La “Magmamemoria” di Levante: “La musica è la mia psicanalisi”

La cantautrice siciliana racconta il nuovo album, il primo per la Warner: "Questo è il mio periodo rosso, ragiono attraverso i colori: è il nome che ho dato alla mia nostalgia"

La “Magmamemoria” di Levante: “La musica è la mia psicanalisi”

Passato, presente e futuro si rincorrono nel nuovo album di Levante. "Magamemoria" esce il 4 ottobre ed è il suo quarto lavoro, ma dai tempi di "Alfonso" e della "vita di merda" è passata molta acqua sotto i ponti.
Questo è anche il primo album di Claudia Lagona dopo la popolarità post X Factor (fine 2017), nonché il primo per la major Warner. Ma Levante non è cambiata: il caos che aveva dato il titolo all'album precedente è sempre presente, solo che ora si è trasformato in una riflessione più consapevole sugli affetti e sui ricordi, in cui i diversi piani temporali si sovrappongono. Anche musicalmente: è un disco in alcune parti molto ritmico  ed elettronico, in altre più tradizionale, con tanto di orchestra. L'album è stato prodotto da Antonio Filippelli (già al lavoro sul precedente), è stato scritto quasi interamente da Levante, più alcune collaborazioni con Colapesce e Dimartino (tra cui "Lo stretto necessario" con Carmen Consoli) e Dario "Dardust" Faini (che co-firma "Se non ti vedo non esisti).
"Faccio coabitare e coesistere le mie diverse anime in maniera pacifica", ci racconta Claudia, che abbiamo incontrato nella sede della sua nuova casa discografica. "Le mie canzoni sono in prima persona. Rischio sempre, sia quando parlo di collettività, sia quando parlo di intimità". Appuntamento, dopo l'usicita del disco, al 23 novembre: la sua prima volta al Forum di Assago, durante la Milano Music Week.


Che cos’è “Magmamemoria”?
“Magmamemoria” è il nome che ho dato alla mia nostalgia, un nome che dà un’immagine del disco stesso. Mi immagino la memoria come qualcosa di rosso, caldo, che brucia. Così sono i ricordi, in ebollizione come dentro un vulcano. Questo disco racconta del tempo che passa, ma anche di quello che sarà: passato presente e futuro si rincorrono nel disco, tra storie d’amore finite, mai iniziate, e prese di coscienza sociali e ricordi dell’assenza di qualcuno. E’ il mio momento rosso: come Picasso mi muovo attraverso i colori.

Da “Caos” a questo disco è cambiato il mondo attorno a te: la popolarità di X Factor, il passaggio da Carosello alla Warner. Hai percepito la pressione?
La storia con Carosello è stata bella, hanno investito su di me tempo e denaro, dandomi grandi possibilità. Come spesso accade nelle storie, il rapporto si è esaurito e ci siamo salutati con grande rispetto. Avevo un pregiudizio nei confronti delle major, ma in Warner ho trovato un livello di professionalità altissimo e un bel modo di lasciarmi lavorare. Solo per studiare il rosso della copertina li ho fatti impazzire e hanno fatto un lavoro pazzesco.…
Ho ampliato sicuramente il mio raggio d’azione, sono cambiati i numeri, ma la mia percezione non è molto cambiata: continuo ad avere un seguito molto simile a quello che avevo prima di X Factor. C’è una macchina più grossa che si muove attorno a me, ma è più una gioia che una pressione. Mi viene da pensare: “Guarda quanto siamo cresciuti, siamo diventati grandi”.

Come è nato questo "Magmamemoria"?
Ho iniziato a scrivere questo album nel nel giugno 2018, in contemporanea al mio secondo romanzo. All’inizio erano tutti preoccupatissimi: arrivavo da un disco che aveva avuto un bel seguito, e quando ho mandato ai miei collaboratori i provini fatti con voce piano. non ho avuto grande riscontro. Poi sono entrata in studio nell'ottobre 2018: Antonio Filippelli, il mio produttore, ha capito che cosa volevo dire come lo volevo dire.  E’ un disco consapevole, che anche musicalmente si sposta attraverso il tempo, con suoni anni ’90 rielaborati attraverso la sensibilità attuale. C’è l’orchestra di Budapest in due terzi delle canzoni: anche nella musica passato presente e futuro si rincorrono.

In “Magmamemoria” ci sono diversi suoni e diversi stili: l’elettronica, l’orchestra appunto, il cantautorato. Ma qual è il tuo stile?
Faccio coabitare e coesistere le mie diverse anime in maniera pacifica. Crescendo ho capito ci sono tante cose sai. Da piccola, quando avevo 15 anni o 16 anni, ho sofferto tutte le indicazioni che mi davano, suggerendo di essere in un modo o in un altro. Poi ho capito che la mia cifra stilistica era non averne una. Io sono tante cose, anche nella vita di tutti giorni da come mi vesto a a come mi rapporto con gli altri. Il caos c’è sempre, l’ho accettato. C’è da aspettarsi un brano con Carmen Consoli e subito dopo un brano con suoni urban, e magari ancora un’interpretazione più classica, alla Mina

Scrivi in prima persona, in molte delle canzoni. Quanto c’è di autobiografia diretta e quanto di racconto?
Rischio sempre, sia quando parlo di collettività e quando parlo di intimità. Ci metto sempre la faccia, ho sempre utilizzato la musica come un diario, è nata così questa questa grande passione. Perché smettere di di fare questa sorta di psicanalisi gratuita? Utilizzo questa questa fonte creativa per sciogliere dei nodi: rimangono delle pagine scritte e delle fotografie. Addirittura le canzono mi fanno ricordare cosa della mia vita che avevo rimosso. Poi a volte sono a attrice, osservo, mi immedesimo racconta una storia, che poi diventa mia.

Spesso fai, se non i cognomi, almeno i nomi come in “Antonio”. Senza entrare nel gossip: come la prendono le persone coinvolte nelle tue canzoni?
Antonio è dedicata a questa questa storia d’amore, finita: secondo me meritava una canzone. Ma la cosa bella è che nessuno di noi ha mai avuto bisogno del gossip, e lo dimostra proprio la musica: non ho mai avuto bisogno di una fotografia, ma solo delle canzoni. E’ un momento in cui si tende a mostrare continuamente, io provo a mostrare i sentimenti attraverso le canzoni.

Però tu usi tantissimo i social e ne critichi pesantemente l’uso, in “Bravi tutti voi”.
E’ vero: li uso molto, e ne critico le derive. “Bravi a tutti voi” è poi una critica ai maestri del tutto, a quelle personalità presuntuose che non si potevano permettere il lusso di esserlo. Anche se non ho ancora bene percepito come è arrivata...
Sui social scelgo cosa mostrare - oerò proteggo le persone, i miei affetti, le relazioni, l’ho imparato con il tempo. Piuttosto sui miei social c’è un’esposizione della mia visione estetica, quello sì. Sono vanitosa ed egocentrica, se no non farei questo lavoro…

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