«TELEMA - Shapeless Void» la recensione di Rockol

Shapeless Void: leggi qui la recensione di "Telema"

Le quattro tracce che compongono l'EP proseguono il percorso di definizione del suono della band, un mix di elementi post punk e (indie) pop e di una delicata vena neo-psichedelica e retro`.

Recensione del 07 mar 2017 a cura di Marco Jeannin

La recensione

 “Telema” è il secondo EP in casa Shapeless Void, uscito ad un paio di anni da “Oberheim”. Andando con ordine: gli Shapeless Void sono una band attiva dal 2014: Matteo Marcheselli (basso), Marco Turra (voce e chitarra), Tommaso Gavazzi (chitarre ed effetti) e Diego Pellegrini (batteria). Il campo da gioco è quello dell’indie rock con chiari rimandi wave, qualcosa di post punk e un vago sentore psichedelico. Ambiente sonoro che in “Telema” trova confini meglio definiti grazie ad un songwriting più sicuro rispetto all’esordio, supportato da buoni riff, da una sezione ritmica marcata e linee melodiche che sfociano in interpretazioni sempre convincenti.

Dal punto di vista contenutistico, “Telema” affonda le radici nel mondo dell’esoterismo. Il titolo del disco, infatti, rimanda a Thelema, filosofia fondata da Aleister Crowley - personaggio che con cadenza piuttosto regolare fa sentire la propria presenza nel mondo della musica - incentrata sulla capacita` dell’uomo di trascendere i propri confini al fine di auto-realizzarsi. In termini prettamente musicali, tutto questo si traduce in quattro pezzi che arrivano a trascendere non tanto i confini dell’uomo quanto quelli di un genere. Dall’indie (brit) pop che si percepisce in superficie, gli Shapeless Void costruiscono un ambiente sonoro psycho pop di tutt’altro spessore e interesse. Psichedelia e pop che creano una tensione vincente, diventando cifra stilistica a tutti gli effetti: un percorso questo che la band sta portando avanti con una certa cura, prendendosi il tempo di scrivere e comporre senza fretta ma premiando le (buone) idee di cui i quattro sono evidentemente dotati. E qui si arriva al capitolo “specifiche tecniche”: il disco è stato registrato e mixato su nastro analogico da Brown Barcella e Alessio Lonati al T.U.P. Studio a Brescia: Un lavoro del genere chiama l’analogico a gran voce e gli Shapeless Void hanno risposto presente; un dettaglio non trascurabile. Il mastering invece e` stato curato da Giovanni Versari presso lo studio “La Maesta` Mastering” di Tredozio. Ascolti consigliati: tutti e quattro i pezzi del disco, perché sono quattro e non quaranta e valgono senza dubbio i diciotto minuti scarsi di running time totale. Gli Shapeless Void sono da tenere d'occhio. 

TRACKLIST

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