«25 - Adele» la recensione di Rockol

Adele - 25 - la recensione

Recensione del 20 nov 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Funzionerà di nuovo?
E’ questa la domanda che si pongono più o meno tutti, di fronte al ritorno della cantante inglese con “25”.
Ognuno la declina in maniera diversa. Gli ascoltatori: “Sarà bello come ’21’?”. Gli addetti ai lavori si chiedono se sarà in grado di ripetere quei numeri (30 milioni di copie) e di fare di Adele la “Santa protettrice della discografia” (come scherzosamente la chiamava un calendario regalato dalla sua agenzia di distribuzione italiana, che la ritraeva come una madonnina).
Entrambi le domande sono mal poste. Ma la risposta è, “Si, “25” è un gran bel disco - molto classico, per certi versi molto prevedibile, ma confezionato superbamente, con quella voce potente e calda senza essere mai sguaiata. 
Ma il ripetersi della magia… chissà. In fin dei conti questo è, magia. “21” era un gran disco, fatto di ingredienti semplici - soprattutto grandi canzoni, cantate alla perfezione. Ma quel successo, di quelle dimensioni, non se l’aspettava nessuno, e nessuno è stato davvero in grado di spiegarlo.
C’è un dato oggettivo, però: i numeri dei sequel molto raramente pareggiano quelli dei blockbuster. E i numeri di Adele sono di altri tempi, di un mercato che non esiste più in quelle dimensioni. 
E, parlando di numeri: Adele non ha più 21 anni, non ne ha neanche 25 (che sono gli anni a cui ha iniziato a lavorare il disco). Non ne ha neanche 40, ma non è più la ragazzina dal cuore spezzato che intepreta canzoni in cui tutti si possono immedesimare - anche se i temi di cui trattano i suo brani sono sempre quelli.  Non è tecnicamente una diva, non si è messa su un piedistallo e resa irraggiungibile come vorrebbe la definizione, ma ha scelto di rimanere un passo indietro, di preservarsi e non sovraesporsi - e ha fatto bene. E' una superstar vintage per immagine, suono e interpretazione. Non aspettatevi musica all'avanguardia, non aspettatevi suoni contemporanei, ma un album volutamente retrò - e in questo è praticamente perfetta.
Abbiamo ascoltato in anteprima tutto “25”, nella versione completa. Ecco come suona e chi ci ha lavorato canzone per canzone.

 

Hello
L’inizio lo conoscete a memoria, ormai: “Hello”, scritta Greg Kurstin, la canzone del ritorno. Che ha generato reazioni contrastanti, qualche ironia, per il video con il telefonino d’altri tempi (un “flip”). Ma in fin dei conti, questo è un disco che vuole essere d’altri tempi, almeno musicalmente. A diversi ascolti di distanza, è a suo modo un piccolo classico, fatto per spezzare i cuori e permettere alla voce di Adele di dispiegarsi. 

Send My Love (To Your New Lover)
Scritta con Max Martin & Shellback - coppia di autori per la prima volta al lavoro con Adele ma di lungo corso nel pop (Taylor Swift e Britney tra i tanti nomi). Parte con una chitarre acustica e poi si apre con un ritmo potente, poi rallenta, poi riparte. Molto pop, ricorda un po’ proprio certe cose di Taylor Swift. Ma anche molto Adele, con quella voce potente e dritta in primo piano. 

I Miss You
Anche qua la ritmica - una batteria potente - apre la canzone subito dopo un’intro con voci lontane. Poi arriva la voce di Adele e spazza via ogni cosa: “I want every single piece of you/I want your heaven and your ocean too”. Scritta con Paul Epworth (già al lavoro su "21") - è tipica Adele: possente, incalzante, sia nella struttura musicale che nella voce, un po’ come “Rolling in the deep”. 

When We Were Young
Già anticipata in una versione dal vivo in studio, è una ballata basata sul piano, e poco altro: una struttura fatta per esaltare la voce, che qua gioca più sull’emotività che sulla potenza. Scritta con Tobias Jesso, Jr., giovane cantautore canadese alla Randy Newman il cui debutto “Goon” è stato uno degli hype di inizio 2015. Quel passaggio “Do you still care?” sembra fatto apposta per far piangere i deboli di cuore…

Remedy
Solo piano e voce, e un ritornello che fa “When the night keeps you from sleep, just look and I will be, I will be your remedy”. Ed è subito “Someone like you”, parte due. Scritta con il Re Mida  Ryan Tedder (One Republic e uno degli autori/produttori più importanti degli ultimi anni, già presente in “21”), che la suona pure.

Water Under The Bridge
Si torna ad un suono pieno, ritmato, pop, basato su piano, una chitarra appena accennata e una ritmica che riempie ogni spazio lasciato dalla voce. Un suono forse anche troppo pieno, che nel ritornello quasi sovrasta la voce. “Have I have asked for much/the only thing I asked is your love” e “Don’t pretend that your don’t want me/ our love ain’t water under the bridge”: anche questa volta non si scappa dai cuori spezzati. Scritta con Greg Kurstin, autore da Grammy con Kelly Clarkson e alla prima collaborazione con Adele.

River Lea
La collaborazione di Adele con Danger Mouse (autore e produttore), è il pezzo più bello dell'album, assieme al finale: si apre su un tappeto di voci che sostiene Adele, quasi come un pezzo gospel modernizzato, con la melodia che si dilata sul ritornello. Se conoscete le cose fatte da Danger Mouse, riconoscerete la sua mano nei suoni e nella ritmica. Se no, è solo un gran bel pezzo allo stesso tempo tradizionale nella struttura e contemporaneo nell’uso dei suoni

Love In The Dark
Inizio drammatico per piano e voce archi e l’inevitabile apertura sul ritornello. Questa volta è Adele ad avere spezzato il cuore a qualcuno: “Please stay where you are, don’t come any closer, I’m being cruel to be kind, I can’t love you in the dark”. Scritta con Samuel Dixon, co-autore di Sia e bassista nel gruppo di Adele.

Million Years Ago
Anche questa scritta con Greg Kurstin, un brano per semplice voce e chitarra acustica e niente altro. Nostalgia, e ancora nostalgia, non solo nella musica, ma soprattutto nelle parole, che rimpiangono un tempo perduto e provano a mostrare un'Adele più matura: “I miss the air, I miss my friends, i miss my mother, I Miss it when my life was a party to be thrown, but that was a million years ago”. Ricorda un po’ la cover di “Lovesong” dei Cure presente su “21” (ma senza archi).

All I Ask
Un altro tentativo di ricreare la magia di “Someone like you”: piano e voce, e basta. Si sente la matrice di Bruno Mars, che imposta la canzone quasi come un pezzo classico Motown. Qua però Adele finisce per somigliare, in più di un passaggio, a Whitney Houston

Sweetest Devotion
Voci di bambino in apertura su una chitarra e di nuovo in chiusura.  Qua si suppone che stia cantando di suo figlio, la dolce devozione del titolo: “With your loving there ain’t nothing that I can’t adore” e  “There is something in your loving that tears down every wall”. Scritta con Paul Epworth, chiude il disco in maniera inconsueta con un brano decisamente uptempo e pieno, che suona quasi U2 in certi passaggi, soprattutto in quegli “Uoh-uh” del ritornello.

 

 

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