«ULTRA MONO - Idles» la recensione di Rockol

“Protesta per sopravvivere”: gli Idles scrivono la colonna sonora della loro battaglia

Il terzo album della band, selvaggio, indisciplinato e politico, con tutte le debite proporzioni, è l’“Anarchy in the Uk” dei nostri giorni.

Recensione del 25 set 2020 a cura di Claudio Cabona

Voto 8/10

La recensione

Musica per combattere, per protestare, per riflettere.

Non c’è nulla di accademico o retorico, scordatevi i sermoni: le canzoni degli Idles sono come l’incontro in strada con un gruppo di ubriachi che, con urla rabbiose, schiaffano in faccia verità disturbanti e non concedono neppure il tempo di ribattere. È un fiume di parole che viene dall’asfalto sudicio delle città, intriso di urgenza, idee, energia e azione, un fiume tanto selvaggio quanto affascinante. “Ultra Mono”, il terzo album della band di Bristol, racchiude un modo di essere e di pensare: è, con tutte le debite proporzioni, l’“Anarchy in the Uk” dei nostri giorni. Disuguaglianze sociali, differenze di genere, guerra, razzismo, Brexit, working class: i temi cari agli Idles ci sono tutti. È un album rock, nello specifico post-punk, pieno di tensione e rumore, che non si accontenta mai e ha l’ambizione estrema, attraverso un suono scolpito nel caos, di far pensare e pogare allo stesso tempo. Se “Joy As An Act Of Resistance” del 2018, il secondo album degli Idles, era il loro manifesto, questo terzo capitolo è la colonna sonora della loro battaglia personale. Il progetto è. un altro punto fermo di quel movimento, di cui abbiamo scritto, che da qualche anno in Inghilterra e in Irlanda sta tracciando nuove linee per il futuro del rock, arrivando a rompere la nicchia in cui spesso il genere è rimasto confinato.

Un approccio hip hop
Registrato a Parigi e prodotto da Nick Launay (già al lavoro con Nick Cave, Yeah Yeah Yeahs, Arcade Fire) e Adam Atom Greenspan (Anna Calvi, Cut Copy), con l’aggiunta di ulteriori effetti di Kenny Beats (collaboratore di FKA Twigs, DaBaby, Vince Staples), il suono di “Ultra Mono” è stato costruito come un album hip hop: le parole crude, martellanti, spesso urlate, condite da ghigni e da risate dissacranti, sono l’ossatura di tutte le dodici tracce.

Ci sono anche degli ospiti: la voce della cantante francese Jehnny Beth e i contributi musicali di Warren Ellis (collaboratore di Nick Cave and the Bad Seeds), David Yow e Jamie Cullum. Il muro di suoni di “Ultra Mono” è potente, ma anche frastagliato e mai lineare: basta ascoltare il pezzo di apertura “War” per essere proiettati dentro il mondo caotico e sudato degli Idles. Dopo i singoli di lancio “Grounds” e “Mr.Motivator”, arriva “Anxiety”, un pezzo veloce e dirompente che, nella parte finale, restituisce tutto il furore di cui è permeato il disco. “Model Village”, che racconta le meschinità del patriottismo radicale, nasce su chitarre imbizzarrite e parole che cavalcano il suono in modo disordinato.

Brani tutti troppo simili?
Da “Reigns” fino a “Danke”, le ultime quattro tracce, “Ultra Mono” propone una variazione più netta sul fronte sonoro. I detrattori degli Idles imputano alla band, oltre a una scrittura sciatta fatta di slogan, anche un continuo perpetrarsi delle stesse sonorità. Che la band di Bristol abbia trovato una sua identità punk e viscerale da cui difficilmente fuoriesce è indubbio, ma in questo terzo capitolo discografico l’impostazione del suono è più volte ribaltata, andando a caccia di soluzioni inaspettate. Proprio per questo “Ultra Mono” rappresenta un’evoluzione rispetto ai primi due dischi, ma di certo non è denso di novità.

La canzone da ascoltare: “Reigns”
Una marcia sporca, accompagnata da basso e batteria, che esplode in un ritornello liberatorio. La protesta diventa musica, sopravvivenza.

TRACKLIST

01. War (03:07)
02. Grounds (03:09)
03. Mr.Motivator (03:17)
04. Anxiety (03:00)
05. Kill Them With Kindness (03:50)
06. Model Village (03:56)
07. Ne Touche Pas Moi (02:34)
08. Carcinogenic (03:50)
09. Reigns (04:03)
10. The Lover (03:17)
11. A Hymn (05:19)
12. Danke (03:34)
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