«EXIT WOUNDS - Wallflowers» la recensione di Rockol

l'importanza di (non) chiamarsi Dylan: il ritorno dei Wallflowers

Dopo 10 anni ecco di nuovo la band di Jakob, circondato da nuovi musicisti: classic rock al suo meglio

Recensione del 15 lug 2021 a cura di Gianni Sibilla

Voto 7,5/10

La recensione

Mancavano da quasi 9 anni, i Wallflowers, da "Glad all over" (2012). "Exit wounds" è solo il terzo disco in 17 anni per una band che negli anni '90 fu tra i principali nomi del ritorno in classifica del rock. Ma il figlio Bob ha fatto molte altre cose e i Wallflowers di fatto non sono più una band. Una cosa, per fortuna, è rimasta: l'ottima musica.

Dylan vs. Dylan

Bob, è bene ricordarlo, cambiò legalmente il suo cognome negli anni '60. Quella di Jakob è un'eredità pesante - tant'è che il primo album a suo nome è arrivato solo nel 2008, 16 anni dopo il debutto dei Wallflowers.  Tra i progetti solisti però quello più riuscito è "Echo of the canyon", un documentario sulla musica del Laurel Canyon con le canzoni storiche degli anni '60 di quel luogo rivisitate assieme ad amici famosi.

I (nuovi) Wallflowers

"Bringing down the horse" è uno dei migliori dischi di rock degli anni '90. Fu un successo, al pari dei colleghi Counting Crows: le due band erano le punte di diamante del ritorno del classic rock in classifica. Di quel periodo non è rimasto nulla, se non il suono: ora Dylan ha cambiato completamente musicisti, anche rispetto all'ultimo lavoro; i Wallflowers ora sono di fatto un progetto solista. Ma va bene così: anche se i cognomi dei nuovo Wallflowers sono praticamente sconosciuti (a parte quello dell'ospite Shelby Lynne, grande cantautrice e inteprete), l'album suona benissimo: Dylan usa quello che è diventato un marchio per la sua musica meno intimista acustica e rock

Proprio a quell'esperienza sembra avere attinto: in diverse canzoni si sentono atmosfere alla Tom Petty, come in "I’ll Let You Down (But Will Not Give You Up)" e in "Move the river". In generale, quello dei Wallflowers è un suono rock fuori dal tempo, e va bene: "Roots and wings", per dire, potrebbe essere tranquillamente una canzone dell'ultimo Springsteen e ovviamente si sente l'atmosfera della musica del padre, soprattutto quello periodo '65-'66

La canzone

"Darlin’ Hold On", con Shelby Lynne, è un gioiello: inizia con un'atmosfera rarefatta, alla Daniel Lanois/"Oh mercy" (tanto per rimanere in tema di Dylan): un'intreccio di voci perfetto ed emeozionante. Bentornati

TRACKLIST

01. Maybe Your Heart’s Not In It No More (05:00)
02. Roots And Wings (03:54)
03. I Hear The Ocean (When I Wanna Hear Trains) (04:29)
04. The Dive Bar In My Heart (03:31)
05. Darlin’ Hold On (03:42)
06. Move The River (04:28)
07. I’ll Let You Down (But Will Not Give You Up) (04:04)
08. Wrong End Of The Spear (04:06)
09. Who’s That Man Walking ‘Round My Garden (02:58)
10. The Daylight Between Us (03:44)
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