«FRANCO BATTIATO - Aldo Nove» la recensione di Rockol

Aldo Nove - FRANCO BATTIATO - la recensione

Recensione del 24 nov 2020 a cura di Franco Zanetti

Voto 7,5/10

La recensione

Nell'ottavo capitoletto del libro, a pagina 30, l'autore descrive con partecipata nostalgia il ritrovamento nel baule del solaio della nonna, insieme a una certa quantità di 78 giri avvolti in carta di giornale, anche di alcuni "dischi molli" ("dei flexy disc, incisi su plastica"), due dei quali accreditati a "Francesco Battiato e gli enigmistici" (sarebbero gli Enigmisti, ma non stiamo a guardare il capello). E, "avendo appreso che quegli strani supporti sonori non potevano essere usati con il mangiadischi", li ascoltò sul giradischi di casa.
Tutto molto bello, come avrebbe detto Bruno Pizzul.
Peccato che sia un'invenzione.

Già, perché, diversamente dalla vulgata diffusa in troppi libri e articoli di giornale, quei due 45 giri ("L'amore è partito" e "E più ti amo"), non erano flexy disc, ma normali dischi di vinile. Basterebbe a smentire l'ipotesi "flexy" la nozione che entrambi quei dischi erano incisi su due facciate; ma ben due "notai" (nelle persone degli esperti e collezionisti Italo Gnocchi e Claudio Sassi), da me interpellati, confermano. Non si tratta di flexy, ma di normali dischi di vinile a 45 giri. Ergo, Aldo Nove s'è immaginato tutto (pur raccontandolo benissimo).
Questa notazione serve a spiegare il senso del libro di Aldo Nove su Battiato. Che non è una biografia, ma una specie di incontro a distanza dell'autore con il protagonista del suo lavoro: una sorta di analisi/tributo, insomma un ircocervo di pregevole scrittura, ma nel quale non vanno ricercate corrette e verificate informazioni su vita e carriera di Battiato, bensì si incontra il Battiato "visto da" Aldo Nove - e si incontra anche molto Aldo Nove.
E siccome Aldo Nove è uno scrittore di nome e di vaglia, e non uno di quei giornalisti musicali impallinati che scrivono le biografie dei cantanti puntualizzando sulle differenze tra flexy disc e dischi in vinile, va benissimo così.
Però qui ci occupiamo di musica, non di letteratura, quindi mi tocca far notare un po' di altre, diciamo così, distrazioni o disattenzioni dell'autore. Una parola saltata ("detto" nella citazione del testo di "Sembrava una serata come tante", a pagina 43: frutto evidentemente di un testo sbagliato preso da internet, e non verificato all'ascolto); "L'albero di trenta piani" di Adriano Celentano collocato "già anni prima" di "Pollution" - mentre è dello stesso anno, 1972, solo sei mesi prima; la presenza di Battiato nel ruolo di mimo nella rappresentazione di "Inori" di Karlheinz Stockausen al Partenone di Atene (solo ipotizzata, mai avvenuta); molta confusione fra Velvet Underground, Nico, e la formazione dei live John Cale/Kevin Ayers/Nico/Eno (a pagina 92/93).
Però, come dicevo, questa non è una biografia - anche se un editor competente in materia magari sarebbe venuto utile. In realtà, da un certo punto in avanti Nove abbandona del tutto il tracciato biografico per seguire quello dei dischi pubblicati da Battiato (facendosi guidare dal libro di Fabio Zuffanti "Franco Battiato. Tutti i dischi e tutte le canzoni, dal 1965 al 2019", Arcana), e dedicandosi soprattutto all'analisi, all'interpretazione e all'esegesi dei testi. Compito che svolge con acutezza, competenza culturale e ottima qualità di scrittura - da letterato, appunto. E se è questo che cercate da un libro su Battiato, allora qui lo troverete.

Franco Zanetti

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