«LOVER - Taylor Swift» la recensione di Rockol

Una brava cantautrice o un'ottima stratega? In "Lover" Taylor Swift si rivela

Il ritorno sulle scene a due anni di distanza da "Reputation" conferma che Taylor Swift conosce bene le regole del gioco e sa come sfruttarle a suo vantaggio. Per essere sempre al numero uno.

Recensione del 24 ago 2019 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Taylor Swift non è un'artista così influente come spesso si tende a credere. Ha saputo, sì, costruirsi un'immagine forte, e continua a fare scelte che hanno orientato l'industria della musica. Fa grandissimi numeri, ma non è musicalmente così rilevante: alzi la mano chi ha il coraggio di sostenere che con i suoi dischi la popstar abbia lasciato segni importanti dal punto di vista esclusivamente artistico. Quello che ha fatto dagli esordi fino a "Reputation" (e - spoiler - che continua a fare anche con questo nuovo album, "Lover") è stato confezionare album di potenziali hit, provando a definire un nuovo pop. Ma non rischia: ha spesso preferito seguire le mode piuttosto che anticiparle o dettare la linea musicale, come sono riusciti a fare colleghi e colleghe. Taylor Swift è molto più brava come business woman e manager di sé stessa che come cantautrice. La strategia che ha accompagnato l'uscita di "Lover" lo conferma. E il fatto che il background di un disco sia più interessante del disco stesso dovrebbe far ricredere quelli che poco fa hanno alzato la mano.

Mentre molti artisti si danno un gran da fare per trovare strategie accattivanti per pubblicare (o "rilasciare", come qualcuno si ostina a dire, traducendo impropriamente "to release") i rispettivi album - tentando a volte la strada dell'uscita a sorpresa, altre volte quella del visual album, altre volte ancora quella dei dischi che vengono aggiornati dopo la loro pubblicazione - Taylor Swift ha optato stavolta per una tattica tradizionale. "Lover", il suo settimo album di inediti, è stato anticipato da interviste, articoli, esibizioni sui palchi di festival e programmi televisivi molto seguiti, una massiccia campagna sui social partita addirittura lo scorso aprile (quando ha iniziato a scoprire le carte annunciando il primo singolo del disco, "Me!"). E poi dichiarazioni politiche delle quali si è parlato abbastanza negli scorsi mesi (in autunno ha pubblicato un post sui social per esprimere il suo supporto a due democratici del Tennessee, lo stato in cui è cresciuta, candidati nella corsa di mid-term negli Stati Uniti - la reazione di Trump non si è fatta attendere: il presidente ha sbeffeggiato la Swift sui social, ma il suo gesto ha spinto altri artisti a fare lo stesso). Senza dimenticare la vicenda relativa all'acquisizione della Big Machine, l'etichetta che ha pubblicato tutti i dischi della cantante, da parte di Scooter Braun: un'operazione che ha di fatto consegnato i master delle sue canzoni al manager, contro il quale la Swift si è pubblicamente scagliata, accusandolo di averla bullizzata insieme al suo amico Kanye West (la faida tra i due è nata quando il rapper ha interrotto bruscamente il discorso di accettazione di un premio vinto da Taylor Swift ai Video Music Awards del 2009, protestando contro la sconfitta di Beyoncé): "Mi ha privato del lavoro di tutta una vita che non mi è stata data l'opportunità di comprare. In sostanza, la mia eredità musicale sta per finire nelle mani di qualcuno che ha tentato di demolirla", ha detto lei, annunciando poi che presto reinciderà i suoi primi dischi per riprendere possesso della propria musica - scomettiamo che questa sarà un'altra mossa industriale che farà scuola?

E che dire dei vari accordi stretti con piattaforme e network? Da Amazon (che ha trasmesso su Prime la sua esibizione in occasione del Prime Day e reso disponibile sul suo sito edizioni speciali di "Lover") a Spotify (lì Taylor Swift ha caricato i messaggi vocali in cui racconta i retroscena delle canzoni dell'album) passando per YouTube, iHeartMedia (l'azienda che possiede un migliaio di stazioni radiofoniche negli Stati Uniti) e SiriusXM (tra i principali network radiofonici americani). Una strategia molto old-school, come ha fatto notare in questo articolo l'edizione statunitense di Rolling Stone, basata in gran parte sul supporto dei media tradizionali (giornali, radio e tv). Che fosse una grande stratega, Taylor Swift lo aveva dimostrato già in passato (ad esempio, quella volta in cui per contrastare il fenomeno del secondary ticketing chiese ai suoi fan "prove di fedeltà" spingendoli a interagire più spesso con lei sui social, ascoltare le sue canzoni in streaming o ad acquistare il merchandise), ma per "Lover" si è davvero superata.

Le 18 canzoni (!) contenute nell'album sono state registrate agli storici Electric Lady Studios di Manhattan - un punto di riferimento per le star del pop e del rock internazionale, negli ultimi anni  frequentati anche da rapper come ASAP Rocky e lo stesso Kanye West. Per la produzione dell'album Taylor Swift ha lavorato gomito a gomito con Jack Antonoff, già membro dei Bleachers e dei Fun., tra i suoi più fidati collaboratori: non ci sono, stavolta, gli svedesi Max Martin e Shellback (presenza fissa degli ultimi lavori della popstar), sostituiti da Louis Bell, Frank Dudes, Joel Little e Sounwave, già al fianco di - tra gli altri - Post Malone, Lorde e Kendrick Lamar. In "Cruel summer", la seconda traccia dell'album, c'è lo zampino di St. Vincent, che ha scritto il pezzo insieme a Taylor Swift e registrato le chitarre.

Come suggerisce la copertina, a livello di umore "Lover" è l'esatto opposto del precedente "Reputation": il bianco e nero del disco del 2017 lascia qui il posto a colori pastello che riflettono bene le atmosfere e i suoni delle canzoni. Il manifesto del disco è la prima traccia, "I forgot that you existed", che rappresenta un'ideale ripartenza. Se in "Reputation" Taylor Swift si difendeva da chi l'aveva screditata e attaccata, qui riesce finalmente a lasciarsi tutto alle spalle: "Non è amore, non è odio, è soltanto indifferenza", canta nel ritornello.

Tra echi anni '80 ("The archer", "Daylight") e un pizzico di indie pop ("Paper rings") è il pop zuccheroso e sintetico di pezzi come "The man", "London boy", "You need to calm down" e "Me!" a farla da padrone, mentre il ritorno al country di "Lover" e "Soon you'll get better" (quest'ultima registrata con il gruppo tutto al femminile delle Dixie Chicks, tra i principali punti di riferimento del genere negli States) prova faticosamente ad alzare il livello di un disco destinato a scalare le classifiche, ma che se non fosse cantato dalla popstar che forse più di tutte conosce bene le regole del music business e sa come sfruttarle a suo vantaggio passerebbe forse inosservato.

TRACKLIST

02. Cruel Summer (02:58)
03. Lover (03:41)
04. The Man (03:10)
05. The Archer (03:31)
06. I Think He Knows (02:53)
08. Paper Rings (03:42)
09. Cornelia Street (04:47)
11. London Boy (03:10)
13. False God (03:20)
15. Afterglow (03:43)
18. Daylight (04:53)
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