«ALL MIRRORS - Angel Olsen» la recensione di Rockol

"All mirrors", la matura reinvenzione di Angel Olsen

Tra orchestrazioni sontuose e synth anni 80, Angel Olsen, ex cantante folk rock, sforna un disco straordinario cantando di amori tossici finiti. E' nata una sontuosa interprete.

Recensione del 12 ott 2019 a cura di Michele Boroni

La recensione

Chi da questo “All Mirrors” si aspetta un disco alt-folk rock catartico magari mescolato a qualche sensazione garage, resterà probabilmente deluso. Angel Olsen in questo anni è molto maturata musicalmente e ha abbandonato la chitarra decidendo di cambiare il mondo sonoro da abbinare alla sua voce vulnerabile e ai testi che raccontano l'uscita da relazioni tossiche. La novità qui sta tutta nella produzione (della Olsen insieme a John Congleton) e negli arrangiamenti (a cura di Jherek Bischoff e Ben Babbitt) che mettono insieme orchestrazioni sontuose e sinistre con synth anni 80, tamburi fragorosi e dissonanze che conferiscono alle composizioni tensione ma anche un affascinante senso di pace. Merito anche di una registrazione che gioca sui contrasti e sulle distorsioni: gran parte delle canzoni sembrano che siano state suonate in una cattedrale creando sempre un leggero riverbero, talvolta la voce della Olsen è molto alta nel mix, proprio come in certe produzioni hollywoodiane anni 50, creando talvolta un'atmosfera claustrofobica.

Nell'iniziale “Lark”, pop orchestrale e dall'incedere epico, e nella successiva “All Mirrors” si capisce che ci troviamo di fronte a un disco speciale, dove anche l'arrangiamento degli archi non fa il verso alla modalità Scott Walker, ma nemmeno a Serge Gainsbourg – per citare due stilemi classici usati dalle band alt rock quando approcciano alle orchestrazioni – ma semmai è più vicino alle colonne sonore nei vecchi thriller. Ma ogni canzone meriterebbe una descrizione accurata, dalla sognante slow disco “Too easy” alla devastante “Tonight” che sembra uscita da un incubo di Lynch, dalla languida “New Love Cassette” al pop di “What it is”. 

I testi (tutti della Olsen) parlano di amori finiti male, ci sono quindi ampie concessioni alla tristezza, ma non alla disperazione. "Mi piace l'aria che respiro / Mi piacciono i pensieri che penso / Mi piace la vita che conduco / senza di te" canta in “Tonight”.“Impasse” è la classica canzone che potremmo aspettarci come tema di un film di 007 scritto Phoebe Waller-Bridge, mentre in “Endgame” sembra che la cantante originaria del Missouri ti stia cantando all'orecchio. L'altissimo livello interpretativo della Olsen del resto lo si era intuito anche nella sad banger “True Blue” contenuta in “Late Night Feelings” di Mark Ronson.

Il clima anni '50 che si respira nella seconda parte del disco culmina nella straordinaria finale “Chance” dove la Olsen, tra Judy Garland e Patsy Cline, canta "Sto camminando attraverso le scene / sto dicendo tutte le battute / Vorrei poter non vedere alcune cose che la vita mi ha dato”. Insomma, se non si fosse capito, “All Mirrors” è per chi scrive uno dei dischi più belli e intensi del 2019.

 

TRACKLIST

01. Lark (06:18)
02. All Mirrors (04:42)
03. Too Easy (02:57)
04. New Love Cassette (03:26)
05. Spring (03:23)
06. What It Is (03:16)
07. Impasse (04:23)
08. Tonight (04:38)
09. Summer (04:05)
10. Endgame (05:19)
11. Chance (05:59)
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