«PADRONI DI NIENTE - Fiorella Mannoia» la recensione di Rockol

Fiorella Mannoia, riparte da se stessa per scoprirsi padrone di niente

Il nuovo album dell’artista vede brani scritti da Ultimo, Simone Cristicchi, Bungaro, Amara, dall’emergente Arianna Silvestri e altri.

Recensione del 09 nov 2020 a cura di Claudio Cabona

Voto 6,5/10

La recensione

Tutto ha inizio durante il lockdown della scorsa primavera, il primo dell’emergenza pandemica, quando Fiorella Mannoia, chiusa nella sua casa romana, ha iniziato a mettere in fila alcune riflessioni e a provinare i brani che nel frattempo le arrivavano da diversi autori. Ha preso vita un album più riflessivo e posato, meno “battagliero” rispetto a quello a cui ci ha sempre abituato. “Padroni di niente” è composto da otto tracce in cui lo stile dell’artista rimane intatto e non si discosta da quanto prodotto fino a oggi. Arriva a solo un anno di distanza da “Personale” ed è figlio diretto di un periodo storico sospeso, per questo, tranne qualche eccezione, è un progetto che non graffia, preferisce osservare e raccontare.

La copertina emblematica

Esplicativa dello spirito dell’album anche la copertina, ispirata al quadro “Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich, che ritrae un “Viandante”, in questo caso Mannoia, mentre osserva la propria civiltà, ci si specchia dentro e riflette su tutto il bello e il brutto che l’uomo ha costruito, come nel caso del brano “Si è rotto”. È il tratto distintivo di tutte le canzoni: si tratta di riflessioni, talvolta personali, altre con uno sguardo più alto, sulla realtà circostante. Il disco si avvale della collaborazione di tanti e diversi autori: “Padroni di niente” (Amara, già autrice, sempre per Mannoia, di “Che sia benedetta” e “Il peso del coraggio”), “Chissà da dove arriva una canzone” (Ultimo), “Si è rotto” (Enrico Lotterini, Fabio Capezzone, Fiorella Mannoia), “La gente parla” (Amara, Simone Cristicchi), “Sogna” (Edoardo Galletti, Fiorella Mannoia), “Olà” (Bungaro, Cesare Chiodo, Fiorella Mannoia), “Eccomi qui” (Bungaro, Cesare Chiodo, Carlo Di Francesco) e “Solo una figlia (con Olivia XX, cioè Arianna Silvestri)”. Così come nel precedente disco, “Personale”, uscito l’anno scorso, anche qui torna la formula della “canzone sospesa”, che prende spunto dalla tradizione napoletana del “caffè sospeso”. Un caffè lasciato a qualcuno che non si conosce: da qui l’idea di condividere uno spazio nel proprio album con un’artista emergente, la cantautrice Olivia XX, con cui duetta sulle note di “Solo una figlia”, ultimo brano, che racconta le storie difficili, tragiche, di due giovani ragazze. È uno dei tasselli più emotivi e struggenti di “Padroni di niente”.

Il brano da ascoltare: “Padroni di niente”

La consapevolezza che nessuno è padrone di nulla, “perché è bastata una minuscola entità biologica per mettere in ginocchio un’intera umanità, compreso quel mondo, il nostro, che credevamo invincibile”, ha spiegato Mannoia. “E se fosse che stiamo davvero sbagliando e facendo il più brutto dei sogni mai fatti?”, canta. Il pezzo è un invito a concentrarsi maggiormente sul valore vero della vita. È un pezzo in pieno stile Mannoia, meno battagliero, ma che parte quasi con un parlato e una melodia leggera, per poi rinvigorirsi nel cantato e nel suono. A livello tematico è anche racchiuso il significato attorno a cui gira tutto l’album.

TRACKLIST

03. Si è rotto (03:15)
04. La gente parla (03:22)
05. Sogna (03:26)
06. Olà (03:00)
07. Eccomi qui (03:27)
08. Solo una figlia (03:54)
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