BLOWJIM

Christian Cavaciuti

Voto Rockol: 3.5 / 5

Solitamente non apprezzo i romanzi di fiction ambientati nel mondo della musica, o che hanno fra i personaggi dei musicisti (che siano celebri o sconosciuti). Ho sempre la spiacevole sensazione che ci sia qualcosa di insincero nella narrazione, o qualcosa di esagerato nel tentativo di far riconoscere le proprie competenze nell’ambito musicale senza che queste prevalgano sullo svolgimento della trama. 
Così ho affrontato con qualche prevenzione la lettura di questo libro, vincitore della seconda edizione di un premio letterario indetto in partnership fra l’editore Mursia e radio RTL 102,5 (la prima è stata vinta da “Quasi a casa”, un romanzo di Elena Moretti che con gli argomenti musicali non aveva nulla a che spartire – e che non ho letto).

Ho letto con interesse le prime cento pagine, quelle in cui la protagonista riannoda, a Parigi, i fili di una conoscenza occasionale con Jim Morrison (che, naturalmente, nel romanzo non è morto, o almeno non pare esserlo). Dopo l’inevitabile, ahimé, sequenza descrittiva di un rapporto sessuale – imbarazzata e imbarazzante: “sentì le faglie del continente del sesso aprirsi in un tempo che le parve incommensurabile con il tempo degli orologi” – la mia curiosità si è però quasi spenta; non mi picco di competenze letterarie nell’ambito della narrativa, ma secondo me il libro poteva anche finire a pagina 117. Quel che segue mi è suonato quasi tutto superfluo, perché mi è parso frutto di uno sforzo per dare a tutta la storia un che di compiuto – fino a un doppio finale francamente poco spiegabile, o comunque poco spiegato.

Per quanto concerne la coerenza con i fatti storici musicali, non mi pare di aver riscontrato discrepanze significative; comunque la storia prende l’avvio da un concerto dei Doors realmente tenutosi a Santa Monica il 3 luglio del 1967. E non c’è dubbio sul fatto che l’autore sappia scrivere, e nemmeno sul fatto che sappia di saper scrivere e non manchi di esibirlo con un lessico esageratamente ricercato e a volte pressoché incomprensibile (che significa “ossolano”, usato a pagina 99 riferito a “racconto”?). Comunque: sono arrivato in fondo senza eccessiva fatica, e a parte un fastidiosissimo refuso (almeno spero che sia un refuso), che evidentemente è sfuggito anche a tutti i membri delle tre diverse giurie che hanno valutato le opere in concorso (a pagina 205, “tacquino” anziché “taccuino”) e una incongruenza (a pagina 195, “Jim mi aveva chiesto di accompagnarlo”: non era Jim, ma André) non ho incontrato particolari difficoltà a concludere la lettura. Che non mi sento di raccomandare a chi pensasse di trovarsi ad avere a che fare con un libro che parla di musica, perché “Blowjim” non lo è. Ad altre categorie di lettori, non sono titolato a dare suggerimenti, quindi me ne astengo.

Franco Zanetti