«MAGMAMEMORIA - Levante» la recensione di Rockol

Levante è diventata grande: la recensione del nuovo album 'Magmamemoria'

Il debutto della cantautrice per una major dopo tre dischi pubblicati da indipendente è il suo lavoro più difficile e meno immediato: ecco perché.

Recensione del 04 ott 2019

La recensione

di Mattia Marzi/Gianni Sibilla

Sorpresa: l'esordio di Levante per una major è il suo album più difficile (e meno immediato). Dopo tre dischi pubblicati da indipendente, Claudia Lagona ha firmato all'inizio di quest'anno un contratto con la Warner e ora torna con una manciata di canzoni mature e consapevoli tanto nei suoni quanto nei testi, che riescono ad essere pop anche con ben poche concessioni al facile ascolto. Un disco che mette assieme le sue diverse anime mostrate nei dischi precedenti - il cantautorato, le basi elettroniche - con elementi per lei inediti come l'orchestra.

In "Magmamemoria" Levante unisce i puntini. Cinque anni dopo l'esordio con "Manuale distruzione", contenente quella "Alfonso" che nel 2013 fece di lei un vero fenomeno indie pop ante-Thegiornalisti e ante-Calcutta, la cantautrice si guarda indietro e racconta la sua maturità artistica in tredici canzoni in cui riesce a far coabitare e coesistere le sue diverse sfaccettature in maniera pacifica: se nel disco precedente era il caos a legare tra loro i brani, qui il disordine si trasforma in una riflessione più consapevole sugli affetti e sui ricordi. E diventa nostalgia - la "magmamemoria" del titolo - che ribolle come dentro a un vulcano. L'identità musicale di Levante è contemporaneamente omogenea e varia: è la sua ecletticità.

Un aspetto interessante dell'album riguarda la scrittura dei testi. Se nei suoi primi tre lavori Levante era sembrata un po' restia a writing sessions collettive (le canzoni di "Manuale distruzione" e "Abbi cura di te" furono co-firmate con il solo Bianco, quelle di "Nel caos di stanze stupefacenti" con Dario Faini), stavolta si è fatta affiancare da un team di autori un po' più allargato, in una parte delle canzoni. Ne fanno parte, oltre allo stesso Faini (co-firma un solo brano, "Se non ti vedo non esisti"), Dimartino e Colapesce, che hanno scritto insieme a lei "Lo stretto necessario" (in duetto con Carmen Consoli) e "Regno animale", quest'ultima firmata a sei mani con Luca Serpenti: "Mi leggono nel pensiero, parlano il mio stesso linguaggio emotivo", spiega Levante. Si spazia da un notiziario sui fatti di cronaca ("Andrà tutto bene") a una velata critica al mondo dei social ("Bravi tutti voi", che è un'ideale prosecuzione di "Non me ne frega niente", la hit di "Nel caos di stanze stupefacenti"), passando per una storia d'amore finita ("Antonio") e il ricordo di chi non c'è più ("Arcano 13", dedicata a suo papà).

Di "Magmamemoria" sorprende il modo in cui Levante riesce ad unire la rabbia con la dolcezza. Non solo a livello di interpretazione, complice la sua capacità di passare dai toni più soffici di "Questa è l'ultima volta che ti dimentico" a quelli più aggressivi de "Il giorno prima del giorno dell'inizio non ha mai avuto fine" (con quel "Che ci faccio col tuo ricordo? / mi ci pulisco il culo" urlato a pieni polmoni), ma anche e soprattutto negli arrangiamenti, con la produzione di Antonio Filippelli - già al fianco della cantautrice per l'album del 2017 - che unisce il suono delicato degli archi a quello più prepotente delle chitarre elettriche e delle percussioni.

Qual è l'identità musicale di Levante del 2019? Quando l'abbiamo intervistata recentemente ci ha spiegato che il suo stile è non averne uno. L'identità musicale di Levante è contemporaneamente omogenea e varia: c'è un filo conduttore in queste canzoni, anche se spaziano tra diversi generi. Alla fine questo è il pop, nella sua accezione migliore e più ampia: sa essere contemporaneamente complesso e accessibile. Levante si è riconfermata come una dei migliori nomi del pop nostrano, e lo ha fatto a modo suo, senza sconti.

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