«DETACHMENT - Urban Strangers» la recensione di Rockol

Urban Strangers - DETACHMENT - la recensione

Recensione del 13 ott 2016 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Formativo e caotico. Gli Urban Strangers ti rispondono così, se gli chiedi com'è stato il periodo post-X Factor. Dalla partecipazione del duo al talent, che si è conclusa con il secondo posto in finale dietro a Giò Sada, è passato più o meno un anno: ed è stato un anno di crisi, come ammesso dagli stessi Urban Strangers, che si sono sentiti all'improvviso persi e anche un po' disorientati. Il loro nuovo album, "Detachment", nasce proprio da questa crisi e ne rappresenta la logica risposta: è un album il cui tema fondamentale è il "distacco", sia fisico che psicologico, la paura di non sapere chi si è veramente, la difficoltà ad accettare la realtà e la solitudine ("Il disco ci ha aiutato e noi abbiamo aiutato lui", dicono gli Urban Strangers).





I due artisti "lanciati" dalla scorsa edizione di X Factor hanno digerito l'improvvisa popolarità derivata dalla partecipazione al talent in modo piuttosto analogo: entrambi hanno deciso di prendersi quasi un anno, prima di pubblicare nuova musica. Ed entrambi hanno cercato di riscoprire le proprie radici: Giò Sada è tornato a suonare con la sua band, i BariSmoothSquad, incidendo un disco a modo suo, con i propri tempi ("Più che con la discografia, il disagio era sulle tempistiche di questo mondo", ha detto); gli Urban Strangers sono tornati a fare la musica che facevano prima, quel mix di elettronica, rock, soul e pop che qui in Italia è etichettato ancora "alternativo", mentre altrove è considerato "pop" (basti pensare ai Disclosure, a Flume e ai Rudimental).

Se ascoltassi "Detachment" senza conoscere la storia degli Urban Strangers, non lo ricollegheresti mai al disco di un ex concorrente di X Factor: non ci sono hit scalaclassifiche o pezzi radio-friendly, non ci sono ritornelli orecchiabili e melodie incisive. Più che un album destinato ad un pubblico pop, "Detachment" sembra quasi una produzione indipendente. I 12 pezzi contenuti nel disco riflettono la sensazione di "distacco" avvertita dal duo nell'ultimo anno: hanno un suono ipnotico e caotico. Non c'è un brano che spicca sugli altri, perché l'obiettivo degli Urban Strangers era quello di produrre un disco strutturato come un discorso la cui caratteristica fondamentale fosse una certa omogeneità, nei testi (tutti molto introspettivi) come nella musica: "È l'insieme che fa la differenza", hanno spiegato nella nostra intervista. Ecco, questa caratteristica è al tempo stesso il punto di forza e il punto debole dell'album: "Detachment" è un disco che ti tiene incollato alle casse con la curiosità di scoprire come si evolve il discorso degli Urban Strangers, la storia che il duo racconta, ma questa omogeneità rischia di rendere le canzoni tutte molto simili tra loro a livello di sonorità, con basi elettroniche che si mischiano ad un cantato a metà strada tra soul e rap e atmosfere vagamente pop.

Le eccezioni sono poche: il punk-funk di "My fault", con trombe e tromboni (ottimi gli arrangiamenti di Raffaele Ferrante, alias Rufus, produttore artistico insieme ad Ennio Mirra e agli stessi Urban Strangers), il funk di "Warrior" (che sembra un pezzo dei Daft Punk cantato con il timbro corposo di Lorenzo Fragola) e "Medical" (un pezzo elettrorap o robot hip hop che potremmo ascoltare nello spot di qualche macchinone tamarro).

TRACKLIST

01. No Electric (03:02)
02. Stronger (03:39)
03. Bones (03:25)
04. My Fault (02:53)
05. 5 (01:03)
06. Warrior (02:52)
07. Leaf (02:42)
08. Bare Black Tree (02:50)
09. So (03:35)
10. Rising (01:50)
11. Medical (03:04)
12. Intro (03:01)
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