«THE OOZ - King Krule» la recensione di Rockol

Il sound paranoico del giovane King Krule

King Krule è tornato in scena con un disco molto introspettivo che trasuda tutto lo spirito creativo del giovane talento inglese. Una voce grossa in un corpo esile. Questo è King Krule.

Recensione del 24 ott 2017 a cura di Antonio Ciruolo

La recensione

King Krule è tornato in scena con un disco pregno di una bella dose di inquietudine che certamente non mette il buon umore, ma almeno tenta di dare uno scossone alla scena musicale indie e non solo che circola oggigiorno. “The OZZ” è l’ultimo lavoro pubblicato.

Diciannove tracce, un’ora e poco più di musica che si arricchisce sempre di nuovi particolari sonori, per niente scontati, e che racchiude - come in un vortice - punk, acid rock, dark, jazz, beat hip-hop, blues e chi più ne ha più ne metta. Il giovane Archy Ivan Marshall, classe 1994, ragazzetto della Londra suburbana canta come se dovesse raccontare tutto quello che gli frulla nel cervello; e non è niente di bello. La sua voce potrebbe identificare il grido di una generazione che non sa più in che direzione andare, persa tra i vicoli di un futuro sempre più incerto e di un passato ormai troppo lontano per essere ricordato. Tralasciando l’atmosfera cupa e tetra alla “no future for you” giusto per citare i buon vecchi Sex Pistols, il talento artistico del giovane Archy è un diamante che ormai diviene sempre più brillante.

Gia nel 2013, dopo la pubblicazione del suo primo album “6 Feet Beneath the Moon” che riscosse molto successo, il più celebre anchorman d’America, David Letterman - molto nota è la sua passione per la musica - si accorse del talento dell’allora diciannovenne Archy e lo invitò all’interno del suo “Late Show” per suonare il singolo di lancio del disco “Easy Easy”.

Da allora sono passati ben quattro anni ma sembra che le mille paranoie che gravitano in quella testolina rossa non smettono di produrre musica di qualità. Il disco si apre con il brano “Biscuit Town”, una traccia che si avvicina alle vecchie produzioni soul della New York underground fine anni ’80, dove un tappeto di piano profondo accompagna la voce di King Krule che sembra raccontare il testo nei quasi quattro minuti di musica, quest’ultima composta da piccole improvvisazioni di chitarra jazz - molto minimale - e beat che sanno molto di hip hop. Insomma una atmosfera rilassata si percepisce in questo inizio di disco che subito diviene più rarefatta e cupa con la traccia successiva; sì, perché la voce di K.K. in “The Locomotive” trasuda angoscia, rabbia, con una melodia molto scura e ripetitiva che diviene un tutt'uno - sul finale - con la traccia successiva “Drum Surfer”. Qui la musica si fa ancor più dark, piena di fraseggi che rendono il tutto ancor più lugubre, con una doppia voce - oltre a quella di Archy - che sembra provenire da un universo ultraterreno, molto grossa e cavernosa nei toni. Insomma, un viaggio mistico e dannato è quello che dovrà affrontare l’ascoltatore. “Lonely Blue” sembra cantata da un giovane Nick Cave, “Logos” è il riassunto di un cuore infranto che, dopo aver raggiunto il fondo, cerca di trovare sollievo nella musica, una musica che si presta molto ad accenni jazz nella sua metrica. Il brano “Emergency Blimp” è molto alternative rock; chitarre secche, fraseggi ritmici serrati e veloci, con la voce paranoica del solito K.K. che quasi accenna a delle grida sofferenti nella parte conclusiva del brano. “Vidual” è la traccia più vicina al punk mentre “Half Man Half Shark” è un misto di generi non ben identificabili, ma dal sound davvero sorprendente.

Insomma, nulla da obiettare in questo “The OZZ”. C’è davvero di tutto e potrebbe accontentare persino gli ascoltatori più scettici. Proprio un bel lavoro caro King Krule.

TRACKLIST

01. Biscuit Town (03:42)
02. The Locomotive (02:51)
03. Dum Surfer (04:23)
04. Slush Puppy (02:42)
06. Logos (03:50)
07. Sublunary (02:10)
08. Lonely Blue (04:44)
09. Cadet Limbo (04:52)
10. Emergency Blimp (02:54)
11. Czech One (04:15)
13. Vidual (02:19)
16. The Cadet Leaps (04:21)
17. The Ooz (04:35)
19. La Lune (04:17)
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