«STRUM & THRUM: THE AMERICAN JANGLE UNDERGROUND 1983-1987 - Various Artists» la recensione di Rockol

La nascita dell'indie rock americano in una compilation

Prima dell'alternative, c'era il college rock: una bella raccolta riunisce canzoni e band sconosciute dei primi anni '80, carattterizzate dallo stesso suono che lanciò i R.E.M.: il "Jangle"

Recensione del 14 gen 2021 a cura di Gianni Sibilla

Voto 8/10

La recensione

C'era una volta il "college rock", la "scena" degli anni '80 da cui sono venute fuori band che sono passate al mainstream e hanno fatto la storia. Lo spazio era quello delle università e degli studenti, l'atteggiamento era quello del "Do It Yourself", imparato dal punk. Il college rock è stata la musica "Indie" prima che questo termine diventasse popolare, prima che essere "alternativi" diventasse di moda con il rock dei primi anni '90 che scalava le classifiche. 
Una bella compilation, uscita a fine 2020, riscopre una parte meno conosciura di quell'ambito: 24 gruppi dimenticati di quello che viene definito "Jangle pop", tra i suoni più frequentati del college rock. 

 Il "Jangle pop"

"Hey, Mr. Tambourine Man, play a song for me/In the jingle jangle morning I'll come following you", cantava Bob Dylan. La versione di quel brano dei Byrds, suonata con una chitarra elettrica 12 corde, è l'origine di quel suono, chiamato anche  "Jingle-jangle" o "guitar pop". Un suono con forti radici nel power pop dei Big Star di Alex Chilton, nel folk-rock elettrico dei Byrds, ma anche  nel post-punk.
Quella dei Byrds non era una chitarra qualsiasi: la Rickenbacker elettrica a 12 corde.

Il marchio venne reso famoso nei primi anni '60 dai Beatles e da John Lennon: la sua storia meriterebbe un articolo a parte. La Rickenbacker è accreditata come la prima chitarra elettrica, tanto che la famosa "Frying pan" (per la sua forma a padella) del 1932 è pure esposta al MOMA di New York. Negli anni '60 divenne nota anche per gli Who: era la chitarra preferita di Townshend da spaccare; negli anni quel suono fu la base '70 degli Heartbreakers di Tom Petty, che la mise in copertina diverse volte:.
Il suo suono "scintillante", basato su arpeggi, è imitatissimo: ancora oggi si ritrova periodicamente tanto in artisti rock e pop, da Springsteen ("The ties that bind") a Cesare Cremonini ed Eros Ramazzotti (sì, lui: una Rickenbacker campeggia nei suoi studi milanesi ed è stata usata per "Perfetto": andate a risentire l'attacco..).
Oggi sono tra le chitarre più costose e ricercate: ne vengono prodotti pochi esemplari all'anno, con lo stesso spirito artigianale di sempre.

Gli anni '80: i R.E.M. e il Paisley Underground

Negli anni '80 quel suono trova una nuova vitalità, sia in Inghilterra (la Rickenbacker è la chitarra dei primi Smiths), ma soprattutto in America. Si fanno notare i Db's, i Pylon (da Athens, Georgia...). O i Let's Active, dove milita la figura centrale di questa storia, quella di Mitch Easter, che come produttore ha definito il suono delle band di questa compilation.
Easter ful il produttore i primi dischi dei R.E.M. e nell'83 "Murmur" divenne il disco dell'anno per Rolling Stone. La band è attiva da due anni, ed è il simbolo più notot di quel suono, incrociando il "jangle" della Rickenbacker di Peter Buck con una ritmica e un'aggressività derivata dal post-punk.
A Los Angeles intanto si sviluppa il cosiddetto "Paisley underground", movimento con gruppi come le Bangles, i Dream Syndicate, i Rain Parade che attingono a piene mani dalle stesse radici, talvolta con un taglio più sognante e psichedelico: rimarrà di culto anche negli anni a venire.

