«FOLKLORE - Taylor Swift» la recensione di Rockol

Taylor Swift vira verso l'indie folk, con Aaron Dessner e Bon Iver: la recensione di 'Folklore'

Concentrandosi solo sulle belle canzoni e su un buon sound, forse per la prima volta nel corso della sua carriera fino ad oggi la popstar riesce finalmente a lasciare un segno importante dal punto di vista esclusivamente artistico. Ecco perché.

Recensione del 24 lug 2020 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Mentre là fuori il suo paese e il mondo più in generale affrontavano una delle epidemie più violente della storia recente, Taylor Swift, chiusa in casa, si è messa a sistemare i bauli e gli armadi in soffitta, ritirando fuori i vecchi maglioncini di lana, le chitarre acustiche, i provini dei suoi primi dischi, quando da ragazzina si divertiva a indossare i panni della cantautrice country pop. La donna crudele e sanguinaria di "Bad blood", "Look what you made me do" e "You need to calm down", l'abile stratega super attenta alla sua immagine pubblica e intenzionata a non perdere nemmeno un centimetro dell'impero multimilionario che si è costruita con gli ultimi dischi, ha fatto un salto indietro nel tempo di qualche anno e riscoperto l'innocenza perduta quando la carriera da popstar la strappò dalle sue radici. La nostalgia legata ai ricordi della sua adolescenza, tra arrampicate sugli alberi, corse nei prati, pomeriggi passati a strimpellare la chitarra nella sua cameretta, si è mischiata alle riflessioni sull'attualità e all'umore del lockdown: è così che sono nate le canzoni di "Folklore", il nuovo album inciso in gran segreto proprio durante l'isolamento e annunciato a sorpresa un giorno prima della sua pubblicazione.

Arrivata a questo punto della sua carriera (alla fine del 2019 la cantante è risultata essere per la seconda volta l'artista più venduta nel mondo, davanti a Ed Sheeran, Post Malone, Billie Eilish, Ariana Grande, i BTS e Drake, tutti artisti che fanno musica da capogiro con i loro dischi), Taylor Swift può permettersi di fare ciò che vuole: anche incidere un disco insieme ad Aaron Dessner dei National con lo zampino di Bon Iver (insieme hanno già collaborato nel progetto Big Red Machine), punti di riferimento del cantautorato rock americano contemporaneo, spiazzando tutti.

La sua svolta indie? Non proprio: piuttosto, è un ritorno ai suoni e alle atmosfere degli esordi, ma con la maturità di oggi. "Folklore" suona come un disco di outtakes, invece è un album vero e proprio, con una sua compattezza, una sua solidità e una coerenza stilistica. Taylor Swift qui torna ad essere la versione Abercrombie & Fitch di sé stessa, la ragazza acqua e sapone della porta accanto, dopo aver indossato negli ultimi sei anni i panni della popstar insaziabile e vorace dei grandi numeri. Lo fa attraverso una serie di ballate acustiche, intimiste e riflessive in cui fa rivivere le immagini dell'adolescenza nel Tennessee, lo stato in cui è cresciuta, quando la vita era più facile e riempire le arene e conquistare i primi posti delle classifiche non era certo nei suoi pensieri: "Please, picture me in the weeds / before I learned civilty / I used to scream ferociously / any time I wanted", canta in "Seven". Forse nella mente della cantautrice, questo cambio di rotta ha un significato anche politico: "Sensual politics / when you are young, they assume you know nothing", alza non a caso il ditino in "Cardigan", dopo aver interrotto nel 2018 un silenzio sulla politica che durava dall'inizio della sua carriera supportando i democratici e dopo i recenti attacchi rivolti al presidente degli Stati Uniti Donald Trump ("A novembre ti cacceremo via", ha tuonato sui social nel bel mezzo delle proteste scoppiate dopo la morte di George Floyd).

Agli onnipresenti hitmaker del giro pop (gli stessi che scrivono e producono regolarmente i successi di Katy Perry, Ariana Grande, Pink, Ellie Goulding), arruolati nei dischi degli ultimi anni, preferisce qui il tocco elegante e raffinato di un musicista - Dessner - che con quel circuito non ha niente a che fare; al pop d'alta classifica e ai ritornelli zuccherosi e appiccicosi, armonie naturali e melodie che toccano le corde giuste; e mentre colleghe più giovani come Billie Eilish o Dua Lipa le hanno indirettamente dichiarato guerra nei numeri, lei fa un passo di lato e cambia riferimenti sonori, guardando a Sufjan Stevens, alle Haim, a Tobias Jesso Jr. e naturalmente agli stessi National e Bon Iver (con il quale duetta in "Exile"). I pop anthems di "Reputation" e "Lover", pensati per essere cantati a squarciagola nelle arene gremitissime, in "Folklore" lasciano il posto a canzoni piano, chitarra, batteria e voce, talvolta impreziosite da arrangiamenti orchestrali (come nell'emozionante "This is me trying"). E no, niente di artificiale: nel disco suonano musicisti del calibro di Rob Moose (violinista, arrangiatore e direttore d'orchestra americano, classe 1982, che negli anni ha collaborato con Glen Hansard, Vampire Weekend e Antony and the Johnsons), Bryce Dessner (fratello di Aaron, come lui membro degli National, ma anche compositore e arrangiatore apprezzato in ambito classico), la violinista canadese Yuki Numata Resnick e il chitarrista newyorkese Josh Kaufman.

Pazienza se a lungo andare l'album - sedici tracce, più di un'ora di musica - rischia di farti addormentare: concentrandosi solo sulle canzoni, sulle belle canzoni, e su un buon sound, forse per la prima volta nel corso della sua carriera fino ad oggi Taylor Swift riesce finalmente a lasciare un segno importante dal punto di vista esclusivamente artistico, lasciandosi alle spalle l'esigenza di dover sorprendere a tutti i costi e infrangere record di vendite con dischi spesso scialbi e privi di spessore. "Prima di quest'anno probabilmente mi sarei fermata a riflettere su quando sarebbe stato il momento perfetto per pubblicare queste canzoni, ma i tempi in cui viviamo continuano a ricordarmi che nulla è certo. Il mio istinto mi dice che se fai qualcosa che ami, dovresti semplicemente mostrarlo al mondo", ha detto. E chissà che - impossibilitata a suonare dal vivo nelle arene, chiuse a causa dell'emergenza epidemiologica - non s'inventi pure un tour nei club o nei teatri, nei prossimi mesi. I presupposti, a questo punto, ci sono tutti. E il coraggio non le manca di certo.

TRACKLIST

01. the 1 (03:30)
02. cardigan (03:59)
04. exile (feat. Bon Iver) (04:45)
05. my tears ricochet (04:15)
06. mirrorball (03:28)
07. seven (03:28)
08. august (04:21)
09. this is me trying (03:15)
10. illicit affairs (03:10)
11. invisible string (04:12)
12. mad woman (03:57)
13. epiphany (04:49)
14. betty (04:54)
15. peace (03:54)
16. hoax (03:40)
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