«MASTERS - VOL. 2 - Lucio Battisti» la recensione di Rockol

"Masters - Vol. 2": continua la preziosa opera di rimasterizzazione di Battisti

Si completa il lavoro di restauro e rimasterizzazione dell'opera "Batttisti come non lo hai mai ascoltato": 48 canzoni estratte direttamente dai nastri analogici originali restaurati e rimasterizzati a 24bit/192KHZ, la migliore definizione attualmente.

Recensione del 01 ott 2019 a cura di Redazione

La recensione

Quando nel 2017 uscì "Masters", da queste parti lo accogliemmo come una delle più apprezzate operazioni di rimasterizzazione e ristampa su vinile della storia della musica italiana: sessanta canzoni di Lucio Battisti venivano rimesse a nuovo e rientrarono in classifica. Non possiamo che accogliere con lo stesso entusiasmo questa nuova uscita, che di quell'operazione è una logica prosecuzione: "Masters - Vol. 2" va a completare il lavoro di restauro e rimasterizzazione dell'opera "Batttisti come non lo hai mai ascoltato". 48 canzoni estratte direttamente dai nastri analogici originali restaurati e rimasterizzati a 24bit/192KHZ, la migliore definizione attualmente possibile.

"Masters - Vol. 2" è disponibile in due versioni: cofanetto da quattro cd e booklet da quaranta pagine oppure cofanetto versione triplo vinile. Il booklet contiene foto e interviste a musicisti e produttori che hanno lavorato con Battisti: si riparte da personaggi chiave del mondo battistiano come il produttore e discografico Alessandro Colombini e i musicisti Alberto Radius e Franz Di Cioccio, che già avevano contribuito al primo volume, e a questi si aggiungono Mario Lavezzi, il fonico Gaetano Ria, Phil Palmer, Mara Maionchi e Renzo Arbore, che ebbe un ruolo molto importante per i primi passi della carriera di Battisti.

Nei primi tre dischi trovano spazio canzoni appartenenti al periodo della collaborazione con Mogol come "Non è Francesca", "Insieme a te sto bene", "Vento nel vento", "Confusione", "Ma è un canto brasileiro", "Prendi fra le mani la testa", "Io ti venderei", "L'interprete di un film", "Donna selvaggia donna". Buona parte del quarto disco, invece, contiene brani pescati dai cosiddetti album "bianchi" (alcuni furono già inclusi nel primo volume), quelli della collaborazione con Pasquale Panella, che rappresentò l'ultimissima parte della discografia del cantautore laziale, dal 1986 di "Don Giovanni" al 1994 di "Hegel".

La differenza, rispetto al volume precedente (ma è una novità degli ultimi giorni), è che ora buona parte della discografia di Battisti è approdata finalmente sulle piattaforme di streaming, e dunque ne esiste una versione digitale. Ciò nonostante, questo disco ci offre qualcosina in più di Battisti: non solo musicista e cantante, ma anche cultore del suono, un vero e proprio artigiano che amava - insieme ai suoi musicisti - curare ogni singolo particolare del suono in sala di registrazione. "Aveva un modo rivoluzionario di comporre. Faceva canzoni squadrate in barba ai 4 quarti tradizionali. Lucio nel suo modo di fare musica aveva scomposto la metrica tradizionale. E lo aveva fatto partendo da usi e costumi che sono invece storicamente tipici della musica inglese ed americana", racconta Colombini. "Era meticoloso, basico nella musica, quintessenziale. A volte ascoltava gli arrangiamenti e diceva che c'era troppa confusione troppa roba, voleva asciugare i brani, renderli meno carichi di suoni", ricorda invece Mario Lavezzi.

Il quadro che emerge dall'ascolto delle 48 canzoni rimasterizzate e dai racconti di chi ha avuto a che fare con lui tende a concentrarsi su Battisti uomo di studio di registrazione, musicista tra i musicisti, di­rettore d'orchestra senza partiture, restio ai live, ma molto incline ai segreti del banco mixer e costantemente alla ricerca di nuovi suoni e nuovi macchinari in grado di produrre nuovi suoni.

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