«SANDINISTA! - Clash» la recensione di Rockol

The only band that matters in... "Sandinista"

Ristampa di pregio per il triplo album dei Clash che ha segnato il rock contemporaneo

Recensione del 12 feb 2018 a cura di Andrea Valentini

La recensione

“The only band that matters”, disse di loro il compianto e venerato (forse anche troppo da chi poco lo comprende) Lester Bangs. E, che piaccia o no la musica dei Clash, è innegabile che hanno lasciato un segno – uno sfregio, che è più punk dai – nella storia del rock degli ultimi 40 anni. Uno sfregio importante, appunto.

È il 12 dicembre del 1980, si respira l’aria natalizia dunque, quando questo triplo album giunge sul mercato. I fan sono spiazzati dall’ambiziosità dell’operazione, ma il disorientamento dura poco: i 36 pezzi spalmati in sei facciate, venduti a un prezzo speciale e molto basso (grazie all’idea della band di rinunciare a parte delle royalties per contenere il prezzo di vendita – diversamente la CBS non avrebbe ceduto e concesso il benestare all’operazione), mostrano un gruppo in preda a una sorta di furore creativo che tutto include, rielabora e plasma. Il risultato è di quelli che lasciano a bocca aperta.

Per citare un’altra leggenda alle prese con "Sandinista", ci rivolgiamo a Robert Christgau (all’epoca penna del “Village Voice”) che recensendolo scrisse: “Se questo è il loro lavoro peggiore – e, in effetti, io penso che lo sia – i Clash devono essere la miglior rock’n’roll band del mondo”.
Ipse dixit.
E chi siamo noi per sostenere il contrario?

Se nel precedente, fortunatissimo ed esaltante, “London Calling” Strummer e i suoi si erano riavvicinati a quel rock’n’roll delle radici (un po’ ammeregano e roots) che dicevano di voler rifuggire agli esordi, con “Sandinista” mollano il freno – anzi lo strappano dalla pedaliera e lo buttano fuori dal finestrino. Punk e rock’n’roll restano suggestioni attitudinali, mentre l’impeto e l’idea di fondo sembrano essere guidati dalla scoperta del fatto che là fuori c’è una Babele di suoni vastissima.
È come se Strummer, Jones, Simonon e Headon dicessero: fanculo allo stile alla Clash, ora c’è un mondo da scoprire.

E allora si apre la diga: gospel, calypso, reggae, dub, dance, Rhythm & blues, rock, jazz, disco… dopo il recupero del rock’n’roll la band vuole di più. Tantissimo di più: desidera ritagliarsi una sorta di posizione super partes includendo tutte o quasi le tradizioni musicali/culturali del globo.
La produzione di Mickey Dread (ossia il compianto Michael George Campbell, vero guru e innovatore in campo reggae, scomparso nel 2008) è il classico asso nella manica, per non parlare della sperimentazione con strumenti inusuali per una formazione tipicamente rock come i Clash. Anche i testi dimostrano un desiderio di apertura, con  riferimenti chiarissimi che trascendono la dimensione anglo-americana, per varcare i confini di Unione sovietica, Europa, Asia, Africa, America centrale e del sud, Caraibi.

C’è chi ha definito “Sandinista” il “White Album” dei Clash. Per molti è un manifesto di musica politicizzata e attivismo. Per altri un ottimo album singolo con due dischi bonus in omaggio: comunque sia, è impossibile ignorarlo. E ritrovarlo in versione su vinile è un po’ come reincontrare un vecchio amico con cui non si parlava da tempo. Una bella sensazione, che trascende definizioni, etichette e incasellamenti.

TRACKLIST

#1
01. The Magnificent Seven (05:30)
02. Hitsville U.K. (04:21)
03. Junco Partner (04:52)
04. Ivan Meets G.I. Joe (03:05)
05. The Leader (01:41)
06. Something About England (03:42)
07. Rebel Waltz (03:25)
08. Look Here (02:45)
09. The Crooked Beat (05:28)
10. Somebody Got Murdered (03:33)
11. One More Time (03:32)
12. One More Dub (03:35)

#2
01. Lightning Strikes (Not Once but Twice) (04:50)
02. Up in Heaven (Not Only Here) (04:32)
03. Corner Soul (02:42)
04. Let’s Go Crazy (04:24)
05. If Music Could Talk (04:36)
06. The Sound of Sinners (04:01)
07. Police on My Back (03:16)
08. Midnight Log (02:09)
09. The Equaliser (05:47)
10. The Call Up (05:25)
11. Washington Bullets (03:51)
12. Broadway (05:47)

#3
01. Lose This Skin (05:07)
02. Charlie Don’t Surf (04:54)
03. Mensforth Hill (03:42)
04. Junkie Slip (02:48)
05. Kingston Advice (02:36)
06. The Street Parade (03:27)
07. Version City (04:23)
08. Living in Fame (04:35)
09. Silicone on Sapphire (04:31)
10. Version Pardner (05:22)
11. Career Opportunities (02:30)
12. Shepherds Delight (03:25)
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