«A PERSONAL JUKE-BOX - Alice» la recensione di Rockol

Alice - A PERSONAL JUKE-BOX - la recensione

Recensione del 04 mar 2000

La recensione

“A personal juke-box” ripercorre la carriera percorsa da Alice negli ultimi vent’anni, da quando cioè aveva acquistato una certa notorietà pubblicando il singolo “Il vento caldo dell’estate”. Da allora, e dall’anno successivo – il 1981, anno di Sanremo e “Per Elisa” – Alice ha tracciato con i suoi album un duplice itinerario musicale che da un lato l’ha portata a proseguire con originalità sulla iniziale strada pop, e dall’altro l’ha consegnata a (non sempre riusciti) tentativi di mescolare musica colta e canzone nel tentativo di ripercorrere a ritroso la storia di questa forma d’arte. E’ il caso di “Melodie passeggere”, il suo album del 1988, e ancor di più del progetto “Art et decoration”, che l’ha vista portare in tour uno spettacolo assemblato con canzoni di grandi compositori classici. Il risultato, dopo vent’anni di carriera, è quello di aver creato in qualche modo un personaggio “Alice”, che è tanto altero e raffinato nella sua ‘allure’ almeno quanto Alice si dimostra semplice e diretta una volta incontrata a quattr’occhi. L’operazione messa in campo da “A personal juke-box” è la stessa realizzata anni fa con l’album “La forza dell’amore” di Eugenio Finardi: si tratta cioè di riannodare le fila di una carriera infarcita di belle canzoni che spesso il pubblico non ricollega allo stesso artista o che non sa attribuire con certezza, o che semplicemente aveva dimenticato facessero parte di quel mondo. Il risultato – eccellente nel caso di Finardi – è altrettanto buono in questo album di Alice, che diventa da oggi il must per quanti volessero avvicinarsi alla musica di questa artista e non posseggano ancora neanche un suo Cd. Per quanto riguarda gli inediti, iniziamo con i complimenti per il brano sanremese, e anche per l’altro inedito “Tutto è niente”, mentre è difficile da digerire, almeno all’inizio, la cover in italiano di “This is not America”. Per il resto, il materiale è tratto dai precedenti album e non manca di un hit, dal più recente duetto con Skye dei Morcheeba “Open your eyes” a una straordinaria “Chanson egocentrique” incisa insieme ai Bluvertigo, da “Nomadi” – firmata da Juri Camisasca come il brano sanremese alla splendida “Non ero mai sola”, tratta dall’album “Charade” e impreziosita dalla tromba di Paolo Fresu. 16 canzoni con un loro bel perché, per una raccolta che rende giustizia all’importanza e al talento di questa splendida solitaria artista.
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