«LA RIVOLUZIONE DEL GIORNO PRIMA - Ritmo Tribale» la recensione di Rockol

Il ritorno dei Ritmo Tribale: la rivoluzione sta fuori dal coro

Dopo più di vent'anni, "La Rivoluzione Del Giorno Prima", il nuovo album del gruppo milanese che, tra disillusione generazionale e uno spirito ribelle mai acquietato, risponde a una passione ancora irrefrenabile

Recensione del 22 apr 2020 a cura di Marco Di Milia

Voto 7/10

La recensione

C’erano una volta i Ritmo Tribale… e ci sono ancora. Elementi di spicco dell’underground milanese, barricaderi e pure un po’ irruenti, hanno aperto, a modo loro, una strada tutta nuova per combinare la lingua italiana con un sound crudo e tagliente. E oggi, dopo più di vent’anni dall’ultima uscita - quel “Bahamas” che provava a fare i conti con un’assenza difficile, quella del cantante Edda dimessosi per divergenze artistiche e convergenze tossiche - e un altro millennio a cui rapportarsi, la ripartenza con “La Rivoluzione Del Giorno Prima”.

Pur senza grossi exploit di vendita, il quintetto milanese si è costruito un suo status di band di culto, indispensabile anello di congiunzione tra la realtà dei centri sociali e quelle del grande balzo in avanti della scena “alternativa” che negli anni Novanta stava vivendo il suo periodo di eccezionale fermento. Mettendo insieme furore hardcore con elementi presi da metal, funk e black music, i Ritmo Tribale hanno mostrato nella cornice palpitante del Leoncavallo la faccia irrequieta della Milano da bere.

Di nuovo insieme, dopo l’esperienza di gran parte del gruppo con la formazione dei NoGuru, Andrea Scaglia, Fabrizio Rioda, Andrea “Briegel” Filipazzi, Luca "Talia" Accardi e Alex Marcheschi hanno riavvolto il nastro della memoria con un disco cupo e pieno di vecchi fantasmi, capace di creare un filo diretto col passato evitando di peso l’operazione nostalgia.

Proprio da un tempo lontano arriva la voce, inconfondibile, con cui si apre “La Rivoluzione Del Giorno Prima”: “L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri tradizionali, le autorità costituite. Ad altri spetta il compito di curare ed educare. A noi il dovere di reprimere. La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!”. Attraverso le parole del famoso “monologo del Dottore”, interpretato da un carismatico Gian Maria Volonté, dal classico di Elio Petri “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, si rivela così un’esigenza ironica e sobillatrice che, prendendo in prestito la scena clou di una pellicola degli anni Settanta, evidenzia uno spirito militante mai davvero acquietato.

Da qui, i ritmi si colorano dell’urgenza di un punk-rock riottoso che cerca un equilibrio tra melodia ed esplosione liberatoria.

In sequenza arrivano, praticamente in ordine di pubblicazione, i singoli che ne hanno marcato il ritorno, da “Le cose succedono”, con la voce ruvida di Scaglia impegnata in un ritornello che mette bene in chiaro il concetto “Io non voglio vivere in memoria di me”, alla marcia marziale di “Resurrezione show”, cover in italiano dei Killing Joke. Ancora, una dichiarazione d’amore sui generis al capoluogo lombardo in “Milano muori”, dove luci della ribalta e contraddizioni sfidano le ansie di quanti vivono la metropoli divisi tra il desiderio di restare o fuggire, mentre nella viscosa “Autunno” si apre a una certa vena lisergica sorretta da acustica e tastiere, prima della chiusura affidata a una versione piano e voce di “Buonanotte”, dall’album “Mantra” del ’94. Un finale quasi delicato, in contrasto con la scarica abrasiva di un lavoro che nell’elettrica follia di “Jim Jarmush”, surreale dedica alla candida chioma del regista e sceneggiatore statunitense, ha tutta la sua inquietudine riassunta in un paio di sequenze fulminanti come “Aggrappato a un gin tonic mi lancio verso un altro naufragio” e un tormentone di irresistibile disagio che recita “Voglio i capelli di Jim Jarmush, voglio i capelli di Jim”, aggiornando di fatto l’assalto generazionale di “Sui giovani d’oggi ci scatarro su” degli Afterhours.

Costruito intorno alla presa di coscienza su quello che avrebbe potuto essere e che purtroppo, per i casi insindacabili della vita, non è stato, “La Rivoluzione Del Giorno Prima” è, ancora prima di essere il prodotto di una reunion, la conferma di saper andare dritti al punto insita nei Ritmo Tribale, senza l’uso di effetti speciali o trovate mirabolanti. La stessa traccia che dà il titolo al disco parte proprio da questo sentimento, ormai del tutto interiorizzato, di disillusione per una rivoluzione da rimandare a tempi migliori, consapevoli del proprio percorso. Così tra mille promesse disattese e una voglia di rispondere a una passione ancora irrefrenabile, si ricompongono i pezzi di una storia vissuta sempre fuori dal coro.

 

PS. L'album è disponibile sulle piattaforme di streaming e download, mentre le copie fisiche, in cd e vinile, sono acquistabili online e ai concerti. Tuttavia, dopo la cancellazione della data di presentazione dello scorso 18 aprile a causa dell'emergenza sanitaria che stiamo vivendo, il calendario degli appuntamenti live è ancora in via di definizione.

TRACKLIST

01. Intro (02:34)
02. Le cose succedono (03:34)
04. Resurrezione Show (06:55)
05. Milano muori (04:23)
06. Jim Jarmusch (03:02)
07. Cortina (04:28)
08. Autunno (05:15)
09. Buonanotte (04:44)
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