«PARADISE GALLOWS - Inter Arma» la recensione di Rockol

Inter Arma - PARADISE GALLOWS - la recensione

Recensione del 19 giu 2016 a cura di Andrea Valentini

La recensione

La bellezza del metal è che dai non “introdotti” viene percepito come una sorta di blocco unico, di monolite fatto di distorsione, riff granitici da fiera campionaria vichinga, cantanti che si esibiscono in falsetto e declamano testi truculenti o a base di elfi/coboldi/mostri lovecraftiani, assoli suonati a 500 km/h… insomma lo stereotipo l’abbiamo presente tutti. Dicevamo: il bello del metal è però che, a fronte di questa percezione fuori fuoco, è invece un ambito in cui i sottogeneri proliferano, si diversificano, spesso si vanno a mescolare per crearne di nuovi: insomma, la varietà e le sfaccettature non mancano di sicuro. E non si smette mai di scoprire.
Fra i sottogeneri heavy più intriganti e meno mainstream c’è lo sludge (che ha peraltro una lunga storia, risalente alla fine degli anni Ottanta), di cui gli statunitensi Inter Arma sono feroci paladini e interpreti – con il bonus, peraltro, di offrirne una versione personale che va a meticciare il sound originario (che privilegia lentezza, riff pesanti e quadratissimi, parti letargiche e ripetizioni sfiancanti) con sfumature doom, tocchi di metal sperimentale, una dose da cavallo di Southern metal e un’energica porzione di blackened death metal (growl compreso). Una ricetta non facile da digerire, ma dai sapori incontrovertibilmente peculiari, che distinguono la band dalle altre che operano nel medesimo panorama.

“Paradise gallows” è il terzo album degli Inter Arma, che dimostrano di avere raggiunto una maturità e una personalità nella scrittura non comuni: i pezzi, mediamente lunghi e articolati, fluiscono senza mai annoiare – anzi, ci sono anche dei bei tour de force (come la title track) che costringono a un ascolto attento per non perdersi le variazioni, dato che le sorprese fioccano di battuta in battuta. Diciamo che con il terzo album la band ha finalmente perfezionato la miscela di generi, riuscendo a creare una sorta di paesaggio sonoro tanto evocativo, quanto soffocante e ansiogeno: non si esce rilassati da questa esperienza, questo è poco ma sicuro.
Per parafrasare Arthur Rimbaud, “Paradise gallows” è l’equivalente del trascorrere una stagione all’inferno – e l’inferno, in questo caso, sarà (molto appropriatamente) estivo.
Disco metal dell’estate.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.