«ON ALL FOURS - Goat Girl» la recensione di Rockol

Goat Girl, riscossa a quattro zampe

Il nuovo album delle ragazze ribelli di Brixton, tra sintetizzatori, melodie pop e ritornelli liberatori. Eppure niente affatto rasserenate

Recensione del 08 feb 2021 a cura di Marco Di Milia

Voto 7,5/10

La recensione

Erano state salutate dalla stampa britannica come risposta al femminile dei Libertines, le Goat Girl. Ora, dopo l’esuberante debutto del 2018, il quartetto di Brixton si è concentrato soprattutto su un futuro privo di certezze, senza perdere però le fila di quell’astuta malizia che sembra far parte del proprio animo da eterne ribelli.

Specchio dei tempi

In “On All Fours”, Lottie “Cream” Pendleton, Ellie Rose “L.E.D.” Davis, Rosy Bones e la nuova arrivata in formazione Holly Hole, vanno oltre le tensioni riottose della vita urbana per dilatare gli orizzonti ben al di là della loro vecchia Londra. In bilico tra dissonanze elettriche ed elettronica vintage, le ragazze, tutte poco più che ventenni, affrontano con la propria caustica esuberanza i temi dell’ingiustizia e dei pregiudizi sociali in un Regno Unito sempre più frammentato, raccontando di fughe spaziali verso altri pianeti come di logiche etiche e ambientali attraverso progressioni di accordi fuori tempo, synth sci-fi, drum machine e chitarre morbidamente ipnotiche.

Messa a decantare parte di quella rabbia giovanile che nel primo album affiorava con irruenza, questa volta il gruppo si interroga su ciò che potrebbe accadere, spostandosi dalle questioni generazionali a un quadro ancora più ampio e condivisibile. Se i suoni però sembrano essere quasi carezzevoli, i testi riflettono invece uno stato d’animo piuttosto cupo in cui traspare maggiore attenzione alle riflessioni personali, lasciando entrare non solo qualche speranza ma anche una buona dose di lisergica irrazionalità.

Canzoni per sfuggire al dramma imminente

Così, “Pest” si apre con una serie di avvertimenti su un mondo prossimo alla caduta libera e il primo singolo “Sad cowboy” offre una surreale ambientazione da dramma imminente a metà tra country e dancefloor in una pulsante combinazione di innocenza e disillusione.

Le Goat Girl in questo modo cantano con una passionalità sussurrata e lasciva la ricerca di un benessere che al momento sembra sfuggire di mano in mezzo a tanta rovina. In “They bite on you” le calamità sono i “parassiti capitalisti”, mentre nel messaggio futuribile della frenetica “The crack” la salvezza è tutta proiettata in un nuovo universo alla ricerca di un altro pianeta da colonizzare. Ansie che si rincorrono dolcemente nei ritmi rilassati di “Anxiety feels” o nel ritornello liberatorio di “Badibaba” e nelle divagazioni di “Jazz (In the supermarket)”.

Tra synth pop e spirito barricadero

Da perfette agitatrici sociali, quali sono, le ragazzacce inglesi con l’irresistibile leggerezza dei sintetizzatori dell’epoca d’oro del pop, restituiscono quindi un manifesto della nostra contemporaneità dai colori acidi e sfumati al tempo stesso. Le Goat Girl in “On All Fours” non rinunciano al proprio attivismo sanguigno, vitale e sempre incazzato, ma insieme al produttore Dan Carey - già al banco di regia con Fontaines D.C., Franz Ferdinand e Django Django, tra i tanti - ne tratteggiano una scintilla solo in apparenza innocua per riappropriarsi di quella nostalgica bellezza che oggi sembra irrimediabilmente compromessa da una visione politica scellerata. Incapaci di piegarsi a un tale disordine innaturale immaginano perciò una versione “a quattro zampe”, come il titolo dell’album suggerisce, ammaliante e pure feroce.

TRACKLIST

01. Pest (04:02)
02. Badibaba (04:11)
03. Jazz (In the Supermarket) (04:34)
04. Once Again (04:17)
05. P.T.S.Tea (03:43)
06. Sad Cowboy (05:17)
07. The Crack (03:13)
08. Closing In (03:36)
09. Anxiety Feels (03:39)
10. They Bite on You (03:44)
11. Bang (04:27)
12. Where Do We Go From Here? (04:14)
13. A-Men (05:33)
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