«MARJORIE BIONDO - Marjorie Biondo» la recensione di Rockol

Marjorie Biondo - MARJORIE BIONDO - la recensione

Recensione del 10 mar 2000

La recensione

Se Dolores O’Riordan dei Cranberries dovesse decidersi prima o poi a fare un album solista, si troverebbe probabilmente superata a sinistra da questo debutto di Marjorie Biondo, romana con ascendenze scozzesi, che al sound rock irlandese sembra aver dedicato buona parte della sua ispirazione. Al di là della forte somiglianza con le melodie e l’utilizzo della voce di stampo oriordaniano, Marjorie ha realizzato un ottimo album, pieno di belle canzoni che diventano sempre più convincenti e ‘spesse’ dopo qualche ascolto. Suonato dalla stessa Marjorie (a suo agio con le tastiere in diversi brani), Claudio Peroni (chitarre, tastiere, programmazione) e una ritmica di lusso rappresentata da due ottimi sessionmen, Paolo Costa (basso) e Ivan Ciccarelli (batteria), l’album passa con nonchalance da brani più introspettivi a episodi più rock, tra i quali va segnalata “Ignota”, una canzone veramente riuscita. Bella anche l’iniziale “Quello che tu hai”, mentre ci mette un po’ ad affermarsi proprio il brano sanremese, “Le margherite”. “Don’t care”, aiutata anche da una parte del refrain cantata in inglese, si avvicina molto alle sonorità di cui parlavamo sopra, e d’altra parte c’è da dire che Marjorie ha sempre avuto una passione per il suono proveniente dall’isola di smeraldo, U2 in testa, anche se non disprezza per niente l’approccio alla musica e ai testi di Robert Smith dei Cure, «un dark solare che parla dei problemi con ironia». Atmosfere cupe sono presenti in canzoni come “L’encomio” e “Bambola”, ma la gran parte delle parole utilizzate in questo disco riguardano la voglia di aprirsi agli altri – Marjorie in alcuni momenti sembra quasi un angelo consolatore - di raccontare, di evadere in qualche modo da una realtà programmata a priori, per affermare la propria diversità, la propria voglia di cantare. E’ quello che Marjorie ha provato a fare con un album che lei stessa definisce coraggiosamente un salto nel vuoto, e che comunque mette in mostra talento come compositrice ed interprete. Suonare dal vivo, vista la lunga gavetta, non dovrebbe essere un problema, per cui i risultati, prima o poi, arriveranno.
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