«FLUX - Rich Robinson» la recensione di Rockol

Rich Robinson - FLUX - la recensione

Recensione del 14 lug 2016 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Rich Robinson è il fratello minore di Chris. Insieme fondarono tanti e tanti anni fa i Black Crowes e fu un’ottima idea. Insieme si sono fatti molto rispettare e hanno portato la band a un livello veramente alto. Poi i rapporti tra i due si fecero sempre più tesi. Ora i Black Crowes si sono sciolti, pare definitivamente, lo ha comunicato proprio Rich nell’inverno 2015 addossando le ‘colpe’ al bizzoso fratello Chris che ora si è messo in proprio e dispensa la sua arte con la Chris Robinson Brotherhood e se la cava, tra l’altro, piuttosto bene.

I fratelli sono sempre stati abbastanza diversi ma con un grande amore per la musica ad accomunarli. Non riescono proprio a vivere senza di lei. E già quando ancora i Black Crowes erano in attività le uscite in solitaria oppure con altri progetti erano cosa usuale. Così il 47enne Rich, rimasto senza la band al quale ha dedicato trenta anni della propria vita, si è messo al lavoro confluendo le proprie energie su un album solista chiamato “Flux”. Il nome e il volto che compaiono sulla cover sono sì quelli di Rich Robinson, ma al suo fianco praticamente in ogni canzone del disco compaiono Joe Magistro che si è occupato di batteria e percussioni e Matt Slocum alle tastiere. Rich ha scritto tutti i brani e, già che c’era, ha anche prodotto l’album.

”Flux” all’ascolto appare diviso in due parti.
La prime cinque canzoni hanno un buon tiro e, non a caso, si è pescato da questo ‘blocco’ per scegliere quello che è diventato il primo singolo per la rotazione radiofonica, ovvero “Music that will lift me”. E’ la classica ballata ‘southern’ che mette tutti abbastanza d’accordo. Ma non si sarebbe sbagliato optando per “Shipwreck” oppure per “Everything’s alright” unico brano in cui il cantato di Rich è supportato – e bene - da quello di Danielia Cotton.

La seconda parte è decisamente più acustica e onirica. Le canzoni richiedono un maggiore livello di attenzione all’ascolto per poter godere di passaggi e paesaggi musicali diversi. Dovesse mancare l’attenzione di cui sopra, nulla di male anche per un approccio più easy e rilassato. Si lasci che sia il suono della musica e quello delle parole a cullare e portare la testa in territori lontani come accade in “Which way your wind blows” con i suoi evidenti echi floydiani.

In definitiva “Flux” è un buon disco, ben suonato. In primo piano, su tutto, la musica. Si intuisce che queste canzoni godranno di un ulteriore respiro nella loro riproposizione dal vivo quando i musicisti potranno ricamare la tela a loro piacere senza avere paletti temporali ai quali rispondere. Rich Robinson può essere soddisfatto del risultato finale e può guardare con fiducia al suo solitario futuro.

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