Recensioni / 07 mag 2019

Weyes Blood - TITANIC RISING - la recensione

La sublime nostalgia futurista di Weyes Blood.

Il progetto solista di Natalie Mering in questo quarto disco mette insieme le melodie pop folk anni 70, i synth cosmici e le orchestrazioni sontuose per un disco magico, pop e bellissimo.

Voto Rockol: 4.5/5
Recensione di Michele Boroni
TITANIC RISING
Sub Pop (CD)

Ci sono dischi in cui si rischia di rimanere piacevolmente intrappolati, come una completa immersione dentro un universo sonoro onirico e suggestivo che fa perdere di vista il tempo e lo spazio. Esperienze d'ascolto di questo tipo sono ormai sempre più rare. L'ultima in ordine cronologico che ha coinvolto il recensore qui è proprio questo “Titanic Rising” (titolo sopraffino) di Weyes Blood.
Weyes Blood è il progetto solista della californiana Natalie Mering, polistrumentista sempre in bilico tra l'avanguardia e il pop. Questo è il suo quarto disco ed è decisamente quello più a fuoco di tutti. Mentre i precedenti, registrati per l'indipendente Mexican Summer, risentivano del classico lo-fi indipendente e atmosfere gotiche ed esoteriche non sempre digeribili, in questo “Titanic Rising” pur non rinunciando alle sue caratteristiche, come le melodie Laurel Canyon, i synth futuristi e i canti gregoriani, arricchisce il tutto con un'orchestrazione fastosa e un suono meno disturbato, ma ancora più spaziale ed evocativo. Il tutto impreziosito dalla voce cristallina della Mering, qui sempre più somigliante a quella di Karen Carpenter, con quel timbro meraviglioso che unisce alla dolcezza quella sfumatura drammatica che solo le grandi cantanti pop possiedono.

“Titanic Rising” è un album dalla bellezza ammaliante, dove il songwriting più classico (siamo nel territorio di Carole King-Gerry Goffin, Fleetwood Mac, George Harrison e il miglior country) s'incontra con arrangiamenti barocchi e atmosfere oscure, grazie all'eccellente produzione retrò ma anche futurista ad opera di Jonathan Rado dei Foxygen. 
Ma prima di andare a segnalare qualche canzone non possiamo non parlare del concept dietro a questo disco che parte dal titolo e passa attraverso la bella copertina. Il riferimento è proprio al Titanic raccontato dalla pellicola di Cameron, simbolo della tragedia del contemporaneo in cui il progresso tecnologico dell'uomo fallisce contro la potenza della natura. Dietro questo nel disco vi sono una serie di riflessioni sul senso dell'essere umano nell'immensità dell'universo alla ricerca di una verità o di una fede laica  “No one’s ever gonna give you a trophy for all the pain and the things you’ve been through, No one knows but you.” canta in “Mirror Forever”, pura idiosincrasia tra melodie struggenti e testi senza fronzoli. C'è romanticismo e ultraterreno, viole e slide guitar, piano e synth spaziali, come se la Joni Mitchell di fine anni 70 fosse prodotta da Brian Eno, ma con un'ironia leggera che pervade tutto il disco. 
Ma soprattutto ci sono le canzoni, profondamente pop. Basta ascoltare l'iniziale "A Lots Gonna Change" tutta archi e synth e saltare sulla sedia quando capiamo che si tratta di una produzione Sub Pop. “Movies” melodrammatica e sognante, l atmosfere di Badalamenti e il minimalismo di Arthur Russell, oppure “Something to Believe” una gran canzone con un finalone da produzione cosmica stile “Pet Sounds” dei Beach Boys. Ma nei 10 brani che compongono “Titanic Rising” non c'è un momento di debolezza o di pausa, tutto viaggia a livelli qualitativi altissimi. 
Quanto mi piacerebbe che Franco Battiato potesse ascoltare questo disco, senza dubbio il migliore del 2019 fino a ora. 

TRACKLIST

01. A Lot's Gonna Change - (04:21)
02. Andromeda - (04:40)
03. Everyday - (05:07)
04. Something to Believe - (04:45)
05. Titanic Rising - (01:36)
06. Movies - (05:53)
07. Mirror Forever - (05:05)
08. Wild Time - (06:09)
09. Picture Me Better - (03:41)
10. Nearer to Thee - (01:05)