«ANDATE TUTTI AFFANCULO - Zen Circus» la recensione di Rockol

Zen Circus - ANDATE TUTTI AFFANCULO - la recensione

Recensione del 02 ott 2019

La recensione

Questo libro esce nel momento giusto. La partecipazione al Festival di Sanremo 2019 con "L'amore è una dittatura" ha rappresentato per gli Zen Circus una conquista, il raggiungimento di un traguardo: è arrivata nell'anno in cui il gruppo toscano festeggia i suoi primi venticinque anni di carriera e a dieci anni esatti dalla pubblicazione di "Andate tutti affanculo", il disco che nel 2009 consacrò Appino e i suoi come protagonisti della scena indipendente italiana a cavallo tra gli anni Duemila e Duemiladieci. E che ora dà il titolo a questo volume, scritto insieme all'autore pisano Marco Amerighi: un romanzo anti-biografico, così come lo definiscono gli Zen, che si rivolge tanto ai fan della prima ora quanto a chi ha iniziato a seguire la band in tempi recenti e che magari ha voglia di conoscerne la storia.

Il libro è suddiviso in tre parti: la prima ruota tutta intorno al Macchia Nera, centro sociale di Pisa che dal 1988 al 1999 è stato un importantissimo punto di aggregazione per i giovani disagiati della cittadina toscana; la seconda racconta l'adolescenza artistica del gruppo, con i primi dischi autoprodotti e i primi concerti fuori dalla Toscana; la terza è tutta dedicata al sodalizio con Brian Ritchie dei Violent Femmes per l'album "Villa Inferno", che anticipò di un anno "Andate tutti affanculo".

Ci sono almeno tre livelli che si intersecano: la storia con la "s" maiuscola, con gli anni Novanta del berlusconismo e delle controculture, gli anni Zero del G8 di Genova e dell'11 settembre, eventi - tutti questi - filtrati dallo sguardo degli Zen; la storia della scena indipendente italiana degli anni Duemila, i cui protagonisti compaiono qui e là (sorriderete scoprendo l'identità del bimbo coi "capelli corti e neri, la maglia della Fiorentina e dei singolari occhi all'ingiù" a cui la fidanzata di Appino fa da babysitter, alla metà degli anni '90, o quella del "ragazzino dall'aria tetra" che nello studio ferrarese in cui Zen vanno a registrare "Villa Inferno" parla con Giorgio Canali e gli dice di aver scritto una manciata di canzoni che vorrebbe fargli ascoltare); e poi c'è la storia degli Zen, che è ciò che tiene unite le pagine del libro.

Non tutto quello che è raccontato nel libro corrisponde al vero, e questo lo precisano gli stessi Zen Circus: realtà e finzione - si tratta pur sempre di un romanzo - si mischiano nelle 324 pagine del volume, che ripercorrono le tappe del percorso che in quindici anni ha portato all'affermazione di Appino e compagni nella scena indie-alternative. La storia non arriva fino ai nostri giorni, infatti, ma si ferma al 2009, all'anno in cui la band consegnò al mercato "Andate tutti affanculo", la cui genesi viene appena accennata nelle ultime pagine del libro. Ed è un peccato, perché il libro appassiona e la trama è avvincente (aspettatevi una biografia atipica, scritta sotto forma di romanzo ma con atmosfere quasi cinematografiche, con personaggi che entrano e escono dalle vite di Appino, Ufo e Qqru come comparse) e sarebbe stato divertente leggere la versione degli Zen di quello che è successo nella loro carriera nei dieci anni successivi alla pubblicazione di "Andate tutti affanculo" - insomma, qualche riga sulla partecipazione a Sanremo non avrebbe sfigurato nell'epilogo, che è forse un po' brusco e lascia un pizzico d'amaro in bocca.

(Mattia Marzi)

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