Staccare dallo scrolling continuo delle tragedie con Jovanotti

Parte da Olbia il 'Jova Summer Party 2026’: il racconto del concerto
Staccare dallo scrolling continuo delle tragedie con Jovanotti
Credits: MICHELE MAIKID LUGARESI

«Voglio che sia una festa, perché credo che oggi abbiamo tutti bisogno di staccare, almeno per una sera, dallo scrolling continuo delle tragedie. È quello che la musica può fare, almeno per come la vivo io, che resto prima di tutto un Dj: uno che nella vita ha sempre cercato di portare allegria», racconta Jovanotti. Lui che non si fa fermare nemmeno dal caldo torrido di una giornata in pieno agosto. Certo, lo ha messo a dura prova, ma la prima di Olbia si è rivelata quello che tutti si aspettavano: una grande festa, un concerto capace di estendersi in tutte le sue possibili direzioni, di toccare ritmi internazionali, dall'Italia all'Africa, e mondi immaginari diversi fatti di luci e immagini.

Il Jova Summer Party 2026 è partito dal Nord della Sardegna in una giornata che ha superato i 40 gradi. Una corrente d'aria calda ha soffiato per l'intero pomeriggio sul grande villaggio del "Jova": lo spazio si è riempito pian piano e solo con il calare del sole l'Arena ha visto arrivare la massa dei 25mila spettatori. Una condizione climatica che gli organizzatori sono costretti a considerare, tanto da pensare di spostare l'apertura dei prossimi concerti di un'ora.

A Olbia i cancelli si sono aperti alle 15.30, la chiusura dello show è stata intorno a mezzanotte. Una giornata fatta di Dj set, band e ospiti, in pieno stile Lorenzo, dove la musica non si ferma mai e le frequenze si mescolano alle urla, ai balli, agli applausi, al sudore. I concerti nel pomeriggio sono affidati a Dov’è Liana, Il Mago del Gelato, Nana Benz du Togo, Chicha Libre, HEVA e BELS. Poi Gabry Ponte ha acceso definitivamente il pubblico mentre le luci del palco illuminavano i chilometri di platea davanti. Alfa è stato l'ospite inaspettato accanto a Jovanotti per cantare "Buon vento".

Dopo l'esperienza sulle spiagge degli anni scorsi, criticata per molti aspetti legati all'ambiente («Ormai scherziamo facendo il "toto indignati", per vedere chi sarà il primo a lamentarsi», scherza Jovanotti), questa volta il tour toccherà il Sud Italia per arrivare al Circo Massimo di Roma, dove sono attesi 100mila spettatori. I biglietti venduti fino ad ora sono 300mila per un tour che arriva dopo le tappe europee per questo progetto dal nome L'arca di Lorè. Nel mezzo, anche un viaggio in bicicletta per raggiungere le diverse località.

«Questo progetto è nato dalla voglia di suonare con questa band straordinaria. - racconta Jovanotti nel tardo pomeriggio con in testa un cappello zebrato stile cowboy e un foulard fucsia leopardato al collo -. Abbiamo fatto concerti in Europa divertendoci tantissimo, con grande libertà, e quello stesso spirito lo porteremo sul palco anche stasera. Sarà un concerto molto motown, molto funk, molto suonato, con fiati e cori. In questo concerto ci saranno tre o quattro generazioni insieme: ragazzi, persone della mia età, un pubblico molto vario».

Ed è così, la massa che si muove sotto palco è qui per l'eterno "ragazzo fortunato" che non smette di sognare e ballare, nonostante sia alla soglia dei 60 anni: «Li sento tutti. Ogni giorno sto un po' peggio», scherza. «Non sono mai stato davvero un eterno ragazzo: mi sono dato quel nome, che è stato insieme una scommessa e una croce. In realtà sto bene. Ho imparato a convivere con un danno neurologico permanente e oggi so cosa posso fare e cosa no. Poi, ragazzi, - dice rivolto ai giornalisti - Mick Jagger ha più di ottant'anni: io a sessanta sono ancora un ragazzino. Ormai la musica è davvero per tutte le età».

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Nel suo incessante parlare aggiunge: «Quello che mi fa sentire i sessant'anni non è l'incidente, ma il cambiamento generazionale. Esce musica nuova che mi disorienta: è il linguaggio dei ventenni di oggi, che vivono un mondo completamente diverso da quello in cui sono cresciuto io. Vedo un mondo molto legato alla ricchezza e ai suoi simboli, soprattutto nell'hip hop. Io sono cresciuto con un hip hop diverso: era musica di festa, ma anche di rivalsa sociale, legata ai diritti civili. Oggi spesso racconta il successo e l'ostentazione dell'avercela fatta».

In questo show i palcoscenici sono due. Il principale ha la forma di un'enorme barca ed è dominato da uno schermo di 538 metri quadrati. «Il significato è quello dell'avventura e della fantasia. La barchetta è il primo oggetto che impariamo a costruire da bambini partendo da un semplice foglio di carta. È un simbolo del bambino interiore, del puer aeternus. Non gli darei un significato politico, anche se poi ciascuno è libero di interpretarlo come vuole».

Un simbolo che torna anche nel breve film che apre lo spettacolo, che inizia ufficialmente alle 21.07 e vede irrompere sul palco un Jovanotti leopardato e maculato. Ora tutto è possibile, la band segue il ritmo e non si ferma più. Lui, il cantante che racconta: «Non sento il bisogno di inseguire quello che cambia», è in realtà un innovatore nel suo fare, dove tutto è progettato per rompere gli schemi. Basta seguire il ritmo o guardare in alto e sentirsi parte di "una tribù che balla" sotto un enorme gonfiabile con il simbolo del sole e della luna, quello che lo accompagna dal 1994.

«Siamo tutti uno, legati da un sentimento oceanico», dice prima di cantare "Oceanica" e andare dritto fino alla fine dello spettacolo. Nel mezzo, un intervento video realizzato con Francesca Fagnani dove Lorenzo Jovanotti davanti alle domande della giornalista si trasforma in diverse "belve" e parla delle rockstar al tempo dell'intelligenza artificiale. La scaletta attraversa tutta la sua carriera, mescolando i brani più recenti agli evergreen.

C'è spazio anche per pezzi che da tempo mancavano dai suoi concerti, come "Gente della notte", ripescata dal repertorio degli esordi. È soprattutto nel finale che il concerto guarda indietro: uno dopo l'altro arrivano alcuni dei brani più vecchi e famosi, da "Ciao mamma" a "L'ombelico del mondo", passando per "Ragazzo fortunato". Un finale che ha visto anche un omaggio ad Andrea Parodi con "No potho reposare" cantata insieme al corista Moris Pradella: «Una canzone meravigliosa, che porto nel cuore». La chiusura è con "A te". «Era tanto tempo che desideravo una giornata così, grazie. Sono un ragazzo fortunato», dice Jovanotti al suo pubblico poco prima di congedarsi. 

Scaletta:

Shiva, Attaccami; Scimpanzé; Tanto; Gimme Five; Positivo; Oceanica; Le canzoni; Buon vento; MFDT; Ora; Come musica; So solo che la vita / Estate; Bella; Video belve; I Love You Baby; Estate addosso; Ti porto via con me; Notte dei desideri; Gente della notte; Chiaro di luna; Baciami ancora / Sapore di sale; Oh, vita!; Muoviti; Tribù; Ciao mamma; Big Bang; Immortali; Ombelico; Ragazzo fortunato; A te

Schede:
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