Il rock è vivo e brucia ancora: Idles, Fontaines Dc, Shame, The Murder Capital sono il futuro

La scena post-punk e indie-rock britannica continua a crescere nel segno di una “musica operaia” e viscerale, lontana anni luce dal pop e dal rap più mainstream.
Il rock è vivo e brucia ancora: Idles, Fontaines Dc, Shame, The Murder Capital sono il futuro

La corrente che ha permesso all’onda di alzarsi viene da lontano. Ora se ne vedono gli effetti, se ne percepiscono i valori e la potenza, capendo quanto la nuova scena rock britannica ed irlandese indipendente, impregnata soprattutto di elementi post-punk e punk, stia davvero indicando una nuova strada illuminata. Per lo più giovani, con in mano strumenti, figli di una cultura underground, conflittuali con la realtà che li circonda, portatori di un’anima operaia che pervade le loro città, esistenzialisti e coinvolgenti sul palco: Idles, Fontaines Dc, Shame, The Murder Capital, Girl Band sono fra le principali band di una galassia che alla qualità della musica fa corrispondere anche un importante successo sul fronte dei numeri e del seguito. Insieme, nelle differenze, formano un nuovo movimento. E meno male che le band erano finite, le chitarre chiuse in cantina e il rap era rimasto l’unico genere, oggigiorno, in grado di raccontare la realtà. Nulla di più sbagliato, vedendo il percorso di questi gruppi.

Gli Idles, nati a Bristol nel 2009, ma al vero debutto discografico nel 2017 con “Brutalism”, in poco più di tre anni hanno rotto il muro in cui sembrava confinato un certo genere di musica più sporco, calamitando un pubblico sempre più grande e collezionando milioni di ascolti sulle piattaforme digitali. Si è reciso il filo spinato: un sound lontano dal pop e dalla trap si è preso il proprio spazio con calci e pugni, con un’attitudine precisa.

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Quelle citate, sono tutte band che si muovono sul filo rosso di mostri sacri come Joy Division, The Fall, Stooges, Siouxsie and the Banshees e altri. Si tratta di ragazzi che hanno guardato con interesse al percorso degli americani Interpol, da fine anni novanta a oggi, ma che adesso hanno trovato una loro precisa identità che, in molti casi, rifiuta il compromesso di un rock più commerciale o lineare. Testi esistenziali, spesso politici, con una narrazione più oscura, calati su musiche a volte istintive, altre più tecniche, ma sempre compatte e con personalità. “Siamo una risposta al pop borghese che va per la maggiore”, ha detto Jason Williamson, voce dei britannici Sleaford Mods, duo che fra urla, sputi e rabbia, ha creato un connubio fra il punk più scarno e uno spoken word grezzo. Gli Sleaford Mods e gli scozzesi Twilight Sad, nati nel 2003, sono fra gli antesignani di questo nuovo fiume sotterraneo esploso in superficie. Gli Idles sono la punta di diamante: arrivati alla pubblicazione del loro terzo album “Ultra Mono” (in uscita il 25 settembre), che vede la partecipazione anche di Warren Ellis, collaboratore di Nick Cave, hanno lasciato il segno con “Joy As An Act of Resistance” nel 2018, arrivando a raggiungere la posizione numero cinque nella classifica del Regno Unito. Con riferimenti alla working class, performance controverse, a volte volutamente fuori di testa e sguaiate, gli Idles, nei loro testi, graffiano le ingiustizie, il razzismo le disuguaglianze sociali. E fanno numeri pesanti, dimostrando di essere fuori dalla nicchia in cui molti pensano sia confinato il rock.

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Più malinconici e poetici, gli irlandesi Fontaines Dc: i brani che propongono sono cantati-recitati in un vortice di ritmi martellanti, amore viscerale e una buona dose di amarezza. Il loro primo album “Dogrel”, uscito l’anno scorso, è una fotografia della band: è stato quasi integralmente registrato in “one-take”, per essere il più possibile vicino allo spirito del gruppo, al loro naturale approccio alla musica, con tutte le sbavature e i piccoli errori che rendono un progetto vero e con l'anima. “A Hero’s Death”, progetto discografico, uscito quest’anno è un’autentica gemma. Un album rock che vibra, con pezzi come “I don't belong”, che è un autentico manifesto. Sempre da Dublino, ci sono anche i Girl Band, all’esordio con “Holding Hand With Jamie” nel 2015: amati da Thom Yorke, scrivono testi contro la società dell’apparenza e arrivano a mischiare i generi inserendo anche elementi industrial. “The Talkies”, il loro secondo album, merita di essere ascoltato. Il trittico irlandese si chiude con i The Murder Capital, che mettono in musica fragilità e vite spezzate: la ballata “Green & Blue”, ispirata al suicidio di un loro amico, è un esempio del loro talento. “When I Have Fears”, l’album d’esordio del gruppo, uscito nell’agosto del 2019, è emotivo e toccante.

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A due anni dall’album di debutto “Songs Of Praise”, incensato dal pubblico e anche da buona parte della critica, gli Shame sono tornati a farsi sentire con un singolo nuovo di zecca. “Alphabet”, questo il titolo del brano che segna il ritorno della band post-punk londinese, è una conferma, in attesa di un nuovo progetto. Il gruppo, nato a Londra nella zona di Brixton due anni fa, è antagonista e ribelle, carico di energia, tutto compattato in un rock alternativo che, come nel caso degli altri artisti citati, ha il suo punto di forza in un’energia vibrante.

(Claudio Cabona)

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