«MAN ALIVE! - King Krule» la recensione di Rockol

King Krule è l'anticristo del cantautorato britannico contemporaneo

Il 25enne cantautore londinese torna due anni e mezzo dopo l'ultimo lavoro con un nuovo disco, con il quale conferma di essere il più anticonformista dei cantautori britannici di oggi. La recensione.

Recensione del 24 feb 2020 a cura di Mattia Marzi

Voto 8/10

La recensione

Nel video di "(Don't let the dragon) Draag on", uno dei singoli che hanno anticipato l'uscita di "Man alive!", King Krule è legato ad un palo e brucia su un rogo come uno stregone eretico o un anticristo. È il ruolo che ricopre nell'attuale scena cantautorale britannica: Archy Marshall è l'antitesi di Ed Sheeran e dei suoi cloni, un alchimista di stili che concepisce le sue canzoni come pozioni allucinogene piuttosto che come filtri d'amore per far perdere la testa alle ragazzine.

Non si sforza di piacere a tutti. Anzi: non si sforza proprio di piacere. La musica di King Krule punta piuttosto a essere respingente, partendo dal sound (inetichettabile) per arrivare alla struttura dei brani (niente strofe e ritornelli, ma un fiume di versi nel quale si rischia di annegare), passando per il modo di cantare del cantautore (sputa le parole come se fossero cocci di vetro e a tratti risulta quasi impossibile capire cosa sta raccontando). Osannato dalla critica - e meno amato dal pubblico - a due anni e mezzo di distanza dall'uscita di ".The Ooz" (che gli aveva permesso di ottenere una nomination ai prestigiosi Mercury Prize), Marshall torna con questo disco, con il quale ribadisce di essere il più anticonformista dei cantautori britannici di oggi.

Se già in "The Ooz" - che ha fatto arrivare la sua eco anche in Italia, ispirando più di un artista nostrano: Coez ha ammesso di aver provato ad avvicinarsi alle sue sonorità con alcune tracce di "È sempre bello", prodotto dal capitano dell'ItPop italiano Niccolò Contessa - King Krule aveva dato ampia prova della sua versatilità artistica, passando senza soluzione di continuità dall'hip hop al punk, dal jazz all'industrial, dal cantautorato acustico all'elettronica sperimentale, in "Man alive!" il 25enne cantautore della Londra suburbana alza ancor di più l'asticella.

Le melodie, che erano in qualche modo presenti in certi pezzi del disco precedente, qui vengono ridotte ai minimi termini per dare libero sfogo alla parte più irruenta e rabbiosa di Marshall, che nonostante sia riuscito a fare della sua passione un lavoro e sia recentemente pure diventato papà non riesce a liberarsi dei fantasmi dell'adolescenza, segnata dalla dipendenza dall'alcol e dalla depressione tra le basse e grigie palazzine di South London. In tutto l'album si annusa una perenne e intensa tenebrosità, ricreata a livello musicale con i suoni inquieti dei sintetizzatori, i vari campionamenti (ci sono messaggi della segreteria telefonica e annunci dei telegiornali), ritmi hip hop, un cantato che è più rappato che un cantato vero e proprio. Il tutto condito con un'attitudine molto DIY e sensazioni lo-fi (tra i riferimenti musicali cita le registrazioni del criminale Charles Manson e Daniel Johnston - lo stesso Daniel Johnston citato da Contessa in "Hipsteria" de I Cani: tutto torna).

Registrato tra Nunhead (il quartiere nativo di Marshall) e Stockport (dove si è trasferito per stare più vicino alla madre della figlia durante la gravidanza, fuggendo dalla monotona vita di South London), "Man alive!" è stato prodotto da King Krule stesso insieme a Dilip Harris, che lo aveva già affiancato per "The Ooz" - e prima di lavorare con lui aveva avuto a che fare con (tra gli altri) A Tribe Called Quest, Paul Weller e Blur.

Sempre più autonomo in studio, il cantautore si è occupato della maggior parte degli strumenti (unica presenza veramente fissa è il sassofonista Ignacio Salvadores, protagonista qui e là di alcune incursioni con il suo strumento), nel tentativo di mettere nero su bianco il sound che aveva in mente per colorare i pezzi di questo disco. Che spazia da tracce dense di rabbia ("Stoned again", "Comet face") ad altre in cui i toni si fanno leggermente più sognanti ("The dream", "Perfecto miserable") o minimal ("Slinky"), passando per alcuni episodi che definire psichedelici è dir poco ("Supermarché" parla di propaganda e brainwashing, "Cellular" è accompagnato da un video nello stile di "Yellow Submarine" dei Beatles, realizzato da Jamie Wolfe, visual artist di Los Angeles), anche se il vero gioiellino arriva quasi alla fine, con il jazz-industrial di "Underclass" (uno dei pezzi impreziositi dal sax di Salvadores).

King Krule non cerca facili scorciatoie e non si nasconde dietro alle mode del momento. "Man alive!" conferma che il cantautore londinese resta la cosa più distante dal tipo-Ed Sheeran che ci sia. Nulla contro la voce di "Thinking out loud", che è senza dubbio tra i più bravi hitmaker contemporanei, ma che rappresenta bene ciò che Marshall non è - e forse non sarà mai, se continua su questa strada: un uomo vivo dal punto di vista creativo, che non si accontenta di applicare alla sua musica formulette di successo, ma che preferisce cercare (e trovare) altre soluzioni. I suoi pezzi somigliano più ad esercizi di stile che a canzoni vere e proprie? Vero, ma chissenefrega: anche se Archy fa di tutto per non farceli piacere, a noi piacciono comunque.

TRACKLIST

01. Cellular (02:59)
02. Supermarché (02:36)
03. Stoned Again (03:25)
04. Comet Face (03:13)
05. The Dream (01:39)
06. Perfecto Miserable (03:15)
07. Alone, Omen 3 (02:47)
08. Slinky (02:50)
12. Underclass (03:30)
13. Energy Fleets (02:34)
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