fatti più recenti li abbiamo raccontati qui: Braun ha ora venduto le registrazioni dei dischi di Taylor Swift e di conseguenza non ne è più il proprietario; Taylor Swift lo ha accusato di averla ricattata e poi di averla tenuta fuori dalle operazioni di vendita dei master. Per chi si fosse sintonizzato solo ora, proviamo a ricostruire le tappe principali di una vicenda che in questi mesi ha assunto sfumature più mediatico-sociali che altro.

Una cantante in cerca di successo

Taylor Swift firma il suo primo contratto discografico nel 2005, a soli 16 anni, con l'allora neonata etichetta indipendente di Nashville - dove la cantante, nata a West Reading, in Pennsylvania, si era trasferita un anno prima in cerca di successo - Big Machine, fondata dall'ex promoter Scott Borchetta, specializzata in musica country pop. Pubblica il suo primo album, dal titolo eponimo, nel 2006, accolto positivamente dal pubblico e dalla critica: l'inizio della sua scalata al successo, portata avanti negli anni con dischi come "Fearless", "Speak now", "Red", "1989" e "Reputation", oltre 40 milioni di copie vendute in tutto il mondo tra il 2006 e il 2017. Il contratto di Taylor Swift con la Big Machine scade nel 2018 e alla fine dello stesso anno la popstar annuncia il suo passaggio a Universal. Solo a partire da quest'anno Taylor Swift è libera di ri-registrare le sue vecchie canzoni, come previsto dal contratto firmato a 16 anni.

L'acquisizione e le rivalità

Nell'estate del 2019, mesi dopo il passaggio di Taylor Swift a Universal, la Big Machine viene acquisita per 300 milioni di dollari da un gruppo - Ithaca Holdings LLC - guidato appunto da Scooter Braun. E con essa anche le registrazioni - i master - dei dischi incisi dalla popstar con l'etichetta: avendole acquistate, Ithaca Holding può farne ciò che vuole, senza dover rendere conto delle scelte alla cantante. Qui bisogna aprire una parentesi. Tra Taylor Swift e Scooter Braun (e i suoi clienti) non è mai corso buon sangue. Nota è la rivalità tra la popstar e Kanye West, uno dei tanti assistiti dal manager: nel 2016 - sette anni dopo aver interrotto il suo discorso di ringraziamento di Taylor Swift agli MTV VMA 2009 per dire, in diretta, che secondo lui quel premio l'avrebbe dovuto vincere Beyoncé - nel testo del singolo "Famous" il rapper, nel frattempo diventato cliente di Braun, si lasciò andare a davvero poco gentili nei confronti della cantante ("Sento che io e Taylor potremmo ancora fare sesso / perché? / beh, sono stato io a renderla famosa") e nel video appariva anche un manichino nudo con le sembianze della Swift. Kanye West ha sempre sostenuto di aver chiesto a Taylor Swift il permesso di inserire in "Famous" quei versi, la popstar ha sempre sostenuto il contrario. La moglie del rapper, Kim Kardashian, pubblicò pure in rete un audio relativo alla presunta telefonata tra i due, per screditare Taylor Swift. Ma il file integrale della conversazione è finito sul web quest'anno e ha dato ragione alla popstar.

Il post

Tornando ai master. In seguito all'acquisizione, da parte di Scooter Braun, dei master dei suoi dischi, Taylor Swift pubblica sui social un lungo post in cui si scaglia tanto contro Braun quanto contro il suo ex discografico e mentore Scott Borchetta: "Ora Scooter, dopo avermi bullizzata per anni, mi ha privato del lavoro di tutta una vita che non mi è stata data l'opportunità di comprare. In sostanza, la mia eredità musicale sta per finire nelle mani di qualcuno che ha tentato di demolirla". E rivolgendosi a Borchetta: "Questo è ciò che accade quando si firma un contratto a 15 anni con qualcuno per il quale il termine 'fedeltà' è chiaramente solo un concetto contrattuale. E quando quell'uomo dice 'la musica ha valore', intende il valore per gli uomini che non l'hanno creata. Quando ho lasciato i miei master nelle mani di Scott Borchetta, avevo accettato il fatto che li avrebbe potuti vendere. Ma mai nei miei peggiori incubi però avrei immaginato che l'acquirente sarebbe stato Scooter".

