«1990 - Achille Lauro» la recensione di Rockol

Achille Lauro si dà alla dance (e vince, comunque): la recensione di '1990'

Dove spesso non arriva la musica, arriva il suo modo di porsi e di raccontare la sua visione. Questo disco non è l'eccezione che conferma la regola, ma in un modo o nell'altro Lauro ne esce comunque vincitore.

Recensione del 24 lug 2020 a cura di Mattia Marzi

La recensione

È come andare a una festa oscena, scandalosa e idolatra, immergendosi nella bolgia di viziosi e peccaminosi radunati ai piedi del palco a venerarlo, mentre lui - shorts di pelle rosa fucsia e lunghi stivaloni che gli arrivano fino alle ginocchia - tra una canzone e l'altra assiste pago ed estasiato all'adorazione. Un carnevale sadomaso e bondage in cui tutto è possibile. Un po' sacro, un po' profano. C'è un'Ave Maria blasfema: "Il signore è con me: che io sia benedetto fra le donne", dice Lauro in un intermezzo. Ma c'è anche una sorta di svestizione alla San Francesco (già citato nella prima delle sue passerelle sanremesi), l'inizio della sua redenzione, nel racconto di due lunghe notti passate in una cella di sicurezza prima di affrontare un giudice: "Avevo avuto giusto il tempo per cercare di non sembrare una cattiva persona abbassandomi i capelli, togliendomi quei bracciali dal polso e le collane dal collo: come fossero catene che m'imprigionavano in un'altra persona".
Ballare per esorcizzare i demoni del passato: dopo la svolta punk-rock di "Rolls Royce" e l'album dello scorso anno, l'ex brutto anatroccolo della trap capitolina oggi diventato popstar si dà alla dance Anni '90. E lo fa riscrivendo e ricantando alcune delle hit di quella decade insieme a qualche ospite.

Presentato come un "side project" ma spinto e promosso come un vero e proprio album, "1990" riprende il discorso lì dove Achille Lauro lo aveva interrotto con l'omonimo singolo pubblicato in autunno, quello con la copertina che citava l'iconica foto scattata da David LaChapelle a Britney Spears nel 1999 - nel bel mezzo del successo planetario di "...Baby one more time" - per il celebre servizio realizzato sulla cantante da Rolling Stone Usa. Un progetto che sembrava essere stato accantonato con l'esperienza sanremese di quest'anno, e che invece aspettava solo il momento giusto per essere tirato fuori dal cassetto (è il primo frutto del contratto firmato a febbraio con Warner dopo la rottura con Sony, l'etichetta che lo aveva lanciato).

Messi da parte i chitarroni graffianti di "Cadillac" e "Delinquente", qui Achille Lauro gioca a fare la regina della notte, tra casse dritte, sintetizzatori e tastieroni. Il riferimento è chiaramente all'eurodance e ai successi del genere (non tutti necessariamente pescati dagli Anni '90), che l'artista romano - nato proprio nel 1990 - fa rivivere a modo suo, proponendo spesso versioni che stridono con quelle originali: da "Scatman's World" a "Illusion" dei Benassi Brothers, passando per "The summer is magic" dei Playahitty, tutti brani legati ai ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza di Lauro, che si lascia andare anche ad alcuni strazianti intermezzi parlati in cui racconta i suoi peccati e la sua redenzione, tra dolci sogni e trip acidi.

Non tutte le cover, bisogna dirlo, reggono il confronto con le versioni originali: forse con la rilettura in salsa trap-pop di "Sweet dreams" degli Eurythmics (che però è dell'83)- che con i successi da discoteca di La Bouche, Corona e dintorni ha ben poco a che vedere - si è osato un po' troppo. "Scat men" e "Summer's imagine" faranno buoni numeri sulle piattaforme di streaming, complici i feat di Ghali, Gemitaiz, Dardust e Massimo Pericolo, ma sono altri gli esperimenti più azzeccati: in "You and me", ad esempio, c'è Alexia, una che fa un decimo dei numeri dei rapper e dei trapper della nuova scena ma che ha legato in modo indissolubile il suo nome agli Anni '90 (complici successi come "Uh la la la", "Goodbye" e "Happy") e in un progetto del genere non poteva mancare (così come non poteva mancare Jenny B, voce di "The rhythm of the night" e "The summer is magic", due delle canzoni che hanno segnato dal punto di vista musicale quella decade, qui ingiustamente dimenticata).

Ai guizzi di Boss Doms, che sin dai primi dischi è stato il suo complice e alter ego musicale (fino alla recente separazione), rimpiazzato da Gow Tribe, Lauro preferisce qui melodie appiccicose e soluzioni semplici, senza voler sorprendere a tutti i costi dal punto di vista musicale: gli riesce già bene con l'immagine e la comunicazione, quello. Ma ci sono anche momenti particolarmente intensi. Come la cover di "Blue" degli Eiffel 65, intimista e malinconica, un colpo di teatro che quasi alla fine del disco ne risolleva le sorti. C'è Lauro allo specchio che mette in fila gli errori commessi, prima di morire per rinascere, in quella cella di sicurezza tra un'aria gelida e "una coperta che puzzava di piscio": "Mi ripetevano: 'Questa volta sono cazzi tuoi, questa volta finite tutti in galera'. Mi alzai in piedi e dissi: 'Signor giudice, ho sbagliato'. E mentre l'avvocato mi tirava per la manica pensavo solo: 'Io non voglio finire così'. E qualcuno, lassù, lo sentì", racconta.
Ogni volta è così: per quanto tu possa sforzarti di resistere alle sue provocazioni, alla fine non puoi fare altro che abbassare la guardia e cedere. Dove spesso non arriva la musica, arriva il suo modo di porsi e di raccontare la sua visione. "1990" non è l'eccezione che conferma la regola, ma in un modo o nell'altro Lauro ne esce comunque vincitore.

TRACKLIST
FM 19.90 - Amore in pillole
"1990 (Back to dance)"
FM 90.91 - 3 Ore a Notte
"Scat men"
FM 92.93 - Dissonanza Emotiva
"Sweet dreams"
FM 94.95 - Re della Misère
"You and me"
FM 96.97 - Ave O Maria
"Summer's imagine"
FM 98.99 - Il Banco degli Imputati
"Blu"
FM 20.00 - Non è Shakespeare
"I wanna be an illusion"
 

TRACKLIST

02. Scat Men (feat. Ghali & Gemitaiz) (03:45)
03. Sweet Dreams (feat. Annalisa) (02:59)
04. You and Me (feat. Alexia & Capo Plaza) (03:41)
05. Summer’s Imagine (feat. Massimo Pericolo) (03:11)
06. Blu (03:58)
07. I Wanna Be an Illusion (03:35)
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