«JUGOSLAVIJA - Giovane Giovane» la recensione di Rockol

Giovane Giovane è l'anello di congiunzione tra Vasco Brondi e Calcutta

L'album d'esordio del cantautore livornese (ma romano d'adozione) è uscito già da un po', ma se ne sta cominciando a parlare solamente ora: ecco com'è.

Recensione del 23 mag 2019 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Quello che contano, alla fine, sono le canzoni. Lasciamo per una buona volta da parte i discorsi sull'indie, sul mainstream, sulla scena, sui generi. La verità è che i nuovi cantautori che si sono fatti strada negli ultimi anni hanno capito di avere alle spalle una meravigliosa tradizionale musicale e hanno deciso di portarla avanti senza scimmiottare gli altri. L'indie, il mainstream, le scene e i generi sono destinati a scomparire. Le canzoni no: quelle possono restare. E se sono belle e potenti come quelle di Giovane Giovane hanno qualche opportunità in più. "Jugoslavija", l'album d'esordio del cantautore livornese (ma romano d'adozione), è uscito già da un po', ma se ne sta cominciando a parlare solamente ora, vuoi anche perché si è deciso a presentarlo ufficialmente solo in questi giorni, con una festa ospitata da uno dei locali simbolo della scena romana, Le Mura, in zona San Lorenzo. Contiene dieci canzoni accumulate da Giovane Giovane nel corso degli ultimi quattro o cinque anni, che parlano di relazioni, città, province e terrazzi da cui si vede il mare.

La storia del paese che gli dà il titolo, oltre a essere una fissazione di Giovane Giovane (che in un'ex città iugoslava, Mostar, oggi parte della Bosnia-Erzegovina, è andato a girare il video di uno dei brani contenuti nel disco, "Perdoname madre"), nell'album diventa la metafora di una relazione: la serena convivenza, i primi segnali di intolleranza, lo scontro, la disgregazione, la fine del conflitto. E tutto quello che viene dopo. Le macerie, insomma, che stanno lì a ricordare quello che c'è stato prima: gli alibi di chi guarda al passato con nostalgia.

Raccontato così, ce ne rendiamo conto, "Jugoslavija" non intriga. Una chiave di lettura più semplice? Immaginate questa manciata di canzoni come l'anello di congiunzione tra Vasco Brondi e Calcutta. Troppo semplicistica? Però, con buona pace di Tommaso Paradiso, che in un vecchio post pubblicato sui social lo accusò - provocatoriamente - di aver creato una generazione di mostri analfabeti spingendo gruppi di tredicenni a scrivere musica senza che sapessero prima parlare, Vasco Brondi è stato il cantore del disagio della generazione di fine anni '80 e inizio anni '90 già prima di Calcutta. E del cantautore ferrarese Giovane Giovane sembra riprendere il modo di raccontare - oltre il disagio dei trentenni degli anni Duemiladieci - le relazioni e la provincia, tra nostalgia e voglia di evasione, seppur con il linguaggio più accattivante di Calcutta. Da cui invece riprende l'attitudine della scrittura: canzoni come "Compilation", "Luigi", "Gabbiani" o "Cantautore" arrivano dritte al punto senza girarci intorno, quasi come se fossero delle "Gaetano", delle "Paracetamolo" o delle "Orgasmo".

Ecco, "Jugoslavija" sta proprio lì nel mezzo: non è ostico quanto un "Canzoni da spiaggia deturpata" o "Per ora noi la chiameremo felicità", ma non è nemmeno sfacciatamente diretto quanto un "Mainstream". Se vi mancava un tassello per completare il variegato puzzle di quello che è stato l'indie italiano dei primi anni Duemiladieci e di quello che è oggi, forse lo avete trovato.

TRACKLIST

01. Le foto (03:03)
02. Compilation (03:38)
03. Figlio cane (03:53)
04. Luigi (03:40)
05. Gabbiani (03:55)
06. Passante (03:21)
07. Ci sono molti me (03:13)
08. Cantautore (03:07)
09. Ex cinema (03:05)
10. Perdoname Madre (04:22)
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