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Recensioni / 12 mag 2017

Harry Styles - HARRY STYLES - la recensione

Altro che One Direction: Harry Styles ha fatto un gran bel disco

Fidatevi se vi diciamo che l'album d'esordio dell'ex cantante degli One Direction è un gran bel disco, lontano anni luce dalle produzioni più "pop" della boy band britannica: con questo album, Styles sembra rivolgersi più ai genitori, che alle ragazzine.

Voto Rockol: 4.0/5
Recensione di Mattia Marzi
HARRY STYLES
Erskine Records Limited, under exclusive license t (Digital Media)

La prima cosa che Harry Styles ha fatto dopo l'annuncio della pausa (indefinita) degli One Direction è stato mettersi alla ricerca di una nuova identità, di un nuovo profilo: voleva sembrare più maturo, mostrare la sua crescita. Le canzoni sono arrivate solamente in un secondo momento, quando il cantante ha cominciato a pensare anche al suono che potesse rappresentare il suo album d'esordio, più rock rispetto ai dischi degli One Direction (che già con il classic rock flirtavano: ricordate le "citazioni" di Clash e Who?)
"Non volevo scrivere storie, volevo scrivere la mia storia, le cose che mi sono successe. La mia preoccupazione principale era di essere onesto, cosa che non avevo mai fatto prima", ha spiegato lui nella lunga intervista concessa all'edizione statunitense di Rolling Stone. Il primo singolo, "Sign of the times", è stata una bella anticipazione di questo perfetto lavoro di riposizionamento (il Guardian ha citato addirittura il Bowie pre-trilogia berlinese e i Queen).


Le altre nove canzoni che compongono la tracklist dell'album di Harry Styles confermano la buona impressione che ci eravamo fatti ascoltando "Sign of the times". Fidatevi se vi diciamo che l'album d'esordio dell'ex cantante degli One Direction è un gran bel disco, lontano anni luce dalle produzioni più "pop" della boy band britannica: con questo album, Styles sembra rivolgersi più ai genitori, che alle ragazzine.

Registrato tra l'Inghilterra, la California e la Giamaica, sotto la guida del produttore Jeff Bhasker (fun., Bruno Mars, Lana Del Rey e Rolling Stones), il disco non strizza l'occhio ai suoni che vanno per la maggiore in questo momento, l'elettronica e la dance. Styles sembra guardare più al beat britannico degli anni '60 (filtrato dal britpop anni '90 - ascoltate "Carolina" e "Ever since New York", con quei ritornelli davvero trascinanti) e al rock tutto riffoni di chitarre elettriche e bassi potentissimi degli anni '70 ("Only angels", "Kiwi"). Non mancano pezzi più cantautorali e folk: "Two ghosts", ad esempio, ma soprattutto quel gioiellino tutto chitarra acustica e voce che è "Sweet creature" (con una melodia che ti si appiccia in testa e non va più via).

"Harry Styles" è il disco di un ragazzo di 23 anni che ha fatto un disco che sembra quello di un uomo di 40 anni. Questo è il più grande pregio dell'album, ma è anche il suo più grande limite: perché se da un lato questa manciata di canzoni può far avvicinare Harry Styles anche a chi non ha mai ascoltato un disco degli One Direction, al tempo stesso è più difficile risultare credibile facendo questa musica, rispetto magari all'r&b in stile Frank Ocean che l'ex compagno di band Zayn Malik ha esplorato con il suo album d'esordio - ma ci riesce tranquillamente, Harry, a risultare credibile. La scelta è rischiosa: le fan degli One Direction, che continuano comunque ad essere lo zoccolo duro del pubblico di Styles, potrebbero non comprendere. È pur vero, però, che le directioners - si chiamano così - sono cresciute insieme a Harry e compagni: chi aveva 14 anni quando la boy band ha cominciato a pubblicare dischi, ora di anni ne ha 21. E in questa svolta di Harry Styles potrebbe ritrovarsi parecchio.

TRACKLIST

01. Meet Me in the Hallway - (03:47)
02. Sign of the Times - (05:40)
03. Carolina - (03:09)
04. Two Ghosts - (03:49)
05. Sweet Creature - (03:44)
06. Only Angel - (04:51)
07. Kiwi - (02:56)
08. Ever Since New York - (04:13)
09. Woman - (04:38)
10. From the Dining Table - (03:31)