«NAIF - Malika Ayane» la recensione di Rockol

Malika Ayane - NAIF - la recensione

Recensione del 17 feb 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Una foto con Malika Ayane in primo piano, dietro un vetro appannato. Fin dalla copertina "Naif" è lontano miglia da "Ricreazione", presentato da un'immagine con folla variopintante. Questo Un disco omogeneo, dai toni tenui e dal suono ben definito, tutt'altro che ingenuo come il titolo lascia presagire. Un album prodotto con mestiere ed esperienza.
"Naif" è stato inciso tra Berlino e Parigi, con la produzione Axel Reinemer e Stefan Leisering dei Jazzanova, con la collaborazione ai testi di Pacifico, scritti assieme alla stessa Malika. Un team compatto, e la scelta netta di lasciare da parte le tante collaborazioni e le tante mani del lavoro precedente. E i risultati si sentono.
"Adesso e qui", la canzone sanremese, è su disco un po' diversa da come l'abbiamo ascoltata sul palco, e fa capire il lavoro dei Jazzanova: un ritmica di sottofondo che si inserisce su una struttura melodica fatta di suoni tradizionali: soprattutto il piano. Una coloritura elettronica tenue ma presente, che dà un'altra dimensione e profondità al brano, più trattenuto rispetto alla versione cantata all'Ariston.




Il gioco di "Naif" è proprio questo: dare un ritmo e uno spessore a canzoni-canzoni. Funziona, anche se non sempre così bene come in "Adesso e qui". In alcuni casi la delicatezza elettronica è pressoché perfetta, come nel valzer iniziale, "Lentissimo", o nel ritmo sincompato di "Cose che ho capito di me (?)". In altri è forse un po' troppo marcata, o ripetitiva (l'attacco iniziale di "Tempesta" e "Blu" sono molto simili).
Il gioco in sé non è nuovissimo, anzi: è la continua ricerca di equilibrio tra tradizione e modernità, di come dare un vestito nuovo e non banale alle canzoni, con suoni esterni al filone della canzone italiana. I Jazzanova fanno parte di quel filone che nel decennio passato ha avuto tanti tentativi e ottimi risultati. Malika arriva appunto invece dalla canzone raffinata, e la sua voce pastosa non la scopriamo certo oggi: anche in questo disco l'interpretazione è personale, riconoscibile, impeccabile.
L'incontro tra questi due mondi funziona: il risultato è un bel disco, che scivola via liscio come quelle gocce d'acqua sulla copertina, ti lascia una piacevole addosso una bella sensazione di freschezza e la voglia di rimetterlo dall'inizio.
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