«CSNY 1974 - CSN&Y» la recensione di Rockol

CSN&Y - CSNY 1974 - la recensione

Recensione del 16 lug 2014 a cura di Alfredo Marziano

La recensione

Trentuno concerti in 24 città nell'arco di due mesi, 11 milioni di dollari (stimati) di incasso, "cartelloni"da favola (ad aprire per i quattro la Band, Joni Mitchell e tanti altri), incontri memorabili dietro le quinte (Bob Dylan, Jimmy Page e John Bonham dei Led Zeppelin), montagne di cocaina, stravaganze da rock star milionarie (il ritratto disegnato dalla stessa Mitchell utilizzato come "logo" e stampato sulle federe dei cuscini, sulle targhette delle valigie e sui piatti in legno in cui mangia lo staff; il cane di Neil Young che si aggira nel backstage con tanto di pass al collo). Il tour estivo che tra il luglio e il settembre del 1974 riunì dopo quattro anni Crosby, Stills, Nash & Young è materiale da romanzo, da cinema, da libri, da rock'n'roll Babylonia, da Guinness dei primati (fu una delle primissime volte in cui i concerti rock approdarono sistematicamente negli stadi). "Il primo lo abbiamo fatto per l'arte e per la musica, il secondo per le ragazze, il terzo per i soldi", racconta il più cinico dei quattro, Stephen Stills , a Cameron Crowe, allora giornalista di Creem. "Il più disfunzionale assembramento di personalità nella storia del rock'n'roll", ricorda il tour manager Chris O' Dell, e del resto quella ragione sociale - simile a quella di una ditta di avvocati o di notai, con tanto di & commerciale - qualcosa vorrà pur dire, e sarà lo stesso David Crosby a precisare che CSN&Y non sono un gruppo ma "una libera aggregazione di quattro cantautori".

Ci sono tutti gli ingredienti per scatenare un disastro, dunque, eppure il "tour sventurato" (ancora Crosby) segnato da monumentali conflitti di ego è anche un trionfo artistico, come dimostra oggi questa meravigliosa antologia amorevolmente compilata dall'archivista e "mediatore" del quartetto, Graham Nash , assieme a quel Joel Bernstein che è anche autore di quasi tutte le bellissime foto che corredano il corposo libretto, 186 pagine, incluso nel cofanetto deluxe. Qualche dettaglio tecnico: le registrazioni provengono tutte da 9 dei 33 concerti del tour, registrati su 16 piste e restaurati senza apportare abbellimenti ex post (la qualità è eccelsa, ma la decisione di non correggere le -poche - stonature e di non smussare gli angoli vivi del suono aumentano l'effetto verità); ed ecco perché solo 40 dell'ottantina di pezzi presentati durante quei concerti trovano posto nei tre CD che ricalcano una scaletta tipica suddivisa in due set elettrici inframezzati da un set acustico, mentre il DVD aggiunto come "bonus" contiene solo 8 brani, 4 dei quali estratti dal famoso concerto del 14 settembre allo stadio di Wembley (unica data europea) più volte bootlegato.

L'impatto è fortissimo, la musica eccitante, evocativa e inebriante: accompagnati da una collaudatissima sezione ritmica che include la batteria di Russ Kunkel, il basso di Tim Drummond e le percussioni di Joe Lala, i Fab Four nordamericani hanno modo di rifulgere e di ricavarsi i propri spazi, proponendo molto repertorio allora inedito e scambiandosi di ruolo - voci, chitarre e pianoforte - come i giocatori dell'Olanda che in quegli stessi anni infiammavano altri stadi con il "calcio totale". Crosby è rabbioso in "Almost cut my hair" (dove la Gibson Firebird di Stills e la Les Paul di Young danno vita a uno dei tanti epici duelli alla sei corde), spiritato in "Déjà vu" (che nel finale lascia spazio a una jam esaltante), delicato nell'allora inedita "Carry me", etereo in "Guinevere" con Nash a fargli da angelico controcanto. Stills scalda l'ambiente da subito con "Love the one you're with" e poi con il suo latin rock infuso di hard (gli oltre otto minuti di "Black queen") e di funk jazz ("My angel"), Nash si guadagna applausi e pacche sulle spalle dai compari con "My house" e mette in linea quattro chitarre elettriche per "Pre-road downs", gli alti e bassi della sua vita familiare con la Mitchell signora dei canyon. Mentre Young sfodera gli assoli, gli acuti e le ballate più lancinanti, a partire da un'inarrivabile "On the beach" che da sola - perdonate la scontatezza dell'osservazione - vale il prezzo del box set.

E' lui il grande protagonista della lunga (quasi un'ora e venti, sulle tre ore totali) sezione acustica, una sfida coraggiosa al pubblico degli stadi aperta dalla "Change partners" di Stills ("è quel che abbiamo fatto tutta la vita", scherza Nash evocando la filosofia dell'amore libero). Lì, in un tripudio di chitarre Martin, il canadese propone una "Only love can break your heart" con finale a cappella, una ancora inedita "Long may you run" in duo con Stills e brani (destinati al mitico album "Homegrown" e mai pubblicati ufficialmente fino ad oggi) come il country rock placido di "Love art blues" e la solare "Hawaiaan sunrise" (che fanno il paio con l'elettrica "Traces" sul CD 1), mentre "Goodbye Dick", un minuto e mezzo di voce e guitar banjo, è poco più di uno sketch velenoso per salutare le dimissioni di Nixon dopo lo scandalo del Watergate. Già, perché siamo nel '74 e un concerto di CSN&Y è anche un reportage sullo stato della nazione: il sogno hippie già infranto di una "Wooden ships" che per questo diventa ancora più struggente, l'escapismo marino di "The lee shore" e la disillusione di una "Long time gone" più lenta e svagata del solito, i ragazzi imprigionati in Texas per avere fumato un po' d'erba di "Prison song" e l'invocazione al "no more wars" di "Military madness", i disordini alla convention democratica del '68 ("Chicago") e i quattro studenti ammazzati dalla Guardia Nazionale alla Kent State University nel '70 (non a caso, "Ohio" è il pezzo scelto per mandare tutti a casa con la consapevolezza di quel che è appena accaduto e delle piaghe ancora aperte nel corpo degli States). Poco prima, con "Pushed it over the end" (un altro inedito: saltato fuori solo su un rarissimo cofanetto di stampa italiana, ricordano le note del libretto a cura di Pete Long), Young aveva sfogato nuovamente il suo poetico dolore per una relazione amorosa in disfacimento spingendo Crosby, a quarant'anni di distanza, a commentare di "non avere mai ascoltato niente di più intenso". Parole che è facile sottoscrivere ed estendere a queste tre meravigliose ore di musica e di Storia.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.