La battaglia e la cover

Passano i mesi e Taylor Swift torna più volte sulla vicenda, facendone una battaglia sul controllo della musica da parte dell'artista. Nell'aprile del 2020, in piena pandemia (mentre Taylor Swift registra in gran segreto l'album "Folklore", che uscirà a sorpresa nel luglio dello stesso anno), Scooter Braun fa uscire su etichetta Big Machine un disco della cantante contenente registrazioni dal vivo risalenti al 2008. La Swift ne approfitta per ribadire la sua posizione sui social: "A mio parere è solo un altro caso di avidità senza vergogna, ai tempi del coronavirus, così di cattivo gusto". A maggio fa notizia la pubblicazione di una cover di "Look what you made me do" (una delle hit dell'album "Reputation" del 2017, l'ultimo inciso da Taylor Swift con la Big Machine prima del passaggio a Universal) completamente riarrangiata rispetto all'originale. Secondo le indiscrezioni, dietro ci sarebbe proprio Taylor Swift, che non potendo far apparire il proprio nome per questioni contrattuali si nasconde dietro un nome di fantasia, Jack Leopards & The Dolphin Club. La popstar lancia piccoli segnali ai suoi fan, facendo sapere via social di apprezzare questa nuova versione del brano, che accompagna un episodio della serie tv britannica "Killing Eve". I seguaci più attenti notano che tra i crediti della produzione sulle piattaforme di streaming compare il nome di Nils Sjöberg: quello fittizio utilizzato da Taylor Swift quando nel 2016 firmò un brano inciso da Calvin Harris e Rihanna, "This is what you care for". La nuova versione di "Look what you made me do" è però interpretata da una voce maschile: quella del fratello della popstar, l'attore Austin Swift. Un primo esperimento di reincisione delle sue vecchie canzoni?


Le trattative

Adesso i master di Taylor Swift hanno un nuovo proprietario. La Ithaca Holdings LLC di Scooter Braun li ha infatti ceduti a Shamrock Holdings per 300 milioni di dollari. La popstar torna a dire la sua e fa sapere che inizialmente il suo team era in contrattazione con Braun per l'acquisto dei master, ma di aver abbandonato il tavolo dopo che l'imprenditore le ha chiesto di firmare un "accordo di segretezza blindato": "Non avrei mai potuto dire un'altra parola su Scooter Braun, a meno che non fosse positiva". A quel punto, sempre secondo quanto riferito dalla Swift, l'imprenditore avrebbe impedito ai nuovi acquirenti di mettersi in contatto con lei fino ad accordo concluso: "Questa è la seconda volta che la mia musica viene venduta a mia insaputa".

Chi ha ragione? E chi torto?

Taylor Swift prova a difendere la sua credibilità di artista e disconosce naturalmente le pubblicazioni, da lei non autorizzate, contenenti vecchie registrazioni, come nel caso del disco dal vivo del 2008, uscito a distanza di dodici anni (la ragazza acqua e sapone dell'epoca è ora diventata una popstar super attenta alla sua immagine pubblica e intenzionata a non perdere nemmeno un centimetro dell'impero multimilionario che è riuscita a costruirsi). Può avere ragione sul piano etico e morale, ma non su quello legale. I master, infatti, non sono di sua proprietà e più che manifestare il suo dissenso, la Swift non può fare nulla.
La storia della musica pop e rock, ad ogni modo, è piena di episodi del genere. Il più noto? Quello di Prince, che ad un certo punto cominciò a distribuire musica con un altro nome per non concedere alla Warner Bros - dalla quale aveva deciso di allontanarsi una volta scaduto il contratto - di diventare proprietaria di ulteriori sue registrazioni. I R.E.M., che diventarono proprietari dei loro master solo in seguito alla firma, nell''88, con la stessa Warner, scelsero di collaborare con la loro vecchia etichetta - la I.R.S. Records - per ogni pubblicazione relativa al catalogo dei primi album: "Cerchiamo di pubblicare ristampe che valgano la pena e che rispettino quello che i R.E.M. sono sempre stati. Non troppe pubblicazioni, perché non vogliamo saturare il mercato, né troppo poche, perché vogliamo tenere viva la memoria - ha spiegato a proposito dell'argomento lo storico manager del gruppo, Bertis Downs. "Negli anni ’90, abbiamo acquisito la proprietà delle registrazioni, i cosiddetti master: fu un’idea che mi venne vedendo come Springsteen gestiva le proprie attività. Se va bene per lui, va bene per noi, mi dissi. Ora siamo in completo controllo del nostro catalogo".

Scott Borchetta, ex mentore della Swift e fondatore della Bic Machine, ha fatto sapere di aver concesso in passato alla Swift di acquistare i master dei suoi album, in modo da permetterle di liberarsi definitivamente da ogni legame con l'etichetta. Il team legale della cantante nega di aver mai ricevuto un'offerta. Taylor Swift ha annunciato di aver cominciato a ri-registrare quest'anno le sue vecchie canzoni, come concesso dal contratto che firmò nel 2005.

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