AMORE GIGANTE

Sony Music (CDx2)

Voto Rockol: 3.0 / 5

di Claudio Todesco

Da un album di Gianna Nannini titolato “Amore gigante” uno s’aspetta grandi proclami sui sentimenti, melodie ampie e cantabili, arrangiamenti pieni di grandeur. E invece questa volta la cantante senese, giunta al disco numero diciotto, fa le cose in modo differente. Per due motivi. Primo: i fidati Wil Malone e Alan Moulder, con i quali ha messo punto negli anni passati un’idea d’italianità molto pop-rock e ipermelodica, imboccano una strada diversa e in alcune canzoni sono sostituiti da Michele Canova Iorfida, forse il principale architetto del pop tricolore di questi anni. Secondo: i testi non raccontano l’amore come esperienza appagante, ma per lo più come fatica. “È un disco sull’amore liberato dalla rabbia e dai conflitti che sono insiti nei rapporti”, ci ha detto Gianna Nannini.

Lei dice che l’operazione “Hitalia”, in cui interpretava alcuni classici della canzone di casa nostra, le ha trasmesso una grande energia che ha poi riversato in “Amore gigante”. Alcuni pezzi erano in verità nati prima, altri sono venuti dopo. Fatto sta che, forse per via della scelta di affidare la produzione in parte a Canova e in parte a Malone, “Amore gigante” inizia in un modo e finisce in un altro. Alcune canzoni prodotte da Canova come “Fenomenale”, biglietto da visita dell’operazione, sono infatti piazzate in apertura e calano la voce della Nannini in un contesto dai colori musicali meno vividi e passionali, fatto di riverberi, sintetizzatori e ritmiche programmate, senza batteristi, né bassisti. “Tutto è elettronica, lo è anche una chitarra elettrica una volta che passa per Pro Tools”, afferma la cantante per poi rivendicare il fatto di avere scelto l’elettronica in tempi non sospetti. Ma se nei primi anni ’80 quei suoni rappresentavano un’ipotesi di arricchimento dei canoni della canzone italiana, l’elettronica di “Amore gigante” non ha nulla di anticonformista e anzi ammicca a un suono radiofonico oggi vincente, non rappresenta un sound distintivo ed è messa interamente al servizio della cantabilità dei ritornelli. Nella parte centrale del disco, suoni “organici” sono accompagnati da sintetizzatori e beat programmati. Nell’ultima parte emerge una Nannini più consueta che cavalca melodie che suonano subito famigliari.

Non è una svolta, insomma. O se è una svolta, lo è a metà. Con le sue tessiture elettroniche, Canova svecchia l’immagine di Nannini dopo il pregetto un po' rétro di "Hitalia" ed è un’operazione parallela alla scelta di co-autori che sembrano in sintonia con il pubblico pop contemporaneo, da Dario Faini (Fedez, Alessandra Amoroso, Lorenzo Fragola, Emma, Annalisa) a Davide Petrella (Fabri Fibra, Cesare Cremonini, Francesco Renga). Sul fonte dei testi, riecco le figure famigliari di Pacifico e di Isabella Santacroce, che con Nannini e Fortunato Zampaglione (Marco Mengoni, Bianca Atzei, Patty Pravo) firma la title track dove si invita a liberare “le emozioni senza aver paura della diversità”. Il disco si chiude con “L’ultimo latin lover”, che nella scrittura di Francesco Bianconi dei Baustelle strizza l’occhio alla “Latin lover” che dava il titolo all’album del 1982. La canzone si apre e si chiude con il rombo di una vettura di Formula 1, un omaggio al fratello Alessandro Nannini.

L’“Amore gigante” cantato dalla Nannini,  “baluardo l’ultimo del grande bene”, è anche un amore tormentato. È destinato alla sconfitta (“Fenomenale”), fatto di vuoto e confusione (“Cinema”), vissuto con nostalgia (“Pensami”), una cosa da acrobati (“Filo filo”). È un amore tutto da rifare (“Tutta mia”), dove ci si odia (“Non è vero”), in cui ci si lascia (“Quasi quasi rimango”). È il lampo di una nuvola nera (“Senza un’ala”), è qualcosa che brucia le vene (“Cosa vuoi”). Queste canzoni, ci ha detto l’autrice “sono un modo per superare un periodo difficile nella mia vita. Era morta mia madre, non avevo l’energia per scrivere cose allegre”. E però non ne è uscito un disco pessimista e nemmeno malinconico: i ritornelli, persino quelli che cantano il rimpianto e la confusione emotiva, suonano come celebrazioni.

“Amore gigante” esce in cinque copertine differenti: la stessa foto virata in varie tinte arcobaleno, “per far vedere che nel mondo ci sono tanti colori”. L’edizione deluxe, contenuta in una scatola formato DVD, contiene anche il disco dal vivo “Sotto la pioggia live a Verona”, di cui non esiste versione video. “La pioggia è magica, porta un’energia particolare, non ho mai cantato in quella maniera”, dice Nannini. È un’altra ora di musica, 14 canzoni souvenir della serata del 14 maggio 2016 in un’Arena bagnata, con un repertorio per lo più di grandi successi (uniche cover “Lontano dagli occhi” e “Amandoti”) e l’accompagnamento dalla band, del sestetto d’archi Red Rock Strings e della Bohemian Symphony Orchestra arrangiata e diretta da Malone. Una nota: sul palco dell’Arena per “Bello e impossibile” e “Amandoti” (e “Ogni tanto”, qui non inclusa) c’era Emma Marrone. La sua voce è stata abbassata del tutto o quasi dal mix di “Live a Verona” e la sua presenza non è segnalata nei crediti. Esiste anche un’edizione superdeluxe disponibile su Amazon: doppio CD, vinile, book di 24 pagine, bloc notes, t-shirt, foto autografata, pass per un meet & greet a un concerto.

 

TRACKLIST

01. Cinema - (03:20)
02. Fenomenale - (03:25)
03. Amore gigante - (02:55)
04. Pensami - (03:10)
05. Piccoli particolari - (02:50)
06. Filo filo - (03:00)
07. Tutta mia - (03:39)
08. Non è vero - (03:15)
09. Quasi quasi rimango - (03:20)
10. Tutto quello che voglio - (03:06)
11. Senza un'ala - (04:09)
12. Una vita con te - (03:59)
13. Sabbie mobili - (03:58)
14. Cosa vuoi - (03:59)
15. L'ultimo Latin Lover - (03:30)