«RTJ4 - Run the Jewels» la recensione di Rockol

RTJ4 dei Run The Jewels. L'hip-hop racconta la protesta americana

Il quarto lavoro del duo formato da Killer Mike e El-P è il loro disco più focalizzato, dove le parole sono munizioni di rabbia e consapevolezza. Insieme a loro Josh Homme, Pharrell, Zack de la Rocha, 2 Chainz e Mavis Staples. Insomma, un capolavoro.

Recensione del 09 giu 2020 a cura di Michele Boroni

Voto 9/10

La recensione

Saltiamo i preamboli e arriviamo subito al succo. Il quarto lavoro di El-P e Killer Mike, componenti del “supergruppo” rap Run The Jewels, è semplicemente il disco (dolentemente) perfetto al momento giusto. I due rapper ne sono così convinti che hanno deciso di far uscire il disco due giorni prima del lancio ufficiale, pubblicandolo gratuitamente sul proprio sito, dando la possibilità ai fans di poter fare delle donazioni alle associazioni legate al movimento #blacklivesmatter. La versione fisica arriverà solo a settembre.

In RTJ4 c’è tutta la rabbia e il dolore che sta emergendo in questi giorni negli USA e nel resto del mondo a seguito dei fatti di Minneapolis. Forse avrete già letto di un paio di versi rappati da Killer Mike in “walking in the snow” che recitano “E ogni giorno le news serali alimentano gratis la tua paura / E tu sei così insensibile che guardi gli sbirri soffocare un uomo come me / fino a che la mia voce passa da un grido a un sussurro, ‘Non riesco a respirare’” scritti un anno fa in riferimento all’omicidio di Eric Garner, un afroamericano ucciso dalla polizia nel 2014, e che con quel “I can’t breathe” sembra che parlino dell’omicidio di George Floyd, evento che ha riaccesso la protesta del movimento #blacklivesmatter.

Gli attacchi alla polizia e al razzismo istituzionale in America nelle mani pesanti di un gruppo meno abile rischiavano di diventare solo una lista di offese, bile e indignazione, ma El-P e Killer Mike sono maestri nel trasformare la loro rabbia in qualcosa che non solo è socialmente consapevole, ma anche un ascolto avvincente. L’esempio lampante è “Ju$t” realizzata insieme a Pharrell Williams e Zack de la Rocha dei Rage Against The Machine (quest’ultimo ospite abituale nei dischi dei RTJ), un attacco appassionato allo stato americano, ma anche una grande canzone con un gancio che funziona e una base perfetta.

Dopo gli infiammabili e aggressivi primi due dischi e una certa raffinatezza produttiva del terzo, questo quarto capitolo è non solo la quadratura del cerchio all’interno della loro discografia, ma anche uno dei dischi hip-hop che, semplicemente, passerà alla storia. I testi sono precisi e profondi e anche se non si riesce a tradurre tutto, l’attitudine e l’intenzione vocale restano chiare e intelligibile da tutti.

Il disco parte con "Yankee And The Brave (ep.

4)” in un’atmosfera da rap anni 90 à la Wu-Tang Clan con le percussioni che sembrano scariche di proiettili; tuttavia quello di RTJ non è gangsta rap, perché nei loro testi provano a rispondere alle questioni sociali e a supportare le voci delle comunità prese di mira da una politica americana che non aiuta le minoranze etniche. Da un punto di vista sonoro, i RTJ hanno come riferimento l’hip-hop old school duro e puro, ma si divertono anche a muoversi tra gli stili, dal ragga dancehall di “Holy Calamafuck” all’elettronica di “Never look back”, passando per il divertissement di “Ooh la la” prodotto da DJ Premier dei Gang Starr dove si mescola insieme gioia e resistenza, fino alla dark e introspettiva “Pulling the pin” con Josh Homme dei QOTSA e Mavis Staples (e mai una coppia così variegata è stata così perfetta).

Anche le rime pronunciate da Killer Mike (il nero) da Atlanta e El-P (il bianco) da Brooklyn, mai banali, basati su allitterazioni e trovate inventive, si mescolano tra loro alla perfezione: se in passato El-P sembrava quello più instabile e che andava fuori di testa, mentre Killer Mike colui che teneva la situazione sotto controllo, in questo disco il rapper della Georgia è quello che ha bisogno di qualcuno su cui appoggiarsi per la situazione davvero pesante che vivono lui e la sua gente, mentre El-P colui che questa volta deve intervenire.

Non c’è una canzone minore in tutto il disco, che è splendidamente equilibrato tra rabbia e consapevolezza, estremo realismo e artificio letterario. Il disco infatti si apre e si chiude con la sigla di un finto show televisivo anni ’60 dal titolo appunto "Yankee And The Brave (ep. 4)" con la speranza che questa brutta serie della gestione Trump si concluda presto.

 

TRACKLIST

01. yankee and the brave (ep. 4) (02:26)
02. ooh la la (feat. Greg Nice & DJ Premier) (03:03)
03. out of sight (feat. 2 Chainz) (03:21)
04. holy calamafuck (03:58)
05. goonies vs. E.T. (03:03)
06. walking in the snow (03:55)
07. JU$T (feat. Pharrell Williams & Zack de la Rocha) (03:25)
08. never look back (02:57)
09. the ground below (02:32)
10. pulling the pin (feat. Mavis Staples & Josh Homme) (03:37)
11. a few words for the firing squad (radiation) (06:42)
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