«ART IS A CAT - Dining Rooms» la recensione di Rockol

L'eleganza artigianale dei Dining Rooms in forma canzone

Torna dopo cinque anni il progetto del duo milanese Ghittoni+Malfatti. Non solo downtempo, ma una ricca selezione di stili, dall'hip-hop strumentale alla canzone folk soul per un disco ricco e vario.

Recensione del 23 gen 2020 a cura di Michele Boroni

La recensione

Fin da quando è nato, nel lontano 1999, The Dining Rooms è sempre stato un progetto di difficile catalogazione. Trip-hop, electronic soul, cinematic music, downtempo, hip-hop strumentale, molte sono state le etichette associate al duo formato da Stefano Ghittoni e Cesare Malfatti (già dei La Crus), rispettivamente ai loop & beat e alla parte strumentale acustica. Tutte definizioni corrette, ma mai pienamente complete per descrivere un percorso sonoro sempre fresco e contemporaneo che, dopo cinque anni di silenzio, si arricchisce con questo “Art is a cat” ancora per la Schema Records. Arricchisce è, in questo caso, il termine giusto, considerato il numero delle tracce – diciannove - per circa sessanta minuti di durata. Ricca anche la varietà di stili e anime musicali: oltre ai classici brani strumentali, dall'iniziale “Nobody Knows” a “Summer blues” a “Mare della tranquillità” che rimarcano il trademark del progetto, vicine alle prime cose di Dj Shadow, si aggiungono una serie di composizioni a forma-canzone, che rappresentano la novità di questo “Art is a cat”.

C'è la bella title track dalle tinte folk orchestrale cantata dall'esordiente italo-salvadoregna Beatrice Velasco Moreno, oppure “Little Girl”, cantata in inglese e arabo dall'italo-tunisina Rahma Hafsi (qualcuno la ricorderà in una delle prime edizioni di X Factor) che ci proietta subito nel mondo degli Zero 7, oppure la conclusiva ballad “She says I'm bad” cantata dallo stesso Ghittoni che nei tardi anni 80 aveva costituito la band di rock psichedelico “Peter Sellers and the Hollywood Party”. Non mancano poi le voci che da sempre accompagnano The Dining Rooms come Georgeanne Kalweit e Sean Martin, quest'ultimo voce del primo singolo estratto il funk rock “When you die” di cui consigliamo l'ascoto anche della versione remix a cura di Massimo Martellotta (non presente sul disco, ma pubblicato nel singolo e trovabile in rete). Per la prima volta nella storia del progetto milanese c'è anche una canzone in italiano, “Nella sua loca realtà”, un atto d'amore per la canzone anni 60-70 e interpretata con trasporto da Lola Kola, voce e animatrice di Tropicantesimo, collettivo artistico del Pigneto.

Il comune denominatore di questa varietà stilistica è la cura e l'eleganza artigianale che viene riservata alla composizione e all'esecuzione di ciascun brano, dalla scelta delle voci, alla costruzione delle atmosfere fino ai misurati assoli (pregevoli quelli di tromba suonati da Gianni Sansone). Un disco davvero generoso e florido che sicuramente ci accompagnerà per molti mesi in questo inizio 2020.  

TRACKLIST

01. Nobody Knows (04:13)
02. When You Died (Feat. Sean Martin) (03:17)
03. Ohm And Raga (03:47)
04. Little Girl (Feat. Rahma Hafsi) (03:23)
05. Astratto (00:40)
06. Art Is A Cat (Feat. Beatrice Velasco Moreno) (03:37)
07. Alli Guai (03:01)
08. Carpet Of Green (Feat. Georgeanne Kalweit) (04:18)
09. Summer Blues (04:21)
10. Sweet Love (Feat. Beatrice Velasco Moreno) (03:31)
11. Nella Sua Loca Realtà (Feat. Lola Kola) (03:29)
12. Ghosts (02:12)
13. Two Thousand Parts (Feat. Sean Martin) (03:18)
14. Mare Della Tranquillità (02:00)
15. Teach Me To Dance (Feat. Beatrice Velasco Moreno & Sean Martin) (03:30)
16. Intreccio (01:19)
17. No Frame (Feat. Georgeanne Kalweit) (05:02)
18. I Love You (01:52)
19. She Says I'm Bad (03:37)
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