«RELAXER - alt-J» la recensione di Rockol

alt-J - RELAXER - la recensione

Il "terzo difficile disco" degli alt-J è persino meno immediato dei precedenti, ma non meno affascinante

Recensione del 02 giu 2017 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Chi sono gli alt-J? Quelli che vincono il Mercury Prize al disco d'esordio o quelli che riempiono il Madison Square Garden al tour del secondo disco? Quello che campionano il pop di Miley Cyrus in un album e rileggono gli standard folk "The house of the rising sun" e "The auld triangle" al successivo? 

Se c'è qualcuno che sfida i confini tra "indie" e "mainstream", sono loro. Ho messo i termini volutamente tra virgolette, perché ormai sono categorie dello spirito più che etichette che denotano qualcosa di reale. 

Come dimostrano le recenti polemiche, sarebbe ora di andare oltre gli steccati e le definizioni, e provare a ragionare in altri termini. Come per esempio si sta facendo nella TV, dove le serie stanno ridefinendo steccati e modelli: se vi interessano questi temi, Minimum Fax ha appena "Complex TV" di Jason Mittell, il testo di riferimento del dibattito.

Il terzo disco del terzetto inglese è la conferma di un suono e di un atteggiamento esemplare, nel panorama odierno. Quella degli alt-J è musica complessa, dove l'aggettivo non è un giudizion di valore, ma una constatazione delle scelte della band, e del pubblico che con esse è in grado di attirare. Come nei dischi precedenti, gli alt-J hanno l'atteggiamento "indie" da chi se ne frega del formato classic della canzone. E grazie a questo hanno ottenuto riconoscimenti "alti": il Mercury Prize, appunto. Ma allo stesso tempo, hanno attirato un pubbllico enorme: numeri altissimi in streaming, concerti esauriti ovunque. 

Ascoltando "In cold blood", si capisce che sono loro: se conoscete "Breezeblocks", forse la loro canzone più nota, è impossibile non notare le somiglianze nella progressione ritmica, nell'uso della chitarra e delle voci. Solo che poi gli alt-J, prendono la deviazione che non ti aspetti, svoltano da una parte e dall'altra, aggiungono nuovi elementi (i fiati).

In altre canzoni lavorano per sottrazione rispetto al passato: "3WW" iniza con una chitarra che ricorda il desert-rock dei Tinariwen, e poi si apre con arpeggi e melodie e archi, ma sempre tutto appena accennato. Richiede qualche ascolto, ma è uno dei momenti più belli del disco. L'inaspettata cover del classico "House of the rising sun" subisce un trattamento simile: ricordate la versione di Eric Burdon e gli Animals, lo standard di riferimento? Ecco, l'esatto opposto. Tastiere, chitarre e meloda appena accennate, per togliere tutta l'enfasi e fare proprio il brano. E lo stesso capita all'altro classico, l'irlandese "The auld triangle" viene incorporato all'interno di "Adeline" in una maniera simile a quella di "Waltzing Matilda" dentro "Tom Traubert's Blues", diventando parte di una storia che parla di Diavoli della Tasmania. "Deadcrush" è l'unico brano con elettronica, mentre "Pleader" è il perfetto finale parte delicata per poi aprirsi in maniera enfatica, con la declamazione di "How green was my valley" (una citazione del romanzo di Richard Llewellyn e del film di John Ford), una sorta di elegia del tempo passato per un gruppo che invece guarda avanti.

La magia degli alt-J sta proprio lì, nel conciliare e incastrare con naturaelzza suoni, strutture fonti e melodie molto diverse, quando non opposte. Anche quando fanno rock nel senso più classico, come "Hit me like that snare", giocano con i suoni, quasi a voler mantenere sempre una certa distanza, quasi a voler preservare la propria perfetta immagine di inclassificabili. Musica complessa, appunto.

Questo è anche il loro limite: cercare sempre la soluzione più difficile. "Relaxer" è, se possibile, un album più affascinante e ancora meno immediato di "This is all yours" e "An awesome wave". Un album contemporaneamente rassicurante e spiazzante. Ce ne fossero, di band come gli alt-J: forse staremmo di più ad ascoltare buona musica, e meno a discutere di pop e indie. 

 

TRACKLIST

01. 3WW (05:00)
02. In Cold Blood (03:26)
06. Adeline
08. Pleader
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