Fiorella Mannoia: 'I concerti devono ripartire, si rischia il disastro'

L'appello della cantautrice, che torna con un nuovo album di inediti, "Padroni di niente", nato durante il lockdown.
Fiorella Mannoia: 'I concerti devono ripartire, si rischia il disastro'

"Dobbiamo ripartire e farlo in qualsiasi modo. Anche con produzioni più scarne e di fronte a platee dimezzate, ma dobbiamo ripartire. Bisogna rimettere in piedi questa macchina, altrimenti sarà un disastro". Per Fiorella Mannoia, che torna oggi con un nuovo album, "Padroni di niente", presentato questa mattina con una conferenza stampa virtuale in videochiamata, non ci sono alternative: la vita o la morte del settore della musica la deciderà l'evoluzione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19. La stagione autunnale è ormai andata, con il dpcm di fine ottobre che ha disposto la chiusura di teatri e sale da concerto almeno fino al 24 novembre. Ora non resta che sperare in un ritorno sui palchi per l'inizio del 2021. Se ciò non sarà possibile, il futuro del settore sarà seriamente a rischio, come quello dei suoi lavoratori: "Nessuno vieta a noi artisti di mettere le mani in tasca e aiutarli. Ma questo impegno deve essere preso prima di tutto dal governo. Stiamo parlando di 250mila persone rimaste a casa. Ora si stanno arrangiando facendo altri lavori e c'è il rischio che quando si potrà tornare a suonare dal vivo loro non saranno più disponibili, perché nel frattempo avranno trovato altre occupazioni. Purtroppo le soluzioni ad oggi non ci sono", riflette la 66enne cantautrice romana.

"Padroni di niente", che arriva ad appena un anno da "Personale", è un disco nato durante il lockdown della scorsa primavera, quando la Mannoia, chiusa nella sua casa romana, ha iniziato a mettere in fila alcune riflessioni e a provinare i brani che nel frattempo le arrivavano da autori come Amara (per lei già autrice di "Che sia benedetta" e "Il peso del coraggio"), Simone Cristicchi, Bungaro e Ultimo (che ha scritto il primo singolo, "Chissà da dove arriva una canzone"): "Avevamo ritrovato una coesione come popolo: cantavamo dalle finestre, sentivamo il bisogno di riabbracciarci tutti. C'era del romanticismo (la copertina del disco cita il 'Viandante sul mare di nebbia' del tedesco Caspar David Friedrich, esponente del Romanticismo in pittura)".

L'album, prodotto da Carlo Di Francesco, contiene appena otto tracce: "Una scelta anche questa frutto dello spirito del lockdown: cercavo essenzialità e sobrietà. Non è più tempo per inserire all'interno dei dischi inutili riempitivi e di infarcire gli album con canzoni carine ma che non convincono nessuno". Nonostante il periodo difficile, la cantautrice ha comunque voluto confermare l'uscita del disco: "Mi sono chiesta: 'È giusto farlo uscire ora, rischiando di vanificare mesi di lavoro?'. La possibilità di rinviarlo c'era, ma io e i miei collaboratori abbiamo deciso di andare comunque avanti, anche rinunciando a promuoverlo a pieno regime", dice.

A chi le domanda se dal disco ha tenuto fuori brani da proporre ad Amadeus per un eventuale ritorno in gara a Sanremo dopo il secondo posto del 2017 con "Che sia benedetta" risponde: "No, non è nei piani". Il tour nei teatri della prossima primavera è al momento confermato: debutto il 12 maggio dall'Europauditorium di Bologna, tappa conclusiva il 31 maggio al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Pandemia permettendo.

Dall'archivio di Rockol - racconta "Personale": la videointervista
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