«UN VENTO SENZA NOME - Irene Grandi» la recensione di Rockol

Irene Grandi - UN VENTO SENZA NOME - la recensione

Recensione del 20 feb 2015

La recensione


di Gianni Sibilla

"Un vento senza nome" era una delle canzoni più belle dell'ultimo Festival di Sanremo. Bella e difficile, ma poco adatta persino al premio di consolazione, quello "della critica". Una ballata irregolare ed intensa, che Irene Grandi ha interpretato con intensità e coraggio.
Le stesse doti si trovano in questo album, apparentemente una sorta di "svolta", più semplicemente il punto di arrivo di un percorso di cambiamento durato cinque anni, per certi versi simile a quello della donna che parte in "Un vento senza nome". Messo da parte il pop e la carica che l'avevano resa famosa, fatto tesoro del lavoro per il disco di cover con Stefano Bollani, Irene Grandi oggi si presenta come una cantante-autrice matura e con un genere di musica più ampio, più "adulto". La scelta di affidare la produzione del disco a Saverio Lanza (chitarrista di Pelù, Antonacci e Cristina Donà, produttore, grande intuito e sensibilità tra pop e rock) la dice lunga. E la dicono lunga le collaborazioni, tra cui quella proprio con la Donà, la cui delicata "A memoria" apre l'album.



E poi c'è il tocco di Bollani in diverse canzoni. A partire da quella "sé", nata da un giro i piano messo in loop. Si diverte a sperimentare con diversi generi, in quest'album: anche con l'elettronica, che dà coloriture e spessore alle canzoni, senza mai prevaricarle: mantengono un impianto pop-rock, ma mai banale. E tutto fuorché banale è il pezzo più toccante del disco, "Roba bella", una ballata basata su campionamenti di voci di un mercato del sud. Un lavoro nato nel progetto Pastis, con Marco Lanzo e Saverio Lanza (che non è nuovo a questi lavori: qualcuno si ricorderà un suo bellissimo lavoro del 2004, "Ce l'hai una sigaretta?", in cui metteva in musica voci di barboni registrate per strada). Emozionante.
Poi certo, c'è anche il rock ("Stato di gratitudine", "Casomai", "Settimo cielo" con quel riff alla U2), che ricordano l'irene "classica", ma con un suono più pulito e attuale.
Insomma: "Un vento senza nome", non è solo una bella canzone. E' un bell'album, con un pensiero e molte idee: una bella sfida, vinta.
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