«YELLOWCARD - Yellowcard» la recensione di Rockol

Yellowcard - YELLOWCARD - la recensione

Recensione del 23 ott 2016 a cura di Barbara Nido

La recensione

Quella degli Yellowcard è stata una carriera prolifica, che negli ultimi vent’anni li ha portati alla realizzazione, prima del loro ultimo disco, di nove album. Raggiunta la notorietà grazie a “Oceans avenue”, negli anni successivi hanno calcato i palchi più famosi del mondo e sono diventati un’icona della scena pop-rock mondiale.
Purtroppo però si sa che tutte le cose, anche quelle belle, hanno una fine.
Pochi giorni dopo aver confermato la data d’uscita del nuovo materiale, il 24 Giugno viene comunicato lo scioglimento della band attraverso la pagina Facebook ufficiale e, durante la stessa giornata, viene rivelato il titolo del loro nuovo singolo, “Rest in peace”.
Questa volta il gruppo ha deciso di farsi affiancare dalla Hopeless Record per realizzare un eponimo e la scelta risulta essere più che azzeccata: date le premesse non è difficile immaginare il tipo di carico emotivo, e di aspettative, che questo disco porta con sé e quanto abbia un significato speciale sia per loro, che per i fan.

“Gli addii sono sempre difficili, ma è tempo per gli Yellowcard di giungere al termine. Saremo per sempre grati ai nostri fan di tutto il mondo. Per favore unitevi a noi per il nostro giro finale…”, queste sono le parole con cui inizia il video di “Rest in Peace”.
Si susseguono foto della band, durante le performance e con i fan, sulle note di un testo che spiega come, nonostante sia arrivato il momento di voltare pagina, la loro separazione stia avvenendo in totale serenità.
Appare così evidente quanto il primo singolo non sia stato scelto a caso: sembra esser stato scritto con l’intento di ringraziare i fan per gli anni trascorsi insieme dando musicalmente la possibilità ad ogni membro del gruppo di risaltare, senza però eccedere.
Nonostante l’ovvia tristezza, questo è un pezzo che non si abbandona a melodie lente e strazianti; è come se la band stesse cercando di risollevare gli animi trasmettendo energia e carica a coloro che li hanno sempre seguiti infondendo così positività e forza.

Non mancano le canzoni pregne dello stile che ha portato il gruppo al successo: la potenza di “Savior’s robes” e “Got yours” confermano ancora una volta la loro connotazione pop punk, così come la chitarra e la batteria di “What appears”.
Il secondo singolo, “The hurt is gone”, è sicuramente quello con cui hanno osato maggiormente: questo infatti si apre con un’intro strumentale di circa un minuto, ma ciò che sorprende è che anche la parte finale della traccia è priva di testo.
Agli Yellowcard è sempre piaciuto sperimentare e, in questo caso, l’hanno fatto decidendo di non accompagnare la chiusura del brano con delle parole dando così la possibilità agli ascoltatori di godersi due minuti e mezzo di sola musica; di certo non c’era un momento migliore di questo per rischiare e loro sembrano esserne stati consapevoli.
Anche in questo caso la centralità del tema dell’addio è indiscutibile, così come in “A place we set afire”, ma l’apice lo si raggiunge con l’ultimo pezzo “Fields & fances”.Una canzone di sette minuti che inizia come una “semplice” ballata ed evolve in un crescendo di violini e chitarra acustica per poi esplodere nella potenza della chitarra elettrica; una canzone che parla di amore, perdita, che profuma di casa e tanto struggente da emozionare chiunque.

Questo disco è di certo la loro pubblicazione più intima dai tempi di “Oceans avenue”, ma nell’insieme non risulta sdolcinato; per la band era importante ringraziare chi li ha supportati durante la loro carriera, ma anche uscire di scena facendo musica per come l’hanno sempre fatta, senza piegarsi a pressioni esterne e senza svendersi; ci sono riusciti proponendo tracce definite da stili molto diversi, ma ben miscelati fra loro, e per nulla banali.

Il viaggio degli Yellowcard è terminato, ma non poteva concludersi in modo migliore. 

TRACKLIST

01. Rest In Peace (04:18)
02. What Appears (03:50)
03. Got Yours (03:20)
05. Leave A Light On (04:47)
06. The Hurt Is Gone (06:25)
07. Empty Street (04:47)
09. Savior's Robes (05:12)
10. Fields & Fences (06:58)
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