«BLUE WEEKEND - Wolf Alice» la recensione di Rockol

I Wolf Alice si tuffano negli abissi del dream pop

Il terzo lavoro della band, “Blue Weekend”, escluso qualche episodio, prende le distanze dal rock revival e punta su atmosfere eteree e sognanti. La voce di Ellie Rowsell è magnifica.

Recensione del 07 giu 2021 a cura di Claudio Cabona

Voto 8/10

La recensione

Epica malinconica, abissi dell’anima, atmosfere oniriche: una voce capace di cambiare con un battito di ciglia a fare da guida dentro il “Blue Weekend”, cioè un mondo di emozioni in bilico fra luci e ombre. Il terzo lavoro dei Wolf Alice, dopo il successo del pluripremiato “Visions of a life” del 2017, prende una direzione precisa e allo stesso tempo coraggiosa: esclusi brani come “Smile”, uno dei più riusciti dell’album, e il punk grezzo e veloce di "Play the Greatest Hits", si fonda sulle influenze del dream pop, abbandonando in parte il rock.

Una nuova direzione

Questo non vuol dire non ci siano chitarre che scalpitano o la batteria, potente, a fare da metronomo, ma i suoni di questo terzo capitolo non ruggiscono, preferiscono svolazzare liberi, fare viaggiare la mente e “portare l’ascoltare in un’altra dimensione”, come ha spiegato il chitarrista Joff Oddie nella nostra intervista. A fare da vero collante fra tutti gli undici brani c’è la voce di Ellie Rowsell, un’autentica meraviglia. Cambia intensità, si sdoppia, si triplica, si muove in superficie, per poi qualche istante dopo fiondarsi come un sottomarino sotto il suono degli strumenti, un esempio è "How Can I Make It OK?". In quest’ultima le tonalità e le sue varianti sembrano degli zampilli d’acqua, mentre nella più minimale, chitarra e voce, "No Hard Feelings" intraprende una strada più folk. Ellie Rowsell apre mondi eterei, suscita paesaggi, porta le canzoni quasi a una dimensione sacra, pur toccando anche argomenti spinosi come la fragilità, l’arroganza e l’oscurità umana.

La band, nel complesso, appare ancora più matura, scultrice di un suono “nuovo”, ma che di fatto mostra evidenti richiami al passato. In “Blue Weekend” si sente la direzione precisa che il gruppo inglese ha voluto intraprendere, palesando un’identità solida. L’album è stato prodotto da Markus Dravs (Arcade Fire, Björk, Brian Eno, Florence + The Machine) che ha aiutato la band ad affinare il proprio suono rendendolo ancora più definito.

I suoni del disco 

Il disco si apre con "The Beach", una canzone tesa, che ha il suo richiamo nella finale "The Beach II", figlia di un arrangiamento particolare e di un suono distorto. "Delicious Things" è un mix di cori e pop sognante con un pizzico di urban nel flusso di parole, mentre "Lipstick on the Glass" è la prima fotografia nitida del disco: chitarra acustica ed elettrica si intrecciano, creando un’atmosfera soffusa su cui si inserisce la voce magica di Rowsell. Un altro brano ben messo a fuoco è "Feeling Myself", sensuale e delicato.

"The Last Man on Earth", uno dei singoli di lancio del progetto, invece è più sotterranea, ha una forza viscerale che piano piano esce come un geyser. “Blue Weekend”, nel suo complesso, è una grande prova di maturità per la band che, pur sfruttando al massimo il timbro magnetico di Rowsell, non rinuncia ad arrangiamenti e soluzioni ricercate, dimostrando un affiatamento e una struttura per nulla scontata. Questo terzo capitolo poteva essere una scialba fotocopia dei precedenti lavori, invece arricchisce il bagaglio artistico del gruppo, per nulla sazio nel tentare nuove soluzioni. La vera forza di “Blue Weekend” risiede nella creazione, attraverso le canzoni, di un immaginario “sospeso”, fluttuante, in cui immergere riflessioni e ricordi.

TRACKLIST

01. The Beach (02:35)
02. Delicious Things (05:04)
04. Smile (03:16)
08. Feeling Myself (04:43)
10. No Hard Feelings (02:35)
11. The Beach II (03:39)
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