«ATROCITY EXHIBITION - Danny Brown» la recensione di Rockol

Danny Brown - ATROCITY EXHIBITION - la recensione

Recensione del 13 ott 2016 a cura di Michele Boroni

La recensione

Per quelli che si lamentano dello stato in cui versa la scena hip-hop mondiale – troppo commerciale, che insegue strade già battute e in cerca solo di celebrità – il consiglio è di provare ad ascoltare il nuovo di Danny Brown, un disco che osa molto da un punto di vista sonoro.
Brown, rapper di Detroit, non è nuovo a questo tipo di esperimenti, specialmente negli ultimi due lavori - “Old” e “XXX” - dischi molto eclettici dove l'hip-hop anni Novanta dei Wu-Tang Clan si fondeva con il banger e le ritmiche EDM.

Questa volta il motivo di interesse aggiuntivo è la produzione tutta inglese, sotto l'egida della Warp Records, etichetta specializzata in musica elettronica d'avanguardia (Aphex Twin, Boards of Canada, ma anche Flying Lotus) che ultimamente si sta spostando verso nuovi territori, come ad esempio con l'ultimo Bibio.

Il titolo del disco, lo stesso di una canzone dei Joy Division e di un romanzo di J.G. Ballard del 1970 (qui tradotto “La mostra delle atrocità”), dà già un'idea del clima che si respirerà all'interno del disco. Atmosfere malate, ritmi destrutturati e nevrotici, richiami noise e post-punk e testi allucinati recitati dalla voce da personaggio Disney sotto crack di Danny Brown. L'iniziale “Downward Spiral” è il punto di entrata di questa discesa agli inferi fatto di abuso di droghe, paranoie di vario tipo e sesso occasionale, seguono sample di kraut rock (gli Embryo campionati in “Golddust”), puro suono industrial nell'ottima “Pneumonia”, la dance hall nevrotica e malata di “When it rain”, e le ritmiche afro à la Talking Heads di “Dance in the Water”. Siparietti disturbati e spesso disturbanti di durata inferiore ai tre minuti, ma molto densi dal punto di vista produttivo.

Ma poi arriva un pezzo come “Rolling Stone” caratterizzato da un'eccellente bassline e tappeto di synth e capisci che Danny Brown è davvero un passo avanti a tutti. C'è anche spazio per l'unica traccia ad avere un forma canzone hiphop “Really Doe” con tanto di prestigiosi featuring (Kendrick Lamar, Ab-Soul e Earl Sweatshirt).

Come avrete capito “Atrocity Exhibition” non è un disco di facile ascolto, ma una volta superate le solite tematiche (droga e sesso, principalmente) e la voce impazzita di Brown - immaginatevi un Caparezza dopo un paio di dosi di speedball e forse avrete un'idea (nell'allucinata e ironica “Ain't it funny” su tutte) - riuscirete ad entrare dentro uno dei dischi hip-hop più coinvolgenti e senza compromessi di questo 2016.

TRACKLIST

01. Downward Spiral (02:52)
03. Rolling Stone (03:47)
04. Really Doe (05:19)
05. Lost (02:07)
06. Ain't it Funny (02:57)
07. Golddust (02:24)
08. White Lines (02:23)
09. Pneumonia (03:39)
10. Dance In The Water (02:37)
11. From The Ground (02:18)
12. When It Rain (03:15)
13. Today (03:07)
14. Get Hi (03:33)
15. Hell For It (03:49)
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