«THE NEW ABNORMAL - Strokes» la recensione di Rockol

Gli Strokes, probabilmente: "The new abnormal"

Se ne sono fregati di tutto e tutti e hanno fatto il disco che gli pareva, quando gli pareva: in questo, almeno, sono quelli di sempre. Per il resto...

Recensione del 07 apr 2020 a cura di Davide Poliani

Voto 8/10

La recensione

Ok, ripartiamo da zero.

 C'è un gruppo di New York che attraversa gli Stati Uniti per chiudersi agli Shangri La Studios di Rick Rubin - a Malibù, quelli dove sono passati un po' tutti, dai Metallica a Lady Gaga, passando per Bob Dylan, Red Hot Chili Peppers e Jovanotti - per registrare un disco, il primo da sette anni a questa parte. Un disco che si apre con una batteria elettronica minimale, quella di "The Adults Are Talking", il cui incedere scandisce per cinque minuti un intreccio di chitarre piuttosto teso, quasi new wave, ma che lascia il passo, subito dopo, a "Selfless", un midtempo costruito su una solida base di arpeggi, sfondo perfetto alle aperture melodiche della voce sul ritornello e ai ganci di chitarra che gli si aggrappano.

"Brooklyn Bridge To Chorus" ammicca al dancefloor, con la chitarra a inseguire un riff di tastiera solidamente innestato su una cassa in quarti, per tornare subito dopo ad atmosfere più canoniche - quelle di "Bad Decisions" - dove un incipit quasi springsteeniano prelude a una citazione più che esplicita - sul ritornello - del classico di Billy Idol "Dancing with Myself": "Eternal Summer" è una semi-suite da sei minuti dal piglio psichedelico, con un'importante intervento strumentale nella parte finale e una voce in falsetto che - su un arrangiamento molto stratificato, quasi impossibile da decodificare in pieno anche con un discreto paio di casse e un volume d'ascolto accettabile - sussurra "Life is such a funny journey" ("La vita è un viaggio così divertente").

Nei cinque minuti di "At The Door" la batteria non interviene nemmeno per un secondo: per un minuto esatto a condurre il gioco sono le tastiere, sulle quali si inserisce - in modo molto discreto - una chitarra, ma giusto a titolo di rinforzo.

La svolta arriva nella seconda parte della canzone, quando un riff di basso sintetisco inizia a smuovere le acque per condurre a un finale dove una voce distorta svolazza su un tappeto di tastiere alla Vangelis. Dopo "Why Are Sundays So Depressing" - chitarra e battiera, che a questo punto sembrano quasi una novità, ma con un ritornello sincopato che sorprende - la chiusura è affidata alla coppia "Not The Same Anymore" e "Ode To The Mets", dodici minuti abbondanti in due, dove si rallentano i battiti e si spazia dal crooning postmoderno all'elettronica retrò, per finire su una litania che sfuma su un ritornello corale etereo a dire poco.

"The New Abnormal" degli Strokes è un disco curioso: se Julian Casablancas e compagni avevano fatto dell'essenzialità - nella scrittura come negli arrangiamenti - la cifra che li aveva portati a diventare un fenomeno mondiale, nel suo sesto album in quasi vent'anni il gruppo newyorchese ribalta del tutto le proprie prospettive, vestendo canzoni complesse e a tratti asimmetrice - nessuna sotto i quattro minuti, giusto per dare un dato numerico - con una delle produzioni più sofisticate mai sperimentate, lontane anni luce dal crunch distorto e polveroso impresso come un marchio di fabbrica ai classici di "Is This It". A voler impostare una similitudine, si potrebbe dire che gli Strokes - dopo essere diventati maestri di stile andando in tuta alle serate di gala - adesso si stiano divertendo a vivere l'intimità della propria quotidianità con addosso completi di alta sartoria. Il che, per certi versi, ha una certa coerenza.

Quello di "Room on Fire" non è il genere di gruppo che sceglie un produttore famoso per dare una svolta alla propria carriera.

E comunque, anche se lo fosse stato, non avrebbe perseguito questo scopo con canzoni come quelle di "The New Abnormal", che resta un album contemporaneamente molto ambizioso e di basso profilo, bipolare, quasi a voler sparigliare senza però far rumore. Questa, senza dubbio, è classe, unita - anche - a una buona dose di maturità: Casablancas e i suoi, si potrebbe dire, hanno salvato la loro carriera non pensandoci, superando il proprio passato con la giusta dose di sfacciataggine per non restarne succubi, anche a costo di fare qualche passo falso - e in "The New Abnormal" ce ne sono almeno un paio, a cominciare dalla lunghezza di due o tre canzoni. Questo, però, è un lusso che possono concedersi, dato che per loro fortuna (e un po' anche per nostra) gli Strokes - di lavoro - non hanno mai fatto gli Strokes.

TRACKLIST

01. The Adults Are Talking (05:09)
02. Selfless (03:42)
03. Brooklyn Bridge To Chorus (03:55)
04. Bad Decisions (04:53)
05. Eternal Summer (06:15)
06. At The Door (05:10)
07. Why Are Sunday's So Depressing (04:35)
08. Not The Same Anymore (05:37)
09. Ode To The Mets (05:51)
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