«ROLLING POP - Massaroni Pianoforti» la recensione di Rockol

Con Massaroni anche Baglioni diventa cool: la recensione di "Rolling pop"

Nel nuovo disco del cantautore lombardo ci sono undici canzoni in bilico tra imitazione e rivisitazione della voce di Q.P.G.A. Lo abbiamo ascoltato.

Recensione del 28 dic 2019 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Era inevitabile che prima o poi anche Claudio Baglioni venisse recuperato e riletto in chiave contemporanea all'interno del mondo indie, lo stesso che negli ultimi cinque anni ha mostrato una certa passione per il Venditti degli Anni '80, gli Stadio, Luca Carboni - insomma per tutti quei cantautori detti "disimpegnati" e per questo considerati di "serie b" rispetto ai soliti De André, De Gregori, Guccini. Strano che non sia successo prima, ché buona parte dei cantautori del giro ItPop si ispira proprio a Claudione e al suo modo di raccontare l'amore mischiando tenerezza, un vago senso di smarrimento e la difficoltà a lasciarsi alle spalle l'adolescenza per entrare nel mondo dei "grandi" (vero Calcutta, vero Gazzelle?). A farlo ci pensa Massaroni Pianoforti con "Rolling pop", undici canzoni in bilico tra imitazione e rivisitazione.

Gianluca Massaroni - questo il vero nome del cantautore, lombardo di Voghera classe 1976, tre album alle spalle prima della firma con Cramps Records, storica etichetta fondata all'inizio degli Anni '70 e rilanciata da Sony, che ne ha acquisito nel 2013 la proprietà affidandone la direzione artistica a Boosta dei Subsonica - la passione per Baglioni non la nasconde. Qualche settimana fa lo abbiamo portato a fare un giro in un negozio di musica a Roma per farci raccontare i suoi dischi preferiti e il primo vinile che ha preso da uno scaffale è stato "Oltre" (mica un dischetto: è praticamente il "Fitzcarraldo" di Baglioni, l'album le cui lavorazioni tennero impegnato il cantautore romano per quattro lunghissimi anni): "E pensare che lo detestavo, perché era il cantante di mia madre e delle ragazzine", ci ha confidato, "poi un giorno a casa mi sono ritrovato ad ascoltare la musicassetta di 'Oltre'. Non avevo capito un cazzo".

Ci sono almeno tre canzoni di "Rolling pop" in cui la rivisitazione rischia di scivolare nell'imitazione: in "Popcorn", "Le gattine" e "In erba" Massaroni sembra divertirsi a imitare la voce di "Questo piccolo grande amore" anche a livello di timbrica, non solo nei testi (il disco è una sorta di concept in cui Massaroni racconta i lati chiari e i lati oscuri dell'adolescenza). In altri brani i riferimenti sono più mascherati: "Mattomondo" e "Fuorimano" sono più vicine allo stile di Fossati, "50 settimane" (il singolo che ha anticipato l'album) e "Abberlino" a quello di Ivan Graziani.

I confini tra i giochi di rimando e la sua personalità autoriale sono poco netti. E le citazioni sono metabolizzate fino a far parte del DNA di Massaroni. Che però riesce ad essere, oltre che citazionista, anche contemporaneo. Basti ascoltare l'ultima traccia, "Rollingstone", che suona come una requisitoria nei confronti dei colleghi della sua generazione, quella dell'indie diventato mainstream: "Ci siam sentiti indie come dinosauri estinti / fino ad alleggerirci con la musica leggera e pop / se prima erano i vinti e ora sembrano i più finti / in posa come bimbi sulla copertina Rolling Stone". Una canzone che da sola vale il prezzo del biglietto. Baglioni o non Baglioni.

TRACKLIST

01. Le gattine (03:57)
02. Mattomondo (04:10)
03. 50 Settimane (03:06)
04. Abberlino (02:50)
05. In erba (04:28)
06. Caffex (04:06)
07. Popcorn (sei un bel film per tutti) (03:17)
08. Fuorimano (03:06)
09. Blablabla (04:01)
10. Jennifer (02:22)
11. Rollingstone (04:17)
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