«THE FUTURE BITES - Steven Wilson» la recensione di Rockol

Steven Wilson e l'umanità al tempo dello shopping online

"The Future Bites" è il sesto disco solista del musicista britannico.

Recensione del 05 feb 2021 a cura di Paolo Panzeri

Voto 8/10

La recensione

Steven Wilson lo si era lasciato nell'estate del 2017 con "To the Bone", un album in cui, usando una tavolozza sonora quanto mai variegata rifletteva sulle difficoltà dell'uomo nel gestire le problematiche del nostro tempo. Il 53enne dell'Hertfordshire è persona poco incline al sorriso (almeno in pubblico), ma molto all'approfondimento e all'osservazione di quanto gli gira intorno. Il sociologo che è in lui non poteva non notare come la tecnologia e il consumismo stanno trasformando il genere umano. Di questo parla il nuovo disco: delle nostre ossessioni, delle nostre dipendenze, della strada che abbiamo intrapreso, dell'essere schiacciati da un numero di stimoli così diversi e pressanti che portano a snaturare la nostra identità con il risultato di mutarla e con il rischio di perderla.

L'era del narcisismo

Il tema di "The Future Bites" lo rivela e lo spiega con chiarezza Wilson descrivendo "Self", una delle canzoni più rappresentative del disco: "Parla della nostra nuova era di narcisismo e ossessione per se stessi, quella in cui una razza umana che guardava con curiosità il mondo e le stelle ora trascorre gran parte del suo tempo a guardare un piccolo schermo per vedersi riflesse di nuovo nello specchio dei social media. In questo senso, tutti ora possono prendere parte al concetto di celebrità e hanno il potenziale per condividere la loro vita con una massa invisibile di persone che non incontreranno mai."

Schiavi dell'algoritmo

Steven Wilson per rendere al meglio le riflessioni contenute in "The Future Bites" ha posato in un angolo dello studio di registrazione la chitarra ed ha vestito i nove brani dell'album con un elettronica più o meno ossessiva, più o meno retrò, a volte venata di soul, che prende una discreta distanza dal rock – accidenti, le insulse generalizzazioni - per fare rotta ed approdare verso lidi più consoni a un moderno ed evoluto pop di qualità. L'episodio musicalmente più classico dell'album è "12 Things I Forgot", arioso nella melodia, ma tutt'altro che garrulo nel contenuto. La infida "Eminent Sleaze" è un funk, a tratti cinematografico, che entra sotto pelle, mentre la seguente "Man of the People" azzera i giri del motore, profuma di Pink Floyd, e racconta delle insidie che può portare con sé un 'uomo del popolo'. Il brano più rilevante, anche solo per i suoi quasi dieci minuti, dell'intera tracklist è "Personal Shopper". Una canzone manifesto dove a leggere la lista degli spesso assurdi e compulsivi desideri dell'uomo al tempo dello shopping online è chiamato, si noti la finezza, Sir Elton John. "Follower" è la canzone più rock dell'album e carica a testa bassa i social media e i fantomatici influencer che li popolano. A chiudere l'eterea "Count of Unease".

Merce rara

L'ascolto del sesto capitolo solista di Steven Wilson potrebbe sorprendere, ma solo un poco, gli abituali frequentatori delle note dell'ex Porcupine Tree (ecco, qui siamo proprio distanti da quello spartito), ma sarebbe una contraddizione in termini poiché Wilson è solito uscire dalla routine e sperimentare strade poco battute in precedenza. "To the Bone", risalì la classifica di vendita britannica sino ad una inaspettata terza posizione e permise a Steven di segnare una tripletta di 'tutto esaurito' alla prestigiosa Royal Albert Hall di Londra. L'augurio che va a "The Future Bites" è quello di ripetere identico risultato, oppure, perché no anche di spostare l'asticella più in alto. Ma, quale che sarà il suo destino, un disco di Steven Wilson è merce rara, per questo motivo sarà sempre e comunque un successo.

Tracklist

01. UNSELF (01:05)
02. SELF (02:55)
03. KING GHOST (04:06)
04. 12 THINGS I FORGOT (04:42)
05. EMINENT SLEAZE (03:52)
06. MAN OF THE PEOPLE (04:41)
07. PERSONAL SHOPPER (09:49)
08. FOLLOWER (04:39)
09. COUNT OF UNEASE (06:08)
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