"Strum & trhum" , un CD/LP da leggere

La storia che racconta "Strum & trhum" ha che fare con questo mondo. È il lato oscuro e poco conosciuto di un periodo che ha generato band e movimenti che sono rimasti nell'immaginario rock e nomi che hanno costruito grandi carriere e hanno avuto successo. 24 band dimenticate, ma fresche come i primi R.E.M.., le prime Bangles, e le Go-Go's. La storia di un fermento musicale diffuso in luoghi meno "cool" di New York, Los Angeles o Boston, ma che ha gettato le basi per quello che è successo dopo, con canzoni e dischi dimenticati che suonano ancora piacevoli oggi.

"Strum & thrum" si propone come una sorta di "C86" all'americana: il riferimento è alla storica compilation su cassetta dell'NME che certificò la nascita di una nuova scena inglese. Ma lo spirito di questa compilation per certi versi assomiglia più a "Nuggets", l'altrettanto storica compilation curata nel '72 da Lenny Kaye, che riscoprì il garage rock: band sconosciute e raccontate con un lavoro documentaristico esaustivo e interessante.
Il bello di questa raccolta non sta solo nella piacevolezza delle canzoni, ma nel booklet allegato e dettagliatissimo (che vi verrà mandato in pdf se acquistate la versione digitale della raccolta direttamente sul sito dell'etichetta: basta mandare una mail).


È una storia orale in cui parlano i musicisti, raccontano le loro storie e l'America musicale di quel periodo. La loro passione, talvolta la loro invidia o idiosincrasia per chi invece ce l'ha fatta (si parla molto dei R.E.M., inevitabilmente, ma anche di chi è arrivato poco dopo, come i Pixies e la scena di Boston), di come molte di quelle storie si sono esaurite naturalmente, per stanchezza, per la vita "normale" che chiede il conto o magari per relazioni finite male. Oppure per incapacità di relazionarsi con un mondo discografico che stava cambiando: nel 1987, l'anno in cui si chiude la compilation, i R.E.M. hanno il primo singolo di successo ("The one I love"),  l'anno dopo firmano per la major Warner. Oltre che un'ascolto piacevole, una bella lettura, se vi piacciono queste piccole grandi storie di rock.

Le canzoni da conservare

Tutte le band sono sconosciute, si diceva: spulciando si trova qualche nome che poi ha avuto una storia, come Paul Chastain degli Springfields (poi nei Velvet Crush, una discreta notorietà nel rock americano degli anni '90). O come i White Sisters, prodotti da Butch Vig (sì, quello che produsse i Nirvana, e poi fondò i Garbage). O come Linda Hopper, che con i Magnapop ha avuto un discreto successo negli anni '90; i suoi Holiday arrivavano da Athens, Georgia (che coincidenza...) e la loro "Change" è una delle cose più belle della raccolta: potrebbe essereeun'outtake di "Murmur", nel senso buono del termine. Anche l'attacco di "Trusted woods" dei Reverbs (un nome che è un programma) fa venire un colpo al cuore per chi è cresciuto con quei suono, mentre "I'm in heaven" ricorda le Go-Go's o le Bangles, con la voce femminile in primo piano.
Ma è difficile isolare qualcosa  tutte le 24 canzoni scorrono che è un piacere, senza punti bassi: consideratela una playlist di grande pop-rock.

 

TRACKLIST

01. Trusted Woods (03:26)
02. Where I Want To Be (03:14)
03. I'm In Heaven (02:08)
04. All That Stuff (03:16)
05. All My Friends (02:16)
06. Patron Of The Arts (03:09)
07. Late As Usual (03:48)
08. She Collides With Me (02:19)
09. 5 O'Clock (02:36)
10. Black And White - Alternate Version (03:58)
11. Breaking My Heart (03:23)
12. Seven Steps Down (03:20)
13. I Feel So Sorry Now (02:46)
14. Is It You (03:40)
15. Say Goodbye (03:50)
16. She Was Unkind (03:17)
17. Pages Turn - Alternate Version (04:17)
18. When Do You Say Hello? (02:10)
19. Purple Parlor (03:21)
20. You And Me (03:06)
21. Misery, Me, & You (02:59)
22. Remorse (03:09)
23. Promise (03:07)
24. Sunflower (03:54)
25. Change (04:27)
26. The Meeting (03:13)
27. Tomorrow's Time Today (02:48)
28. Essential Things (05:22)
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