Nuovo DPCM: stop a concerti, cinema e teatri. Le prime reazioni

Ufficializzato il nuovo decreto, che ferma gli spettacoli dal vivo e le sale
Nuovo DPCM: stop a concerti, cinema e teatri. Le prime reazioni

È stato firmato il decreto del Presidente del Consiglio, con le nuove misure restrittive per fronteggiare l'aumento di contagi del Coronavirus. Il Presidente Conte lo ha presentato in una conferenza stampa in diretta streaming alle 13.30: entrerà in vigore domani, 26 ottobre.

Le nuove norme impogono uno stop per ogni forma di spettacolo dal vivo, nonché dei cinema: "Una decisione particolarmente sofferta, perché il mondo della cultura è già in grande sofferenza", ha detto Conte. 

Quindi si fermano nuovamente gli eventi a teatro e i concerti, che riniziati a luglio e fino al DPCM del 18 ottobre limitati a 200 posti al chiuso e 1000 all'aperto. 
Conte ha promesso sostegno ai lavoratori dello spettacolo con nuove mensilità del cosiddetto "reddito di emergenza": le nuove misure dovrebbero essere emanate già martedì in Gazzetta Ufficiale.

Nel testo si legge:

sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all'aperto;  restano comunque sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all'aperto o al chiuso.

Il ministro del MIBACT Franceschini in mattina ha diffuso questa dichiarazione:

La decisione di chiudere il settore cultura - ad eccezione dei musei, che rimarranno aperti con misure di sicurezza rigide - ha generato reazioni molto dure da parte degli operatori e anche degli amministratori.

Tra queste un comunicato dell'AGIS, che parla di "un colpo difficilmente superabile ed una drammatica ricaduta sulle decine di migliaia di lavoratori ed artisti, già al limite del sostentamento a causa del crollo del reddito". Un appello firmato dagli assessori alla cultura delle principali città italiane, chiede "unna revisione di questa disposizione, al più presto, affinché teatri, cinema e sale da concerto possano riaprire prima del termine di efficacia del Decreto, soprattutto se le analisi di tracciamento del contagio delle ultime due settimane confermeranno la bassa, o nulla, incidenza dei luoghi dello spettacolo nella diffusione epidemica"
L'appello "Vissi d'arte" - promosso da attori direttori di teatri e personaggi del mondo della cultura, ha raccolto in poche ore 31mila firime

 In campo musicale molto duri gli interventi di Vasco Brondi e di di Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale. Scrive Brondi

Nessuno si faceva illusioni che Dario Franceschini  fosse in grado di  difendere e rispettare i luoghi della Cultura e i suoi lavoratori. Tutte le fabbriche aperte e salvo il pranzo della domenica al ristorante invece per questo settore culturale non è riuscito a salvare niente.

Questo invece il posti di Guenzi.

Il ceo di FIMI (Federazione dell'industria musicale italiana) Enzo Mazza ha dichiarato:

"La situazione è talmente drammatica che domani mattina il Mibact dovrebbe prendere i 10 milioni dati a cassa depositi e prestiti per l’oscuro progetto 'Netflix della cultura italiana' [una piattaforma digitale da realizzare con le risorse del Recovery Fund annunciata la scorso 16 ottobre] e darli ai lavoratori del settore entro 15 giorni"

Motta, per mezzo di un post pubblicato sul proprio canale Instagram ufficiale, ha fatto sapere:

"Penso a quelle persone che hanno lavorato in questi mesi per organizzarsi a far si che spettacoli pubblici fossero degli ambienti sicuri, nonostante nessun politico abbia mai veramente fatto capire l’importanza dell’arte e delle persone che ci lavorano. Penso che abbiamo perso per l’ennesima volta, perché la nostra guerra pacifica civile ed educata per l’ennesima volta non è servita a un cazzo. A prescindere dal mio lavoro e dalla fortuna che ho, ci sono tantissime persone che hanno affrontato una depressione senza nessun tipo di aiuto, cercando di reagire con una professionalità sconvolgente, mentre tanti altri stronzi facevano finta che a marzo non fosse successo nulla.
Non è fondamentale quello che facciamo, è assolutamente necessario e siccome siamo abituati da sempre a non esssere considerati, spero davvero che anche questa volta non ci fermeranno, anche se alla fine sappiamo “artisticamente” incazzarci tanto pure noi".

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