Recensioni / 27 feb 2015

Jovanotti - LORENZO 2015 CC - la recensione

Voto Rockol: 4.5 / 5
Recensione di Gianni Sibilla
LORENZO 2015 CC
Universal (CD)
Ad un certo punto si perde il conto dei generi musicali, dei suoni, delle suggestioni, musicali e culturali, che Jovanotti usa, cita e rimastica in “Lorenzo 2015 CC”. All’inizio, al primo ascolto, sembra un giro in moto attraverso paesaggi tra loro molto diversi.
Poi lo ascolti con calma, e “Lorenzo 2015 cc” si rivela per quello che è: un disco di canzoni-canzoni, basato su poche semplici cose, che vengono colorate e stratificate. E’ un distillato di pop. Non solo nel senso della musica, ma proprio della popular culture.
Mentre c’è ancora in giro chi discute di alto e basso, di cultura e intrattenimento, di artistico e commerciale, Lorenzo ha prodotto un concentrato della musica, delle immagini, delle parole che girano intorno, senza confini tra le fonti, con la personalità di chi sa manovrare e appropriarsi di quello che vede e che sente e renderlo proprio. Ed è pop fino al midollo, perché non suona mai come accademico o, all’opposto, cheap. E’ godibile, sempre. Intrattiene e fa pensare, allo stesso tempo. E’ seriale e quotidiano ma profondo, come la pop art.

In “Lorenzo 2105 CC”, c’è il rap, c’è il funk, c’è la world music, la dance, ci sono infinite citazioni, da “Blade Runner” a Battiato. Ma alla fine le fondamenta di questo disco sono le chitarre, la batteria, e le storie.
La batteria, alla fine, è la vera pietra angolare del disco. Sempre dritta, sempre alta nel mix delle canzoni: Lorenzo ha usato 4 batteristi diversi, su tutti Daru Jones (il batterista di Jack White) e Omar Hakim, fedele alla vecchia regola che la musica parte dalla sezione ritmica (e al basso c’è Saturnino, come sempre). E lì viene messo l’altro pilone: le chitarre. Sempre diverse, ma sempre presenti; quella desertica di Bombino in “Si alza il vento”, quella elettrica in controtempo di “Libera” (forse la canzone più bella del disco, dedicata alla figlia, giocata tutta su emozione e ritmi sfalsati), le pennate acustiche de “Il cielo immenso”, la vintage acida di “E’ la scienza bellezza”, l’elettroacustica da stadio di “Gli immortali”, quella jazz di “Con uno sguardo”, quella cinematografica di “Perché tu ci sei”, quella in levare di “Il vento degli innamorati”. E’ così per quasi ognuna delle trenta-canzoni-trenta dell’album.
Ha buon gioco Lorenzo a dire che questo album è reticolare, è una playlist. Certo, 30 canzoni sono tante, e ognuno potrà rimodularsele come vuole, scegliendo le preferite in un ordine personale. Ma alla fine è un disco compatto nella sua varietà: su queste basi le canzoni aggiungono strumenti, deviazioni sonore: su tutti i tastieroni EDM di “Tutto acceso”, per fare un esempio, o i fiati mariachi di “Pieno di vita”, quelli gitani di “Caravan story”.
E poi ci sono le storie: Lorenzo ha dichiaratamente un atteggiamento meno basato sulla lista e sull’elenco, più sul raccontare da un punto di vista esterno, da osservatore, che sul parlare in prima persona. Si va dalla finzione pura (“L’astronauta” è una sorta di “Space oddity”, fantascienza psicologica), alla celebrazione della provincia di “Sabato”, alle storie d’amore più classiche (“Le storie vere”, che gioca proprio sul tema del narrare, e “La ragazza magica”, forse la più riconoscibile del mazzo, a parte quella batteria molto avanti nel mix e lasciata un po’ indietro nel tempo), al tema dell’estate, che torna più volte, a partire da “L’estate addosso”.

Se c’è un limite a questo meccanismo, è che ogni tanto i generi, le citazioni, più che unite sono messe in contrasto e in frizione, un po’ come capita al sound degli Arcade Fire, che Lorenzo cita in “Il mondo è tuo (Stasera)”. Butler e soci hanno la tendenza a rimodernare il post-punk, il classic rock (e ultimamente la dance e i suoni caraibici) lasciandoli inalterati, per giustapposizione, mettendoli uno contro l’altro. E questo capita in alcune canzoni di “Lorenzo 2015 cc”, come “La Bohéme” mette fianco a fianco il funk e Puccini. Poi ci sono casi dove invece questa frizione genera risultati interessanti, naturali nella loro innaturalità: l’EDM mischiata con l’afrobeat di “Musica” (con Manu Dibango) è una delle cose più belle del disco, così come il desert rock mischiato con le tastiere occidentali di “Si alza il vento”.

Vi piaccia o meno, “Lorenzo 2015 cc” è uno di quei dischi che non lasciano indifferenti, perché Jovanotti ad ogni album sposta il tiro, va in nuovi territori che non ti aspetti, e li fa suoi con naturalezza. E in Italia a fare così non c’è nessun altro. Lo sapevamo. Oggi, con "Lorenzo 2015 cc", lo sappiamo ancora meglio.