«LOVE YOU TO DEATH - Tegan and Sara» la recensione di Rockol

Tegan and Sara - LOVE YOU TO DEATH - la recensione

Recensione del 18 giu 2016 a cura di Valeria Mazzucca

La recensione

Tragicamente perfetto; di un tempismo cosi atroce che sinceramente potevamo farne a meno: “Love to death” è il lampante esempio di come una dichiarazione d’amore si possa tramutare in un urlo di morte.
L’ottavo disco di Tegan & Sara è uscito lo scorso 3 giugno, pochissimi giorni prima del massacro del Pulse, celebre locale gay di Orlando in cui 49 persone hanno perso la vita e 53 sono state gravemente ferite per mano di Omar Mateen che, entrato nella discoteca alle 2 del mattino ha dato il via alla carneficina con un fucile d’assalto e una pistola. Sulla strage si affastellano le testimonianze dei sopravvissuti, le indagini dell’FBI, le gigantesche zone di ombre e ambiguità - dalla tendenza omosessuale del killer alla sua omofobia, dalla matrice jihadista dell’attacco alla sua dichiarata fedeltà all’ISIS - e il cordoglio di un’umanità straziata che ancora una volta è chiamata a non cedere.
Ed ecco che, in questo quadro, si è obbligati a ridefinire la sostanza dell’ultimo lavoro in studio delle gemelle canadesi che da sempre sono in prima fila nella battaglia per i diritti umani e civili della comunità gay e fanno sentire forte la loro voce contro le discriminazioni. La loro visibilità e presenza nella realtà LGBT negli ultimi anni ha cominciato a rasentare quella di Lady Gaga ed Elton John, per dire…

Cerchiamo però di non tralasciare la musica: il nuovo disco di Tegan & Sara è uscito a tre anni da “Hearthood” ed è stato anticipato dal singolo “Boyfriend”, un brioso triangolo d’amore, un “gender twist” che racconta dell’intreccio di matrimonio e bisessualità vissuto da Sara in prima persona.

Ogni traccia dell’ album è un inno al synthpop che, nella sua forma più piatta o in quella più pungente rimane sempre il palcoscenico perfetto per le due voci sicure e acute delle ragazze. “That girl” e “Hang on the night” sono i pezzi più solidi di tutto il disco, hanno lo spessore adatto per reggerlo dalle sue estremità. Dici synth e dici anni ’80, ecco perché in tutto il disco si sprecano i rimandi ai quei ruggenti anni, ai falsetti e ai frisé e a tutte le Cindy Lauper che da allora si sono fatte vive: sopra tutte “Faint of heart”, “Boyfriend” o “U-turn”, che sono anche le canzoni più divertenti.

Se è vero che alcuni brani come “Dying to know” o “White knuckles” risultano un po’ annacquati, è altrettanto vero che “Stop desire” porta in seno qualche richiamo dell’ottima “Back in your head”, ormai datata 2007 - vero anche questo - ma pur sempre valida. “100x” ha il piano, è lenta, è dolce, un melanconico mea culpa e un tentativo di riscatto. Non ha molto di più, eppure fa un grande effetto ed è elegante. Probabilmente una delle migliori dell’album.

“Love to death”, un amore che porta alla morte, ma questa volta fuori metafora. Lungi dal volere essere una diserzione politico sociale, purtroppo in questo caso è pressoché impossibile tralasciare le contingenze storiche: “Love to death”, titolo tristemente profetico, poteva essere un disco allegro e determinato, proprio come le sorelle Quin, invece è diventato un lugubre e inaspettato dato di fatto; il presente ha preso a schiaffi il futuro. Tegan & Sara, ora più che mai, devono affidarsi alla loro musica per continuare a cercare di cambiare il mondo.
Tutti noi, ora più che mai, abbiamo bisogno della musica per cercare di cambiare il mondo.

 

 

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