«COSA FAREMO DA GRANDI? - Lucio Corsi» la recensione di Rockol

Lucio Corsi è diventato grande, come le sue canzoni: la recensione del nuovo album

Il cantautore toscano dimostra di non essere più solo la grande promessa del nuovo cantautorato indipendente italiano con queste nove canzoni prodotte insieme a Francesco Bianconi dei Baustelle.

Recensione del 24 gen 2020 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Lucio Corsi è diventato improvvisamente la grande promessa del nuovo cantautorato indipendente italiano. Forse eravamo distratti e non ce ne siamo accorti, ma ad un certo punto i principali esponenti del genere, su tutti Brunori e Francesco Bianconi, hanno cominciato a parlare di lui in giro e a sponsorizzarlo, facendogli aprire i loro concerti e permettendogli così di farsi un nome tra i seguaci della scena. Non possiamo che esserne contenti: da queste parti ci eravamo accorti di lui già cinque anni fa, ai tempi degli esordi con gli Ep "Vetulonia dakar" e "Altalena boy", e lo avevamo continuato a seguire con interesse anche dopo l'uscita del secondo disco, "Bestiario musicale". Ora per il cantautore toscano, nel frattempo entrato nel roster di Sugar, arriva la prova più importante: dimostrare di non essere più solo una promessa, ma qualcosa di più. Lo fa con un album intitolato emblematicamente "Cosa faremo da grandi?", prodotto proprio insieme al leader dei Baustelle: nove canzoni in cui Corsi perfeziona il suo stile, mischiando la sua attitudine da moderno cantastorie e l'eredità dei folksinger americani con il Bowie più glam, De Gregori e Renato Zero.

Nel mondo di Lucio Corsi bisogna entrarci in punta di piedi. Senza fare troppo rumore. Bussando alla porta con delicatezza, perché la comunicazione aggressiva, il clamore e la spettacolarizzazione proprio non gli piacciono: "Toc toc... Si può?". Oltre la soglia c'è un bizzarro microcosmo popolato dai personaggi, dai luoghi e dagli oggetti delle sue canzoni: nei dischi precedenti c'erano lepri che con un balzo riuscivano a raggiungere la luna, alieni, astronavi, bambini che sparivano dopo giri della morte sulle altalene; qui, invece, troviamo artigiani di conchiglie, orologi che diventano macchine del tempo e buche che portano dall'altra parte del mondo, tra le varie cose. La scrittura è sempre la stessa, onirica e poetica, messa però al servizio di un racconto diverso: sullo sfondo non c'è più la campagna toscana, come nei dischi precedenti, che avevano reso Lucio Corsi un cantautore "green" ante-litteram. O meglio: non c'è più solo quella.

Dal punto di vista musicale, la presenza di Francesco Bianconi non è invadente: oltre a suonare mellotron, prophet e moog, il frontman del Baustelle ha aiutato Corsi a circondarsi di un una decina di musicisti - c'è anche un quartetto d'archi - per provare a portare la sua musica a uno step successivo rispetto alle solite ballate chitarra e voce. L'obiettivo sembra essere stato centrato: in "Freccia Bianca" (ovvero come rendere fiabesco anche un noiosissimo viaggio in treno) il cantautore toscano si lascia influenzare dal glam rock di T. Rex e Bowie, in "Big buca" e "L'orologio" guarda più a certe ballate del Renato Zero Anni '70, mentre in "Senza titolo" il punto di riferimento sembra essere il De Gregori più ermetico e astratto di "Cercando un altro Egitto" e "Informazioni di Vincent".

A differenza di "Bestiario musicale", un concept in cui a ogni canzone corrispondeva un animale, stavolta il cantautore toscano propone un racconto più ampio, facendo convivere nello stesso disco canzoni scritte in periodi diversi e perciò non necessariamente legate tra loro da un unico filo conduttore ("In fin dei conti scrivere un disco è convincere nove canzoni che non si conoscono ad andare ad abitare insieme", scrive nella bella scheda che accompagna "Cosa faremo da Grandi?"). Continuando però a preferire alla cronaca spicciola della quotidianità tipica dell'ItPop e ai racconti edificanti del cantautorato più classico e tradizionale storie che non hanno grosse pretese se non quella di farti sognare a occhi aperti e portarti in un'altra realtà. Ché, come canta lui in "Senza titolo", "a volte usare l'immaginazione stanca, ma è stancante anche chi non la usa".

TRACKLIST

02. Freccia bianca (03:19)
03. L'orologio (02:02)
04. Trieste (03:23)
05. Onde (03:59)
06. Senza titolo (02:56)
07. Amico vola via (03:54)
08. Bigbuca (03:15)
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